martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Ius soli, Ius sanguinis. Oggi a Roma il convegno organizzato dal Psi
Pubblicato il 13-03-2012


E’ il tempo di una riforma generale della cittadinanza in Italia. Una riforma che non abbia nulla di ideologico, ma che rappresenti il mutamento sociale: da diverso tempo, infatti, la politica e il governo sembrano aver rinunciato a guidare o anticipare la società, ma devono perlomeno non essere in ritardo rispetto ai cambiamenti. Questo è all’ordine del giorno del convegno socialista che si terrà il 14 marzo, presso la sala Capranichetta in piazza Montecitorio, a partire dalle ore 15,30, e realizzato in collaborazione con la Confederazione Italiani nel Mondo. Il primo, evidente cambiamento è quello della composizione umana e sociale della nazione italiana: con l’immigrazione iniziata alla fine del ventesimo secolo abbiamo una nuova fase dell’evoluzione degli italiani. L’idea che bambini nati e cresciuti in Italia siano stranieri per definizione, anzi per sangue, è barbarica e irreale: quando ci si straccia le vesti per l’elevato numero di bambini stranieri nelle classi, implicando che si tratti di bambini e bambine tutti analfabeti o quasi, responsabili di un presunto calo della qualità della scuola, si prende un abbaglio spettacolare perché, in verità, la stragrande maggioranza dei bambini figli di stranieri in Italia sono di fatto italiani in terra d’Italia, con competenze linguistiche e sociali almeno pari a quelle dei coetanei che risultano italiani all’anagrafe.

In realtà, sono di solito dei bilingue: una risorsa, quella di studenti che già sanno il cinese o l’arabo che la scuola non sembra saper sfruttare. Il passaggio dal diritto di sangue al diritto di suolo è quindi un semplice adeguamento alla realtà, oltre che una scelta sana in termini di progetto nazionale che pensi a un grande popolo che muta i suoi connotati antropologici e culturali (l’immigrazione lascia un segno), ma che sa proprio per questo mantenere in maniera dinamica la sua identità.

C’è poi da affrontare senza demagogia la questione degli italiani all’estero: per antico senso di colpa si è pensato di risarcire le molte sofferenze degli emigrati italiani con la blindatura del diritto di sangue; occorre sottolineare che le politiche per gli italiani all’estero richiedono interventi culturali e sociali importanti, ma che la sola genealogia non può bastare, nel mondo contemporaneo, e crea cittadinanze artificiose e artificiali. Ha creato pure la demagogia della legge Tremaglia, con il voto per corrispondenza, con gli spaventosi brogli relativi. Oggi che si parla di riforma del voto, stranamente, non si parla di una riforma rigorosa del voto degli italiani all’estero, e dei canali di acquisizione della cittadinanza. Ma è qui che si gioca una partita di equità e il futuro di una grande nazione.

Luca Cefisi

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