giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Gullotta: se Dalla si fosse dichiarato non avrebbe avuto lo stesso funerale
Pubblicato il 06-03-2012


 

Mentre a Bologna si celebrano i funerali di Lucio Dalla, Lucia Annunziata, nella sua trasmissione “In 1/2h” su Rai3, parla di «mancato coming out». Secondo la giornalista, «i funerali di Dalla sono uno degli esempi più forti di quello che significa essere gay in Italia: vai in chiesa, ti concedono i funerali e ti seppelliscono con il rito cattolico. Basta che non dici di essere gay». La controversia scoppia subito sul web e si diffonde poi in tutto il mondo dello spettacolo, coinvolgendo anche persone vicine al cantautore bolognese. Una polemica giudicata «ipocrita e sterile» da Leo Gullotta, il noto attore che in passato ha fatto un outing più che coraggioso.

Perché Dalla in vita non ha mai fatto coming out?

L’ha fatto ma in un modo sottile e personalissimo, indirizzato a chi sapeva cogliere: le sue canzoni erano piene del suo bisogno d’amore, del rispetto e dell’affetto che provava per il suo compagno. Cos’altro avrebbe dovuto fare, mettersi un cartello addosso? Lo ha scritto sui testi, lo ha cantato, lo ha raccontato. In un Paese dove ci sono dei diktat che oggi più che mai vanno ridiscussi, lui ha avuto un coraggio straordinario.

Se si fosse dichiarato in modo più “esplicito”, crede che i suoi funerali sarebbero stati celebrati allo stesso modo?

Probabilmente no. Il nostro è un Paese ipocrita: hanno bisogno di manti e di icone. Non m’importano questi “se”, questi “ma” che stanno venendo fuori ora: Lucio ha dato, e ha dato tantissimo. Ha aiutato tutti gli italiani attraverso le sue parole e le sue canzoni.

Il suo compagno era presente all’orazione funebre e tutti quanti sapevano, o almeno intuivano. Compresa la Chiesa.

C’è stata grande ipocrisia da parte di tutti. Alcuni quotidiani hanno scritto addirittura che il suo compagno era un “semplice collaboratore”. È ridicolo. C’è stato un manto infinito di ipocrisia a coprire una giornata di dolore. Lucio ha gridato la sua omosessualità nel suo modo anomalo e particolare: non era una musica qualunque, veniva dalla sua anima. Trovo tutto il resto inutile, le polemiche a posteriori sono un atto codardo e vigliacco. Adesso è il momento del silenzio.

Cosa pensa del vespaio sollevato da Annunziata?

Naturalmente ciò che ha fatto venire a galla Lucia Annunziata è un tema su cui si può parlare e discutere, entro certi limiti. Sicuramente è un tema importante. Tutto il resto (e mi riferisco alle lettere, all’intervento di Busi, alla posizione della Chiesa e quant’altro) è stato un puro e semplice atto di vigliaccheria. Un atto, tra l’altro, di un’ipocrisia assoluta.

In che senso?

Nel senso che se tutte queste persone avevano qualcosa da dire a quel “poeta dell’anima” che era (ed è ancora) Lucio, dovevano farlo quando era in vita. Perché hanno taciuto negli ultimi sessant’anni, perché non gliel’hanno detto chiaramente in faccia? Adesso è il momento del silenzio, del rispetto. Trovo tutte queste controversie molto offensive, sia come uomo che come cittadino. Come cittadino perché l’Italia dimostra ancora di essere “Il” Paese ipocrita per eccellenza. Non parliamo poi della Chiesa. Dicono che chi è nel peccato deve confessarsi, espiare: hanno forse messo il metal detector dell’anima all’ingresso? Non c’è niente da fare, è il Paese dove tutti devono sempre parlare, chiacchierare. Non c’è più nessuno che ascolti.

