domenica, 21 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Il metadone? In Malesia te lo danno in moschea
Pubblicato il 30-03-2012


Preghiere e metadone: per la prima volta al mondo una moschea offre un programma di riabilitazione per tossicodipendenti. Accade nella moschea di Ar-Rahman, alla periferia di Kuala Lumpur, la capitale della Malesia, che pure è uno Stato rigidamente islamico e punisce i trafficanti di droga con la pena di morte.

DOVE VIGE LA PENA DI MORTE – Ogni lunedì e giovedì persone con problemi di tossicodipendenza da eroina entrano nel luogo sacro, restano per qualche tempo al suo interno a recitare le preghiere, poi salgono le scale fino al mezzanino, dove consultano un medico e poi un farmacista, che dà loro un bicchierino di plastica contenente il metadone. Il tutto avviene nel più stretto anonimato, perché nel Paese asiatico essere drogati è un vero e proprio stigma sociale. Oltre alla già citata pena capitale per chi commercia in sostanze stupefacenti, gli utilizzatori sono puniti con pene che vanno da una semplice multa fino all’ergastolo e alle frustate.

UNA DURA CONQUISTA – Ecco perché quando i medici del Centro per le Dipendenze dell’Università di Malaya si sono rivolti alle autorità della moschea e ai dipartimenti governativi dello Sviluppo Islamico, chiedendo la possibilità di somministrare il metadone all’interno del luogo di culto, hanno trovato una ferma opposizione. Come spiega Rusdi Abdul Rashid, coordinatore  del programma, i religiosi sostenevano che trattandosi di una droga è proibita dall’Islam, ma gli esperti hanno ribattuto che in realtà è un medicinale e hanno assicurato che non dà alcun senso di euforia ai pazienti ma serve solo per aiutarli a liberarsi dalla dipendenza.

PRIMO CASO AL MONDO – Alla fine, dopo il via libera ufficiale concesso dal National Fatwa Council, è stata permessa la distribuzione in via sperimentale a partire dal 2010, ma sempre sotto la supervisione di un medico. Attualmente il programma, l’unico al mondo di questo tipo secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità), ha una cinquantina di pazienti che seguono le regole prescritte dai sanitari. Considerato il successo dell’esperimento, i medici vorrebbero estenderlo ad altre due moschee nei prossimi mesi.

DATI ALLARMANTI – Si stima che in Malesia, Paese di oltre 27 milioni di abitanti di cui più della metà musulmani e il 17% buddisti, ci siano circa 170.000 dipendenti da sostanze iniettate per endovena, in particolare eroina. La maggior parte proviene dal vicino Myanmar (Birmania), dal Laos e in generale dall’Asia occidentale, ma in alcuni casi è anche prodotta internamente. Dal 2005 sono iniziati programmi governativi di riabilitazione dei tossicodipendenti attraverso l’utilizzo del metadone, ma allo stesso tempo sono venuti a mancare gli spazi necessari per portare avanti le attività. Evidentemente l’uso della moschea si sta rivelando una soluzione vincente.

Luciana Maci

 

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