giovedì, 18 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Freno tirato e retromarce del governo Monti
Pubblicato il 14-03-2012


Meno male che Mario Monti non ha trovato grossi intoppi sulla strada della riforma delle pensioni. Erano gli inizi del mandato e anche la maggioranza «strana» che lo sorregge non si era messa di traverso. Nessuno dei suoi alleati, né Pd, né  Pdl, né Udc, infatti, se l’era sentita di fare il guastafeste agli esordi di super Mario. Ma, di certo, il professore non può campare a lungo di rendita sul quel «successo» iniziale, salutato con grande approvazione a livello internazionale e premiato in termini di consenso dentro i nostri confini. A furia di fare piccole retromarce, adesso il rischio dell’esecutivo è quello di assumere più l’andatura di un gambero che non di una lepre lanciata verso il futuro. Dalla Rai alla giustizia, dalle liberalizzazioni di taxi, banche e farmacie alla tassa di soggiorno per gli immigrati, i segnali di cedimento sono già tanti.

Persino la consultazione pubblica per sciogliere il controverso nodo del valore legale dei titoli di studio (nato in seno alla compagine di governo), lanciata dal presidente del Consiglio il 27 gennaio scorso, ha accumulato ritardi. La buona notizia, su questo fronte, però, arriva all’Avanti!online direttamente dal Miur. L’ufficio stampa del ministro Francesco Profumo ha, infatti, confermato il via libera alla discussione aperta ai cittadini per il prossimo 22 marzo. Certo, a voler essere pignoli, non proprio in due o tre settimane al massimo, come si era detto a ridosso dell’annuncio. «Stiamo mettendo a punto gli ultimi regolamenti – hanno fatto sapere da Viale Trastevere – C’è un tavolo di lavoro al Ministero che sta operando in sinergia con la presidenza del Consiglio».

Uno dei capitoli più spinosi da affrontare adesso, tuttavia, è quello della Rai. Un tema talmente delicato, soprattutto per il Pdl, da aver già fatto saltare il vertice ristretto tra Monti e i leader dei tre partiti della nuova maggioranza il 7 marzo scorso. Il timore che mamma Rai, insieme al tema della giustizia (ddl anticorruzione e responsabilità civile dei magistrati, in primis), rientrasse tra gli ordini del giorno dell’incontro ha fatto subito alzare le barricate al segretario Pdl Angelino Alfano. Risultato? Il summit è saltato. Il nuovo appuntamento con ABC (Alfano-Bersani-Casini) è già fissato per giovedì prossimo.

Solo allora, forse, potremo capire cosa abbia in serbo il governo per viale Mazzini. Questa volta, insomma, anche con la scadenza del Cda Rai che si avvicina (il 28 marzo), Monti ha battuto un colpo. Questione di coerenza, d’altronde. Era stato il premier in persona, ospite di Fabio Fazio, in quell’ormai lontano 9 gennaio 2012, ad annunciare cambiamenti per la tv pubblica: «Mi dia ancora qualche settimana e vedrà», aveva detto su Rai tre. Il tempo, però, si sa, è tiranno e corre via veloce.

Se sulla liberalizzazione delle farmacie quello del presidente del consiglio e della sua squadra non è stato proprio un passo indietro rispetto agli annunci, bensì un compromesso con la categoria interessata (con il tetto di una farmacia ogni 3300 abitanti, anziché una ogni 3mila ipotizzati da Palazzo Chigi), non si può dire la stessa cosa riguardo la regolamentazione delle licenze per i tassisti. Secondo il decreto, a decidere sul numero delle auto bianche saranno Comuni e Regioni, mentre l’Autorità dei trasporti viene limitata a esprimere un «parere obbligatorio, non vincolante». Sono lontani, insomma, i tempi in cui Monti poteva usare il pugno duro contro Bill Gates.

Pure sulle banche, il provvedimento «Cresci Italia», da poco licenziato con fiducia dal Senato, non ha introdotto cambiamenti sconvolgenti. Non a caso a far infuriare i vertici dell’Abi, è stata un’omissione al maxiemendamento da parte dei parlamentari: il divieto  tout court alle commissioni e agli sconfinamenti dei fidi, oltre le norme sulla trasparenza bancaria del decreto Salva-Italia.

Persino sull’abolizione della tassa di soggiorno per gli immigrati, infine, il governo dei prof non è riuscito ancora a spuntarla. All’annuncio nei mesi scorsi da parte dei ministro Andrea Riccardi (Cooperazione internazionale e Integrazione) e Anna Maria Cancellieri (Interno), infatti, è subito seguito il ripensamento. Su questo fronte, tuttavia, qualcosa si muove. Informatizzazione delle domande e durata doppia dei permessi, mantenendo la tassazione tra gli 80 e i 200 euro, sarebbero i cardini di un provvedimento allo studio dell’esecutivo.

Paola Alagia

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Il sospetto mi viene sempre piu confermato.Questo governo è forte con i deboli e debole con i forti ; e che dire di tutti gli schiera menti politici che mandano avanti questo regime di dittatura economica per fare il lavoro sporco.Io sono un “ragazzo”del 52 molto incazzato con la sporca riforma pensioni della quale i professoroni ed i loro complici non donno una spiegazione logica all’allungamento della mia e tanti altri permanenza al lavoro.Come potranno dare il mio posto ad un giovane seio ocupo ancora il mio posto.Concludo nauseato pensando che il loro metodo è uno schifoso modo di fare cassa sui poveri lavoratori che hanno sempre pagato le tasse,ma attenti anon tirare troppo la corda perchè siamotroppo stufi di questi parolai :partiti,sindacati e inetti professori

Lascia un commento