giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Giovanni Impastato sul No Tav: Peppino mai provocato forze dell’ordine
Pubblicato il 02-03-2012


«Davanti a centinaia di forze dell’ordine armate fino ai denti per vincere la paura mi immedesimo nel mio idolo Peppino Impastato. Cerco di essere un po’ più canzonatorio e provo a interagire con le forze dell’ordine». Così si è giustificato davanti alle telecamere di “Servizio Pubblico”, Marco Bruno, l’attivista No Tav che aveva provocato il carabiniere chiamandolo “pecorella”. In tanti non hanno gradito il paragone con Peppino Impastato che ha impegnato (e perso) la sua vita nella lotta alle mafie. Il fratello di Peppino, Giovanni Impastato, ha spiegato il suo disappunto per l’affermazione del manifestante.

Che ne pensa della frase del manifestante No tav, Marco Bruno?

Lo ringrazio del riferimento, ma Peppino non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Aveva grande rispetto soprattutto per le persone chiamate a fare un servizio, a compiere il loro dovere, anche se erano quelle che in piazza trovava dall’altra parte. Non ha mai provocato le forze dell’ordine, soprattutto in momenti di tensione.

Cosa intendeva dire, secondo lei, accostandosi a suo fratello?

Non era in malafede, forse voleva essere divertente con una battuta di spirito. Mi rendo anche conto che per loro sono momenti di disperazione: quella in Val di Susa è una battaglia difficile. Non li giustifico, ma queste battute si possono accettare perché a volte non si comprende la gravità di una frase a causa del momento difficile e di grande tensione che si vive. Però proprio per questo è necessario stare con i piedi per terra.

Come hanno reagito le persone che erano vicine a Peppino?

Tutti gli amici sono della mia stessa opinione. Per me è stato uno sbaglio e lo condanno. Non ho nulla contro il ragazzo, sono cose che capitano quando viene a mancare la razionalità, ma bisogna stare attenti a non commettere danni. Non bisogna agire in maniera istintiva.

In Val di Susa i manifestanti stanno perdendo la razionalità?

Sono d’accordo con le battaglie, ma non devono essere violente. Peppino non sarebbe stato d’accordo a battaglie violente. Credo che reazioni del genere non siano produttive neanche per il movimento No Tav. Non credo abbiamo bisogno di pubblicità negativa.

Marco Bruno ha dichiarato che avrebbe rilasciato interviste solo per soldi. Cosa ne pensa?

Anche questo Peppino non l’avrebbe mai fatto. Ha portato avanti grandi battaglie sociali, come quella contro l’esproprio dei terreni con un basso indennizzo per la creazione della terza pista dell’aeroporto. È stato anche malmenato, ma non ha mai provocato le forze dell’ordine e non è giusto farlo. Ci si può difendere, ma non in maniera violenta. Peppino non andava alle manifestazioni con il casco.

Qualcuno in passato si è definito come Peppino?

A volte qualcuno si è riconosciuto nelle battaglie di Peppino, ma avendone le qualità e portando avanti campagne sociali. È esagerato dire che Peppino si sarebbe comportato in questo modo, con gesti e frasi che non vanno bene. Il ragazzo lo condanno, ma non lo criminalizzo: per sapersi comportare a modo bisogna essere stati educati alla legalità.

Che significa per lei educare alla legalità?

Per ottenere obiettivi importanti bisogna fare le lotte e scendere in piazza, ma gli atti di violenza non pagano mai. In Val di Susa credo ci siano anche provocatori che guastano quel movimento che sicuramente vuole ottenere dei risultati. Al ragazzo dico: in questo momento non bisognava assumere atteggiamenti del genere, perché si crea solo tensione e si sposta l’attenzione su una cosa di poco conto fatta da un ragazzo. Anche per la memoria di Peppino.

Da cosa ha spostato l’attenzione?

Dagli obiettivi del movimento che tenta di impedire la costruzione della linea ferroviaria. Lo scontro può avvenire anche in maniera forte, ma sempre nei limiti delle regole, della convivenza civile e del rispetto degli altri. Secondo democrazia insomma.

Martina Perrone

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