Raffaele d’Ettorre

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Commenti all'articolo
  1. cosa cambia? è ed è stato e resterà un GRANDE. Le sue abitudini o attitudini sessuali sono suoi e di chi gli è stato accanto,il resto è solo grandezza di animo e di amore eterno, l’unico che fa apprezzare la vita e spiega il perchè della stessa

    • Sembra fin qui che la proposta, sbneebe ancora con piccoli numeri, incontri il favore dei partecipanti al sondaggio.hanno aderito siti e molti lettori a livello individuale, ma abbiamo ancora bisogno di molte moltissime conferme. E lo scopo val bene uno sforzo da parte di ognuno di noi.Basterebbe comunicare ad altri siti preferibilmente collettivi questa proposta e chiedere di inserirla in home page, anche solo per ampliare il dibattito, la verifica.Il resto verrebbe da se8.Grazie a tutti coloro che hanno gie0 espresso la loro opinione, anche contraria. Ogni elemento critico e8 utile a migliorare la proposta.Andiamo avanti con pazienza, perche8 siamo pif9 che convinti di una possibile traduzione in realte0.Se siamo in tanti.

    • Naturalmente, Sergio, il tuo e8 un quesito che rceiihde pif9 risposte da parte dei vari esponenti dei differenti movimenti maschili (siti, blog, associazioni) e non puf2 certo essere il sottoscritto a parlare a nome degli altri.Quindi questa che leggi e8 solo e soltanto la mia opinione ne9 pretende di essere altro.In linea di massima, per quella che .e8 la mia concezione di “movimento”, il “Momas (Movimento Maschile) e8 tuttora cif2 che io definisco un movimento prevalentemente di “opinione”, composto da vari siti, blog, e anche qualche associazione, che fino ad ora non e8 stata in grado di sviluppare una azione significativa a livello sociale e pubblico. Con la sola eccezione, molto importante, del Movimento dei Padri Separati, composto da diverse associazioni, di cui la pif9 significativa (ma non voglio togliere nulla a nessuno, sia chiaro) mi sembra essere la GESEF, presieduta e guidata da Vincenzo Spavone.Quello dei Padri separati e8 l’unico, al momento, e sempre dal mio punto di vista, definibile come un “movimento”. Composto da uomini in carne ed ossa, auto organizzatisi per difendere i loro diritti calpestati come padri, e8 stato capace, grazie ad un lavoro tenace e paziente, di ottenere dei risultati, certamente parziali ma significativi, anche dal punto di vista legislativo, il che non e8 affatto poco. Non solo, e8 stato l’unico, per le sue caratteristiche e per i temi che affronta, in grado di organizzare pubbliche manifestazioni di piazza e di conquistarsi anche una visibilite0 a livello mediatico.La mia personale opinione, che tutti conoscono, e8 che questo movimento, che ha grandi meriti e che appoggio al 100%, ha il limite (e forse non potrebbe essere altrimenti) di essere, diciamo cosec, corporativo, e, per questa sua caratteristica, di non riuscire a porre la Questione Maschile in tutta la sua complessite0 e complessivite0, che va ben oltre la questione in se8, sia pur fondamentale e drammatica, dei padri separati.Non e8 una critica o un giudizio nei confronti nessuno, sia chiaro. Ma solo una constatazione partendo da quello che e8 il mio punto di vista sulle cose.Nondimeno, il Movimento dei Padri Separati, al momento e8 l’unico “movimento reale fatto di uomini in carne ed ossa capace di intervenire concretamente e praticamente nella e sulla realte0, che in ultima analisi e8 quello che conta di pif9, sempre dal mio punto di vista.Cif2 detto, sarebbe perf2 un errore interpretare queste mie parole come una diminutio di tutte le altre istanze che orbitano nel Momas. Anche scrivere libri, promuovere dibattito, discussione, aprire siti, blog, muovere le coscienze, cercare di sensibilizzare gli uomini, intervenire in pubbliche riunioni, beccandosi la solite dose di insulti e pernacchie (e spesso anche reazioni aggressivi e violente…) significa “fare” movimento, agire concretamente nella realte0. Insomma, cif2 che usiamo definire come “prassi”,Anzi, sono convinto che senza questa attivite0 “teorica” alle spalle, anche il movimento “pratico” avrebbe, alla lunga, gambe corte. Non credo sia necessario sottolineare (tutti conoscono la mia concezione) che relazione ci sia e debba esserci fra teoria e prassi…Da questo punto di vista e per quelle che sono le sue peculiari caratteristiche, Uomini Beta, lavora per superare del tutto questa che viene spesso vissuta e interpretata come una contraddizione insanabile…Resta il fatto, e questo e8 tuttora il suo grande limite, che il Momas, come dicevo prima (con la sola eccezione del movimento dei padri separati), non e8 riuscito ancora ad uscire da una dimensione, diciamo cosec, un po’ “carbonara”, se mi passi il termine. Insomma, non ha ancora “bucato”, come usiamo dire sempre, dal punto di vista della visibilite0 e della sua capacite0 di promuovere e organizzare un “rapporto di massa” con la grande maggioranza degli uomini.D’altronde, le difficolte0 in tal senso, come sappiamo, sono a dir poco enormi . Ci riflettiamo e ne discutiamo spesso e al momento non abbiamo trovato soluzioni . Ma questo e8 un altro discorso che rceiihderebbe ben altro spazio e tempo.Fabrizio

