martedì, 18 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Fornero e parti sociali, flessibilità per far ripartire la crescita
Pubblicato il 13-03-2012


Settimana decisiva per la riforma del lavoro: il governo vuole infatti chiudere in dieci giorni e perciò preme sull’acceleratore. Si inizia con una serie di incontri bilaterali per il ministro del Lavoro Elsa Fornero, che sulla riforma degli ammortizzatori sociali dice di volere anticipare l’entrata a regime dal 2017 al 2015. Date a parte, resta lo scontro con le parti sociali. L’appuntamento è per lunedì dal premier Monti. Il ministro Fornero “confida” nei lavori e si adopera per l’accordo sulla riforma ma non è disponibile a mettere «una paccata di miliardi» di fronte ad un sindacato che dice no.

PACCATA DI MILIARDI – «È chiaro – ha detto il ministro – che, se uno comincia a dire no, perché dovremmo mettere una paccata di miliardi e dire ‘poi voi ci dite di si’? Non si fa così». Il ministro ha poi proseguito: «Noi proponiamo qualcosa. Mi sono impegnata a che le risorse non vengano tolte dall’assistenza. Mi sembra e sia un buon impegno. Avrei voluto sentire una piccola parola di apprezzamento per questo». La manovra dovrebbe prevedere «maggiore facilità di entrata e un po’ più di facilità di uscita. Inclusione – prosegue Fornero – invece di segmentazione, vuol dire dare effettiva parità di accesso al mercato del lavoro. Significa smantellare le protezioni che si sono costituite che spesso sono state motivate da buoni principi ma che hanno implicazioni di conservatorismo molto forte fino alla difesa dei privilegi. Non siamo così ingenui – ha aggiunto – da pensare che la riforma del mercato del lavoro farà ripartire immediatamente la crescita e l’occupazione ma è un prerequisito fondamentale». Secondo Fornero, il mercato del lavoro dinamico non mette barriere. «L’obiettivo del governo – ha concluso Fornero – è quello di abbassare il tasso di disoccupazione strutturale».

UIL «Sono convinto che non c’é più nulla da discutere e non c’é bisogno di perdere ulteriore tempo perché le posizioni sono sufficientemente chiarite e credo si possa arrivare ad una conclusione». Questo è il commento di Luigi Angeletti, leader della Uil, alla proposta di riforma del ministro Fornero. «Il problema – ha dichiarato – sta tutto nella volontà del governo di mettere a disposizione risorse finanziarie necessarie per gli ammortizzatori sociali, così come accade negli altri Paesi europei». Oltre a questo, il segretario Uil chiede al governo di fare una proposta per «eliminare quelle storture che tuttora esistono per l’ingresso nel mercato del lavoro, che lo rendono non flessibile ma un vero e proprio fattore di sfruttamento delle persone».

CISL – «Il tavolo sulla riforma del lavoro salta se non sarà modificata la parte su mobilità e ammortizzatori sociali». Lo ha indicato a Trieste il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. «Il governo deve stare attento, perché dopo la vicenda delle pensioni, se salta anche questo tavolo c’é una cesura non facile. Voglio capire – ha aggiunto – se tutti nel Paese, compreso il governo, lavorano per la coesione sociale». Bonanni ha anche rivolto un invito all’esecutivo: «Prima di vendere le persone, vendete i beni demaniali che valgono oltre 500 miliardi di euro».

CGIL – «La denuncia che l’Istat produce è espressa in numeri formali ma è una denuncia che da tempo si sta facendo perché la riduzione dei consumi nel nostro Paese è un dato oggettivo». Questo è il commento della leader nazionale della Cgil Susanna Camusso, che ha aggiunto: «È noto a tutti che è aumentata consistentemente la disoccupazione, che ci sono centinaia di migliaia di persone che sono passate da uno stipendio normale ad una indennità di cassa integrazione o di mobilità o di disoccupazione. Bisogna far ripartire l’economia – conclude il segretario Cgil – e l’economia riparte se ripartono gli investimenti e l’utilizzo dei fondi strutturali assieme alle opere che già sono state previste».

 

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Commenti all'articolo
  1. Ancora una volta, come in passato, anche questo Governo è forte con i deboli, e dobole con i forti.
    Le tasse che hanno colpito i lavoratori ed i pensionati sono state approvate a larga maggioranza, ma se si toccano le liberizzazioni, la RAI, la Giustizia, insomma la lobi, viene fermato.
    E poi questi partiti vogliono farci credere che sono per la l’equità e giustizia sociale. Ma non si vergognano?

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