mercoledì, 17 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Gli Usa, il Vaticano tra i paesi “preoccupanti” per riciclaggio di denaro
Pubblicato il 08-03-2012


Vaticano a rischio riciclaggio. Ad annunciarlo è il Dipartimento di Stato americano, che ha inserito la Santa Sede in una lista contenente 67 Paesi potenzialmente suscettibili al riutilizzo di denaro sporco. Tra questi figurano anche Albania, Repubblica Ceca, Egitto, Corea del Sud, Malaysia, Vietnam e Yemen. La Santa Sede, secondo il rapporto “International narcotics control strategy”, non è tra i Paesi «più preoccupanti» ma è la prima volta che il Vaticano viene citato nel dossier statunitense. La notizia non sorprende più di tanto, dato che «il Vaticano ha varato per la prima volta nel 2011 un programma anti-riciclaggio», come spiega un funzionario di Washington che ha scelto di rimanere anonimo. «Occorrerà tuttavia – aggiunge – un anno per capire quanto sia efficace». La Santa Sede quindi sarebbe ancora «potenzialmente vulnerabile» al problema, a causa dell’ingente quantità di denaro che circola tra il Vaticano e il resto del mondo. Per correre ai ripari, inoltre, Papa Benedetto XVI ha creato il 30 dicembre 2010 l’Autorità per l’Informazione Finanziaria, che consente alla Santa Sede di mettersi “in regola” con le norme internazionali di lotta al riciclaggio.

QUELLA DENUNCIA CHE POI DEGENERO’  In realtà non è la prima volta che si sente parlare di corruzione all’interno dei Santi Uffizi. Già alcuni lettere dell’allora arcivescovo e segretario del Governatorato vaticano, Carlo Maria Viganò, furono “pizzicate” dal programma di La7 Gli Intoccabili. Le missive di Viganò, indirizzate al Papa e al cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, contenevano pesanti rilievi contro alcune “pecorelle smarrite” della Santa Sede, accusate dal segretario di corruzione. Venne a crearsi così il caso “Vatileaks”: Viganò venne subito screditato dal Giornale di Sallusti, preso di peso e trasferito a Washington. L’ex segretario aveva risanato le casse papali, traghettandole da un rosso di 8 milioni ad un saldo attivo di 43 milioni di euro. Le carte e i documenti riservati che, parlando di corruzione all’interno dello Stato Pontificio, hanno scosso le mura della Santa Sede, da allora vengono centellinate al pubblico con scelta cadenza. Tant’è che c’è chi parla di “guerre intestine” all’interno del Vaticano, e lo stesso scandalo Vatileaks avrebbe come bersaglio ultimo l’attuale Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Fu proprio lui infatti ad allontanare all’epoca monsignor Viganò, o meglio, tecnicamente, a promuoverlo come nunzio apostolico di Washington.

LA SMENTITA DI LAJOLO – Gli alti funzionari della Santa Sede corrono ai ripari con le puntuali dichiarazioni di Giovanni Lajolo, ex presidente del Governatorato Vaticano, che ha guidato l’organismo proprio mentre Viganò ne era Segretario Generale. «Monsignor Viganò – dice Lajolo – partì da sospetti rivelatisi infondati e si mise su una pista sbagliata». Sul caso Vatileaks, sempre secondo Lajolo, «sono possibili diverse interpretazioni. Per parte mia non posso sottrarmi all’impressione che qualche impiegato di Curia, frustrato nelle sue ambizioni, abbia creduto di potersi compensare col produrre segretamente un’azione di disturbo, e abbia quindi trovato – conclude il cardinale – qualche sua conoscenza nel mondo dei media, che ne ha subito volentieri approfittato».

VATICANO, OGGI NON SIAMO PREOCCUPATI – Ora come allora,la Santa Sede ricorre allo stesso Lajolo per divulgare la sua piena tranquillità. «Perché mai si dovrebbe pensare che il governo della Chiesa traballi? Perché sono stati pubblicati alcuni documenti riservati?». È quanto afferma oggi lo stesso Lajolo. «E che cosa hanno poi rivelato questi documenti riservati? Le accuse più pesanti penso siano quelle contenute nelle lettere di monsignor Viganò, che formulano delle analisi molto negative; ma, come ho già detto, esse erano dettate da un animo ferito. Per il resto – prosegue il cardinale – basta seguire la mole di impegni che caratterizzano ogni giornata di Benedetto XVI ed i suoi interventi a tutto campo, e sempre lucidissimi, per capire – conclude – che egli regge il timone della Chiesa con mano sicura».

 

Raffaele d’Ettorre

 

 

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