giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Spagna a ferro e fuoco, il Paese sognato dai giovani italiani è sempre più in crisi
Pubblicato il 02-03-2012


Sono scesi in piazza in 80 mila, tra studenti, professori e altri lavoratori, senza dare ascolto all’appello del premier Mariano Rajoy, che nei giorni scorsi aveva chiesto ai cittadini responsabilità e comprensione davanti alle misure proposte dal Governo per uscire dalla crisi. A Barcellona e Valencia, e in misura minore a Madrid, la gente ha dato sfogo a tutti i malumori covati nell’ultimo anno, da quando cioè il governo Zapatero prima, e quello di Rajoy adesso, hanno approvato una serie di norme volte principalmente alla riduzione del debito, che hanno portato ad un forte calo della spesa pubblica, in particolar modo dei fondi destinati all’istruzione.

12 FERITI IN PLAZA CATALUNYA – I tagli alla scuola erano stati già motivo di protesta il 15 maggio scorso e due settimane fa nella sola Valencia, due giorni fa invece la manifestazione più corposa, e quella con i maggiori danni, si è avuta a Barcellona, dove il bilancio parla di 12 feriti, tra i quali 7 agenti, e di 12 arresti. Il centro della città è stato presidiato fin dalle prime ore della mattina, quando professori e studenti hanno iniziato la loro protesta bloccando le principali arterie cittadine. Alcuni di essi si sono poi diretti presso la sede della radio Cadena Ser per leggere un comunicato, altri hanno assaltato la sede della BBVA in plaza Catalunya, cuore della città, e il Banco Popoular. Da lì sono iniziati gli scontri veri e propri che hanno portato al pesante bilancio.

DOCENTI IN RIVOLTA – Quella di  Barcellona è stata la seconda grande tornata di manifestazioni che il Governo Rajoy ha dovuto affrontare dalla sua elezione, avvenuta a novembre, dopo quella organizzata dai sindacati del 19 febbraio scorso. I motivi principali dei disordini sono da ricercarsi, nell’immediato, nel ridimensionamento degli stipendi dei professori e nella diminuzione delle ore di lezione. Allargando il punto di vista però ciò che è accaduto in plaza  Catalunya non è altro che un ulteriore segno del malessere che stanno attraversando gli spagnoli, passati in pochi anni dal boom economico ad una crisi che sta mettendo in ginocchio il Paese, ai primi posti in Europa per il tasso di disoccupazione.

ADDIO BOOM ECONOMICO – E pensare che fino a poco tempo fala Spagnaera la meta preferita dai nostri giovani connazionali stanchi del sistema-Italia, caratterizzato dalla ormai nota assenza di meritocrazia e dallo scarso valore imputato allo studio e alle capacità del singolo. Proprio Barcellona, teatro degli scontri, veniva considerata una città ricca e tollerante, dove poter costruire il proprio futuro sentendosi quasi a casa, vista l’ampia comunità di italiani che tutt’ora la abita. La capitale catalana ha vissuto anni di grande fermento, con gli investimenti di importanti multinazionali, la crescita smisurata delle agenzie di lavoro interinale e dei call center. Se proprio la ricerca del lavoro andava male si poteva ripiegare poi nei ristoranti, pieni di clienti e quindi disposti ad accogliere italiani ansiosi di lavorare.

RAJOY ANNUNCIA NUOVI TAGLI – Tutto questo non esiste più o quasi.La Spagnasta affrontando una crisi senza precedenti, e proprio nelle ultime ore Rajoy ha ribadito alla tv spagnola la necessità di tagliare ulteriormente la spesa pubblica e di promuovere delle misure utili alla crescita, scelte necessarie per ridurre il debito pubblico il prima possibile. I dati sul deficit del 2011 non sono affatto positivi: al momento il debito pubblico rappresenta l’8,51% del Pil, ben lontano dall’obiettivo del 4,4% al quale si punta per il 2012. I dati peggiori però sono sempre quelli relativi alla disoccupazione, ben oltre il 20%, mentre quella giovanile sta galoppando fin quasi il 50%. Numeri che sanciscono la fine definitiva del sogno spagnolo, e insieme ad esso quello di migliaia di italiani che nella penisola iberica volevano trovare rifugio, e perché no, un futuro.

Fabio Casu

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