martedì, 19 giugno 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

In vetrina, metrosexual, e politicamente impegnato.
Pubblicato il 14-03-2012


Il «Metrosexual» – quel maschio eterosessuale sempre in stretto contatto, e mai in conflitto, con il proprio lato femminile – è un edonista che ama curarsi, un appassionato di shopping sfrenato, un frequentatore assiduo di palestre e centri estetici, e attraverso l’applicazione del suo vibrante narcisismo trasforma il corpo in un fondamentale strumento di comunicazione. Definiscono gusto e identità sociale, i metrosexual: una categoria ampiamente confermata dalle statistiche, utili quanto le intenzioni di voto condotte da Mannheimer e Pagnoncelli, che vogliono gli uomini intenti a irrobustire il loro Ego vanesio con investimenti smisurati e spasmodico consumo di sette prodotti cosmetici al giorno.

 

Non più solo rasature con lama di coltello arrugginita o lozioni «per l’uomo che non deve chiedere mai», ma oli frizionanti, creme per il viso all’acido ialuronico, e potentissimi tubetti contorno occhi. La moda, ovviamente, si è adeguata a questa nuova e vanagloriosa predisposizione maschile proponendo piedi, gambe e spalle scoperte, e giacche da portare a pelle sopra i bermuda. Insomma, se fino a ieri il massimo dell’audacia era l’uso di sneakers e jeans in tutte le occasioni, o l’azzardato cachemire cromaticamente shocking, oggi – complice la voglia centometrista di ringiovanirsi il look a qualsiasi costo – sarà possibile vedere giovani manager che vanno in ufficio ingioiellati, o in sandali, calzoncini corti,  con torace depilato in bella vista. La metrosessualità, croce e delizia, fatta rimbalzare nel 1994 da Mark Simpson sulle pagine del giornale The Indipendent, non è altro che l’ennesima faccia di quel processo di salute pubblica, iniziato negli anni Ottanta, che ha imposto nuove norme comportamentali in relazione agli usi sociali del corpo; non a caso, sempre più spesso, i politici giocano la carta dell’avvenenza e dell’aspetto per salire negli indici di gradimento, scardinando anche la demoralizzante grisaglia parlamentare. La vetrinizzazione dell’Essere è lì, a portata di mano, non soltanto nello squillante mondo della moda, ma anche nei covi politici, e sui social network dove il potere del singolo viene rinvigorito dall’autopromozione, dal numero delle amicizie, e dai follower che ripropongono i nostri pensierini strizzati in 140 caratteri. Il metrosexual – come l’attempato politicante che lancia strategiche operazioni di photo opportunity, che esibisce un incessante ricorso all’assenza di difetti, che usa Facebook e Twitter come un elisir di giovinezza –  è un pavone che rigetta sfacciatamente le ataviche restrizioni del ruolo, promuove tutti quegli aspetti considerati poco maschili dallo spietato establishment socio-culturale, soddisfa l’altrui morboso voyeurismo, e incoraggia la drammatica piaga sociale dell’appiattimento omologante.

Martina Alice de Carli

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento