lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Fornero, riforma del lavoro entro il 23 Marzo
Pubblicato il 12-03-2012


È una settimana decisiva per la definizione dell’accordo sulla riforma del mercato del lavoro: lo ha sottolineato il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, al tavolo con le parti sociali di ieri sera. Da oggi il ministro Fornero avvierà una serie di incontri bilaterali sulla flessibilità in uscita e quindi sull’articolo 18, e invierà alle parti sociali due documenti: uno sul tema dei contratti e l’altro sulla parte della riforma degli ammortizzatori sociali. Lunedì tutti dal premier Monti.

Il premier e il ministro intendono chiudere tra il 21 e il 23 marzo, in anticipo rispetto al termine fissato. Non solo. Sarà accorciato anche il periodo di transizione della riforma e del cambio del sistema degli ammortizzatori sociali: «Cominciamo nel 2012 e andremo a regime nel 2015», ha aggiunto Fornero. Al confronto, il sesto tra Governo e parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro, hanno partecipato tutti i leader delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali, i cui commenti sono stati molto critici.

Per Raffaele Bonanni, numero uno della Cisl, «si stanno facendo passi avanti, ma ci sono ancora alcuni aspetti da correggere». L’anticipo degli ammortizzatori al 2015, ha aggiunto ad esempio, «sarebbe un disastro e un’ecatombe sociale». Secco il giudizio di Susanna Camusso, leader della Cgil: «Abbiamo fatto un passo indietro». Questa decisione per Camusso è «incomprensibile». Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, dice di voler «conoscere su quali basi sono state fatte le valutazioni circa i costi del sistema degli ammortizzatori a regime. Vorrei che la Ragioneria generale dello Stato ci dica quali sono le sue previsioni sull’andamento della disoccupazione nei prossimi anni». «Sono stati fatti passi avanti sui contratti a termine» ma «per dare efficacia alla riforma che ci apprestiamo a realizzare bisogna coinvolgere gli enti bilaterali». Giovanni Centrella, numero uno dell’Ugl, si dice «pronto a raccogliere la ‘sfida’» sui tempi a patto che «si guardi alla realtà». Per questo, ha sostenuto, «chiediamo al governo di dirci ora, non tra un anno e mezzo, quali risorse intende mettere» in campo. Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha chiesto al Governo di rivedere la decisione sui tempi dell’entrata in vigore degli ammortizzatori perchè «abbiamo da gestire molte situazioni di crisi» nelle aziende.

L’obiettivo del Governo è la riduzione dei livelli di disoccupazione del Paese, portandola al 4-5% strutturale: questo secondo quanto indicato dal ministro del Lavoro. «Un tassello essenziale ai fini della crescita, con un forte coinvolgimento del sud. Non c’é crescita senza equilibrio tra nord e sud», avrebbe inoltre sottolineato Fornero. Con una disoccupazione giovanile all’8%, contro il 22% della media europea, il 23% della Francia e il 29% circa dell’Italia, la  Germania risulta essere un modello da imitare nel mondo del lavoro. E di questo infatti, con sfumature più o meno accentuate, si è parlato al tavolo della riforma del mercato del lavoro, dove ‘il modello tedesco’ viene spesso evocato per l’occupazione, e anche per il welfare, ossia per il sistema delle protezioni sociali, perché metterebbe d’accordo impresa e lavoratore.

Ma cosa prevede in buona sostanza il ‘modello tedesco’? Il sistema assicurativo contro la disoccupazione, nel Paese guidato da Angela Merkel, è obbligatorio per tutti i lavoratori subordinati che siano impiegati per almeno 18 ore settimanali e che percepiscano una retribuzione superiore a una soglia prestabilita. La cassa integrazione viene finanziata dunque dalla contribuzione sociale pari al 6,5% circa delle retribuzioni lorde, ripartito equamente tra datori e lavoratori. L’erogazione dell’indennità di disoccupazione è subordinata a determinati requisiti (come la disponibilità ad accettare un lavoro confacente al proprio patrimonio professionale e una ricerca attiva di un’occupazione). L’entità del sussidio è calcolata sulla media delle retribuzioni dell’ultimo anno di servizio; la durata della prestazione, variabile tra i 6 e i 32 mesi, dipende dall’età e dall’anzianità contributiva del beneficiario.

Presente anche un sistema assistenziale, a carico della fiscalità generale, che prevede l’erogazione di un sussidio di disoccupazione in favore dei lavoratori che hanno percepito l’indennità di disoccupazione, ma che alla cessazione del sussidio sono ancora disoccupati. Questo sussidio di disoccupazione è molto similie alla nostra ‘indennità di mobilità’, ma ha requisiti meno severi per essere concesso. A queste forme di sostegno del reddito si aggiunge una terza forma di sussidio erogato a coloro che non rientrano nei due campi precedenti.

Emanuele Ciogli

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