  2. Molto probabilmente se Dalla lo avesse dichiarato esplicitamente le cose non sarebbero andate così, forse ne avrebbe pagato le conseguenze anche per la sua lunga carriere di cantautore, un pò come accadde al povero Umberto Bindi, comunque sia le tendenze sessuali delle persone rientrano nella libertà delle stesse e vanno rispettate, questo non scalfiscono le capacità e le doti artistiche di Lucio Dalla.

    • Sandro,non era certo mia intenzione mtreete in discussione il nostro approccio analitico alla QM e alla realte0 nel suo complesso,ma solo dire che non e8 certo la sola appartenenza di classe a fare l’uomo. Casomai il concetto di responsabilite0 e il rapporto che si stabilisce con questa, anche in relazione alla propria appartenenza sociale.Possiamo incontrare uomini degni di essere definiti tali, indipendentemente dalla loro origine sociale. Questo non significa negare la natura di classe (e di genere) del sistema dominante e la necessite0 del suo superamento, sia chiaro. Ritengo perf2 riduttivo, limitativo e anche fuorviante pensare che un individuo abbia o non abbia un valore solo in considerazione della sua appartenenza sociale. Oppure ancora che il solo fatto di appartenere ad un determinato ceto sociale (dal nostro punto di vista quello popolare) sia di per se9 una garanzia o una patente di oneste0 e virtf9.L’essere umano e8 una realte0 complessa, come sappiamo. E la sola appartenenza di classe non puf2 di certo costituire un elemento sufficiente per considerare il valore di un singolo individuo, che si compone di tanti aspetti, fortunatamente. Diverso e8 se, dall’aspetto individuale, passiamo ad analizzare i fenomeni nella loro complessivite0. Allora l’elemento dell’appartenenza di classe (e il concetto di responsabilite0 a cui sia te che io facciamo riferimento) assume necessariamente un diverso significato. Su questo non c’e8 alcun dubbio.Cito un esempio che credo possa aiutarci a comprendere la questione. L’assemblea costituente che scaturec dalla Rivoluzione Francese, per anni, subito dopo la Rivoluzione, si interrogf2 sulla necessite0 o meno di giustiziare il deposto re Luigi XVI. Naturalmente i moderati erano contrari mentre i radicali (che prevalsero) erano favorevoli alla sua esecuzione.Robespierre, che naturalmente era fra questi ultimi, pronuncif2 un memorabile e bellissimo discorso (indipendentemente dal giudizio di ciascuno sul personaggio) che merita di essere letto nel quale sostanzialmente sosteneva che una Rivoluzione Epocale come quella francese non poteva lasciare in vita il simbolo stesso dell’assolutismo, dell’oppressione e del privilegio di casta . Il re DOVEVA essere giustiziato e non certo per un problema di natura personale, ma per cif2 che egli rappresentava. Lo stesso concetto vale per tutti gli altri episodi di questo genere. Pensiamo forse che Cromwell o Lenin avessero problemi di natura personale rispettivamente con Carlo I e con lo zar Nicola? Forse qualcuno del CLN che decise la condanna a morte di Mussolini poteva averne , ma non c’e8 dubbio che anche quella decisione fu di natura esclusivamente politica, non certo personale.Capovolgiamo la questione e avremo lo stesso risultato(ma in termini positivi). La grandissima maggioranza dei leader rivoluzionari di tutto il mondo (non solo politici ma anche filosofi e letterati) non proveniva certo dalle classi subalterne; al contrario questi erano quasi sempre di estrazione borghese se non addirittura aristocratica. Tu mi risponderai (e io sono d’accordo con te) che questo e8 normale perche9 e8 ovvio e scontato che le classi subalterne non hanno certo le stesse possibilite0 di accesso alla conoscenza che hanno le classi dominanti. Verissimo.Tuttavia, e proprio questo esempio lo dimostra , negli esseri umani esiste (fortunatamente) un margine di irriducibilite0, indipendentemente dalla loro collocazione sociale. Ne potremmo fare tanti altri, ovviamente, ma credo che ci siamo capiti sul concetto. Sia la sociologia che la psicologia spiegano, con differenti approcci, come anche nei contesti socio-culturali pif9 pervasivi e totalizzanti, esista questa “irriducibilite0”da parte di alcuni gruppi e soprattutto individui. E proprio la stessa nostra esistenza e del movimento maschile dimostra questo. Pensaci. Non possiamo neanche escludere a priori l’ipotesi che nel futuro qualche cosiddetto “maschio alpha dominante”, scelga di aderire al nostro movimento, invece di pensare a godersi i piaceri che la sua condizione gli garantisce. Non sarebbe certo la prima volta che accade nella Storia Fabrizio

