venerdì, 17 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Giorgio Squinzi sulla poltrona di Confindustria
Pubblicato il 23-03-2012


Alla fine ha vinto la continuità sulla rottura. Giorgio Squinzi, patron della Mapei, è il nuovo presidente designato di Confindustria. La giunta di Viale dell’Astronomia si è spaccata quasi a metà e il «chimico» ha prevalso sul «metalmeccanico» Alberto Bombassei, gran capo della Brembo, per 93 voti a 82. Era dai tempi di D’Amato e della Confindustria «berlusconiana» di oltre un decennio fa che non si vedeva una sfida così avvincente. Il voto è stato talmente equilibrato che un’unica azienda, per quanto «pesante», come Eni è risultata decisiva. E l’Ad Paolo Scaroni ha rivelato: «Abbiamo sei voti», tra quelli diretti e di «persone che tengono conto della nostra opinione», e «abbiamo votato per Squinzi. Così è stato evitato un pareggio che sarebbe stato una cosa piuttosto antipatica».  A questo punto i giochi sono chiusi e rimangono solo alcune formalità da espletare. Il 19 aprile, Squinzi dovrà presentare ufficialmente ai rappresentati delle associazioni riuniti in giunta il suo programma e la squadra. Quindi, il 23 maggio, l’assemblea di Confindustria ratificherà con un voto l’esito della scelta odierna.

FAIR PLAY TARGATO BOMBASSEI – Intanto già si parla di vittoria del Centro-Sud contro il Nord che in prevalenza appoggiava Bombassei (tranne l’Assolombarda che era a favore del patron Mapei). Importante, in tal senso, è stato il ruolo da playmaker rivestito da Aurelio Regina, capo della Confindustria Lazio e in predicato di accomodarsi adesso su una delle poltrone da vicepresidente. Lo sconfitto ha accolto la vittoria di Squinzi con sportività, cercando di spargere unguento sulla ferita della spaccatura: «Tutti noi siamo pronti a dare piena e leale collaborazione».  Ma Bombassei non ha mancato di far notare sottilmente come fosse lui l’uomo forte del rinnovamento: «Il risultato della giunta dimostra quanto sia ampia la realtà degli imprenditori italiani che spinge per un profondo cambiamento. È la realtà che rappresenta le aree più industrializzate del Paese a cui il presidente designato non potrà non prestare ascolto». In altre parole: io sono stato votato dove si fa più Pil e tu, caro Squinzi, dovrai fare i conti con la mia parte.

PRAGMATISMO SULL’ARTICOLO 18 – Il vincitore, tuttavia, si gode ora un trionfo che all’inizio della corsa sembrava quasi impossibile, dice che sarà il presidente di tutti e che la sua «missione» sarà «la crescita» associata alla lotta contro «la disoccupazione, in particolare quella giovanile». E’ anche il trionfo di Emma Marcegaglia, presidente uscente che aveva appoggiato Squinzi e che ora ottiene il suo ultimo successo dopo aver vinto (almeno per il momento) la storica partita sulla sostanziale abolizione dell’articolo 18. Bombassei aveva promesso di sburocratizzare e di mettere in soffitta tutti i riti della rappresentanza e della contrattazione collettiva. Con Squinzi, invece, prevale il cambiamento dolce in seno all’associazione e di sicuro ne guadagnerà il rapporto di Confindustria con i sindacati. Aspetto non di poco conto, visto il clima arroventato per le riforme portate avanti dal governo Monti. Insomma, chi accusava Marcegaglia di «inciuciare» con la Cgil (rapporto collaborativo culminato nella firma degli accordi sulla contrattazione del 28 giugno scorso), sarà rimasto deluso dell’affermazione di Squinzi. Il suo approccio sul nodo dell’articolo 18 sarà sicuramente morbido, dato che non ha mai nascosto di non considerarlo un punto dirimente. Tuttavia, non c’è da attendersi che Confindustria  possa accettare in silenzio eventuali passi indietro in Parlamento su quanto già blindato a parole dal premier Monti.

IL SOLLIEVO DEL PD – Dal fronte politico sono arrivati apprezzamenti bipartisan per il neo-presidente. Il Pdl aveva una certa preferenza per il «falco» Bombassei, ma si sa che Berlusconi ha appoggiato Squinzi per il tramite di Fedele Confalonieri, che subito ha dichiarato: «Sarà un grande presidente». D’altronde il patron Mapei e il presidente Mediaset sono amici di vecchia data e condividono passioni importanti come il Milan e la musica classica. Ancora più contento appare il Pd, che in questa fase è sotto pressione sulla riforma del lavoro e preferisce avere dall’altra parte un interlocutore meno duro di quanto sarebbe stato Bombassei. Pure i sindacati, c’è da giurarci, avranno accolto con sollievo la nomina di Squinzi. Le sigle dei lavoratori ne apprezzano infatti il pragmatismo e l’equilibrio che da presidente di Federchimica lo portarono a firmare sei contratti con tutti i sindacati al tavolo e senza un’ora di sciopero. Le piccole imprese chiedono invece più dialogo al nuovo presidente, mentre la Fiat resta il tasto dolente. Sergio Marchionne si era schierato con Bombassei e aveva messo sul tavolo un sottile ricatto: se vincesse lui potremmo tornare in Confindustria. Adesso Squinzi si è detto pronto a fare di tutto per riportare il Lingotto all’ovile. Ma a questo punto Torino appare sempre più in provincia di Detroit.

Ulisse Spinnato Vega

 

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