mercoledì, 22 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Il genio di Dalì torna a Roma dopo quasi sessant’anni
Pubblicato il 09-03-2012


Dopo quasi 60 anni dall’ultima retrospettiva, ritorna nella Capitale una grande esposizione dedicata al maestro catalano: “Dalì. Un artista, un genio”, da oggi al primo luglio 2012. Salvador Dalì (Figueres, 11 maggio 1904 – Figueres, 23 gennaio 1989) si è fatto conoscere per il suo genio creativo, inserendosi tra i padri del Surrealismo e diventando uno dei più popolari e apprezzati artisti del Novecento. Riceve oggi, a 23 anni dalla morte, l’omaggio di Roma con una grande esposizione al Complesso del Vittoriano.

OLTRE CENTO OPERE – La mostra, attraverso 103 opere tra olii, disegni e acquerelli, oltre a moltissimi documenti, fotografie, filmati, lettere, oggetti, vuole tessere il filo tra l’artista e il genio, per restituire a tutto tondo il Salvador Dalì che ha saputo creare dalle sue eccentricità caratteriali e biografiche un universo affascinante e suggestivo di immagini plastiche e letterarie uniche. «Le figure del personaggio e dell’artista Salvador Dalì combaciano: trasmettere attraverso la sua arte questo filo rosso univoco è un modo efficace per far capire agli studenti che la bellezza è un valore morale e che attraverso essa è possibile fare della propria vita un’opera d’arte». È quanto dichiara l’assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale, Gianluigi De Palo, in occasione dell’inaugurazione della mostra, che conclude il filone dell’offerta di percorsi di visita gratuita per le scuole al Vittoriano, iniziativa all’interno di un programma didattico per gli studenti romani.

DALÌ E L’ITALIA – L’esposizione del Vittoriano non pretende di fornire una retrospettiva completa di uno degli artisti più eclettici e poliedrici del secolo scorso, ma punta l’attenzione soprattutto sull’influenza che ha avuto l’Italia sulla sua arte e sui rapporti che Dalì ha avuto con grandi artisti di casa nostra. Questo nesso, fino ad oggi quasi del tutto ignoto, rivive in mostra innanzitutto attraverso le rievocazioni dei suoi viaggi: tra Roma, Venezia e anche Bomarzo dove visita quei giardini popolati da mostri che sembrano venir fuori dalle rocce animate dei suoi dipinti. L’accento, inoltre, è posto non solo sullo scambio con gli artisti del passato e suoi contemporanei, come Raffaello e Michelangelo oppure De Chirico, ma anche sul legame con registi, attori, industriali come Luchino Visconti, Anna Magnani, Alberto Alessi. Era dal 1954 che Roma non dedicava a Dalì una mostra di queste proporzioni. Allora fu lo stesso genio di Figueras a riempire la scena, accompagnato da alcune delle sue maggiori opere. Oggi a curare la mostra sono Lea Mattarella, docente di Storia dell’arte contemporanea, e Montse Aguer, direttrice del Centro per gli studi daliniani alla Fundació Gala-Salvador Dalí.

Martina Perrone

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