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Opinioni e commenti
 

Il regista di Juno e Tra le nuvole è tornato: alla soglia dei 40 si è ancora in tempo per essere Young Adult
Pubblicato il 12-03-2012


Anatomia di una crisi, personale e universale. Jason Reitman, come i suoi Young Adult di provincia americana tutta Kentucky Fried Chicken, Taco Bell e squallidi diners non sembra essere cambiato. Alla soglia dei quaranta, il regista canadese torna a parlare di conflitti irrisolti e della rincorsa affannosa al cambiamento. Dopo Thank You For Smoking, Juno e Tra le nuvole, ognuno a suo modo politicamente scorretto, Young Adult ci restituisce uno spaccato americano che scuote ma non appassiona fino in fondo. Convinzione che ovviamente non giustifica il fatto sconcertante che il film sia distribuito in tutta Italia in sole 13 sale. Negando quindi a centinaia di persone la possibilità di apprezzarne le qualità e le brutture personalmente.

TORNA LA COPPIA REITMAN-CODY – Presentato al Festival del cinema di Berlino, la pellicola segna il ritorno alla collaborazione tra la coppia creativa di Juno: Jason Reitman e Diablo Cody, sceneggiatrice, scrittrice, blogger ed ex-spogliarellista. Ancora una volta al centro della narrazione c’è una donna, senza per questo cedere alla tentazione di farne un film femminile: «non so nemmeno esattamente cosa sia, un film femminile – ha sgombrato il campo lo stesso regista – per me non lo è, racconta temi abbastanza universali, che superano le specifiche di genere». Certi stati d’animo non hanno sesso, ma età sì. E allora si può comprendere l’insofferenza e il livore di Mavis, una 37enne ghost writer di una popolare serie di romanzi per “giovani adulti” (lettori compresi fa il 10 e i 18 anni), interpretata dalla bravissima Charlize Theron.

INSODDISFATTA CRONICA – Insoddisfatta cronica: del lavoro frustrante che le nega la popolarità, dell’amore che non c’è e che si illude di ritrovare nella vecchia fiamma del liceo dopo essersi lasciata alle spalle un matrimonio fallito, dell’alcol che le sta accanto nella buona e nella cattiva sorte. Un giorno riceve notizia della figlia nata al suo amore di gioventù che vive ancora nel paese da cui è scappata. L’insofferenza di colpo si trasforma in perversione e si convince di doverselo riprendere a tutti i costi. Infischiandosene del fatto che la tanto agognata preda sia sposata e padre di famiglia quasi integerrimo.

ADULTA MA NON TROPPO – Niente male per una  “young adult” come  Mavis. “Giovane” non è lo è più, dal momento che va per i 38 anni. “Adulta” poi, non lo è mai stata, perché si comporta ancora come la capricciosa reginetta del ballo del liceo che era a 17 anni. Sboccata, provocante, bellissima, disinibita e alcolizzata, Mavis Gary è una di quelle donne che hanno fatto della seduzione la propria cifra. Ma poi si accorge che essere seducenti non basta, che dopo tanti anni specchiandosi negli sguardi attoniti degli ex compagni di banco – tutti con famiglia felice al seguito – è lei l’aliena, quella che non ha avuto il coraggio o la fortuna di cambiare una virgola della sua vita. E’ tutta lì, in quell’incrocio di sguardi, la poesia del lavoro di Reitman: «un film su come non riparare agli errori che si sono commessi nel corso della vita». Soffrite crescendo, insomma.

IL REITMAN PENSIERO – Nessun finale catartico a salvare Mavil dal suo tracollo, nessuna crescita come conviene al cinismo di Reitman. La finestra sul passato di Mevil si chiude. E quello che nel frattempo non si è visto sul grande schermo è lo stesso sguardo appassionato nella scrittura dei personaggi che abbiamo ritrovato nelle sue opere precedenti. Distaccato, freddo e spesso disinteressato ad esistenze inquiete non convince del tutto. Poi basta ricordare che Reitman si è detto fiero della sua capacità di «saper essere agro e mai consolatorio fino alla fine» e cambia tutto.

Lucio Filipponio  

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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