  3. Quello che ha sollevato l’Annunziata, l’ho pensato anche io, Sapevo che L. era gay, mi ha stupito il suo funerale “un po” religioso, ed è stato normale se era religioso, non mi scandalizza. Credo però specialmente un artista cattolico gay, non possa vivere nella ipocrisia del silenzio e del non ascolto.
    Non c’è neppure bisogno di fare coming out basta che il cittadino italiano si pronunci sulle ancronistiche posizioni della Chiesa in materia di diritti civili, unioni di fatto. Come si fa a tacere ?
    E’ come i parlamentari che votano contro le unioni di fatto e loro
    hanno già da anni il godimento di questi diritti, come i giornalisti.
    Sfacciataggine all’italiana quella che ci fa essere sempre più fuori dell’Europa e lontano dai paesi civili !!

  4. Di gay in questo paese ce ne sono tanti, in tutti gli strati sociali. Domanda, perchè non escono allo scoperto???? Finchè i gay non usciranno allo scoperto ma continueranno a stare nel buio, ci sarà sempre questa situazione. Quei pochi gay dichiarati dovrebbero spingere chi si nasconde a rivelarsi.

  5. Sappiamo tutti che gli Italiani sono un popolo di santi, navigatori e…..ipocriti. Si fa ma non sidice é il motto più praticato.
    Ma vorrei che il fare fosse valutato per la qualità e quantità di creatività, generosità e amore profusi Che siano orientati verso il target prescelto non é affar nostro.
    Storicamente. cambiano i parametri di giudizio e di approvazione sociale anche secondo le fobie dei”giudici”. Personalmente rispetto le persone che rispettano gli altri e le loro convinzioni.
    Prime o poi lo capiranno anche le gerarchie politiche ed ecclesiastiche che dicono di agire in nome di un certo Gesù che cpme si sa non rispettò molto i codici moralistici e gli stereotipi di ruolo dei siou tempi.

  6. Essere o apparire[non essere?] questo è il problema!!!!!? Bene, se questo è il problema viva Lucio Dalla che nella dotta, grassa, sanguigna e meravigliosa Felsina-Bononia-Bologna ha saputo essere nell’apparire e apparire nell’essere!!!!!

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