martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Il giardino degli ingiusti e la gaffe di Profumo
Pubblicato il 27-03-2012


 

Scarabocchiato, sradicato, bruciato e infine gettato. E’ la triste fine dell’ulivo piantato davanti una scuola ebraica romana il 27 gennaio scorso in occasione della Giornata della Memoria. Un simbolo in un giorno carico di simboli che oggi non c’è più. Il gesto vandalico ad evidente sfondo antisemita, accaduto ieri a Roma, è stato scoperto dagli operatori scolastici del 121° Circolo comprendente in via Parboni (tra Porta Portese e Trastevere) la scuola media Gianicolo e la scuola elementare Cesana, intitolata all’ebreo Franco Cesana, il più giovane partigiano italiano. Proprio all’eroe patriota l’insulto più ignominioso, una grande svastica dipinta sul muro della scuola elementare adiacente alla media accompagnata dalla scritta: «Cesana comunista».

GAFFE DEL MINISTRO PROFUMO – Nel mirino dunque la scuola elementare, impegnata da tempo sul fronte della conservazione della memoria della Shoa. Sul posto sono intervenuti poco dopo i carabinieri, che hanno disposto il ripianto dell’ulivo profanato. Certo è che visto il trattamento riservato all’indifeso simbolo degli eroi della Shoa sarà necessario ripiantarne un altro. E così sarà. L’intervento di ripristino è stato fissato per il prossimo 24 aprile, come annunciato oggi dal ministro Profumo in visita alla scuola ebraica romana ‘Renzo Levi’. Complimenti al superministro per la prontezza, peccato però per la scelta quanto mai “inopportuna” della parole usate per condannare l’orrendo gesto. «Credo che questi segnali – ha detto il ministro – debbano essere estirpati con un’azione decisa, evitando che si ripetano». Profumo ha poi definito l’episodio di ieri sera «elemento di preoccupazione e anche di mio personale disagio. La scuola è un luogo dove si impara il rispetto, si cresce, e si impara a confrontarci con il diverso».

CIVILTA’, UNA LEZIONE MAI ACQUISITA – Secca e indignata la reazione di Raffaele Sassun, presidente nazionale dell’Associazione ambientalista ebraica che aveva contribuito all’istallazione dell’albero, un piccolo Giardino dei Giusti in versione romana: «Sono contento che l’ulivo anche se piuttosto malconcio sia stato già riposizionato dove era stato piantato però non basta: sempre in accordo con la scuola, vorremmo ripiantarne al più presto un altro su quel terrapieno, in un giorno qualsiasi, per significare la valenza della vita. Detto questo – ha concluso Sassun – mi preoccupa molto che tutto ciò sia successo. Preoccupano queste azioni di insofferenza e di antisemitismo, una specie di slavina nera che bisogna combattere con la spiegazione, l’educazione e la fratellanza». Fratellanza ed educazione lontane dagli esecutori materiali di questo infame gesto. E se i simboli comunicano qualcosa, questi gesti sicuramente dimostrano che la civiltà è un messaggio lontano dall’essere compreso e fatto proprio. Forse non basterà un ulivo per estirpare l’idiozia, ma almeno ci si prova.

Diletta Liberati

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