domenica, 16 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

In Spagna è sciopero generale, sindacati e socialisti contro Rajoy
Pubblicato il 29-03-2012


 

Dopo il Portogallo, paralizzato la scorsa settimana. Oggi tocca alla Spagna. La Spagna che il 20 novembre scorso si è (af)fidata al governo conservatore del PP prepara una giornata di protesta e paralisi in occasione della “huelga general” (sciopero generale) contro la “reforma laboral” riforma del mercato del lavoro e l’austerity, imposte a inizio 2012 dal governo del premier Mariano Rajoy. Un governo, quello  di Rajoy, che ha già messo in agenda per venerdì, la presentazione del bilancio per il 2012 con nuovi vigorosi tagli, dopo un logorante tira e molla che ha mandato su tutte le furie Bruxelles, ma Rajoy molto maldestramente non poteva bruciarsi la campagna elettorale per le elezioni celebrate domenica scorsa (andate tiepidamente bene per il PSOE in ripresa) rivelando cosa veramente ha in previsione per i cittadini spagnoli.

 

I PRIMI CENTO GIORNI DEL PP – Cento giorni di governo del Partido Popular celebrati con una candelina difficile da spegnere, Lo sciopero generale, il sesto della storia della Spagna democratica dopo la fine della dittatura del caudillo Francisco Franco, arriva durante il periodo della classica luna di miele, ma per Rajoy e gli spagnoli i primi attriti si sono visti già nei primissimi giorni di convivenza, mentre si moltiplicano nuovi timori sulla tenuta dei conti pubblici della Spagna, massacrata dalla recessione e con cinque milioni di disoccupati, un numero che le previsioni danno in crescita a seguito delle riforme, quelle contestate in piazza oggi che facilitano i licenziamenti.

NESSUN PASSO INDIETRO DEL GOVERNO – Il governo non modificherà di “una virgola” la sua posizione sulla riforma del lavoro, nonostante lo sciopero generale convocato dai principali sindacati dei lavoratori. E’ quanto ha ribadito il ministro di economia, Luis de Guindos, intervenendo sul giornale ultraconservatore ABC. De Guindos ha auspicato che «sia rispettato il diritto al lavoro» e ha ripetuto che, indipendentemente dal successo o meno della mobilitazione generale, «non c’è dubbio che non sarà modificata di una virgola» la riforma del lavoro, attualmente all’esame delle Camere per l’approvazione definitiva. Allo stesso modo il ministro delle Finanze, Cristobal Montoro,  «il governo non cederà» allo sciopero generale, perché equivarrebbe «ad aggravare una crisi» che ha già distrutto molti posti di lavoro.

SINDACATI E SOCIALISTI IN PIAZZA – «In gioco non c’è uno sciopero generale più o meno seguito – ha detto Montoro – ma se uscire o non uscire dalla crisi. E’ questa la posta in gioco», ha concluso. «Nessun governo in 100 giorni ha fatto altrettante cose: probabilmente è per questo che dobbiamo affrontare uno sciopero generale», ha detto  Rajoy da Seul, dove si trovava per il vertice sulla sicurezza nucleare. «L’errore sarebbe non fare nulla». I sindacati, Commissioni Operaie (CC.OO) e Unione Generale dei Lavoratori (Ugt) la pensano in modo radicalmente diverso dal governo: «E’ la risposta giusta a una riforma brutale del mercato del lavoro». I due sindacati con i rispettivi leader Ignacio Fernandez Toxo per CCOO e Candido Mendez per UGT non fanno marcia indietro e con l’aiuto e il ritrovato accordo con il partito socialista si preparano a dare battaglia anche in parlamento, con una serie di emendamenti che puntano a stravolgere il contenuto della riforma del lavoro.

Sara Pasquot

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