lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

La casa di Franco
Pubblicato il 02-03-2012


C’è una barzelletta che impazza sul Web. Sentite: c’è un uomo che va in banca e chiede all’impiegato un prestito per comprarsi una casa. L’impiegato risponde: “Ci sono qui pronti 200mila euro”. Allora l’uomo insospettito dice: “Non mi starà mica prendendo per il culo”. L’impiegato: “Certo, però ha cominciato prima lei…”.

Fa ridere, ma è la fotografia esatta di ciò che sta succedendo in questo momento, in tutte le banche d’Italia.

Ho raccontato la storiella al bar. Hanno riso tutti. O quasi. Franco non rideva. Lui aveva una casa in campagna dove viveva con la famiglia. Poi un errore, e le banche se la sono portata via. Terribile. Gli hanno portato via l’anima, altro che un immobile. Da quel giorno Franco è sempre più taciturno. Non scortese, ma triste.

Gli hanno portato via una soglia su cui sedersi per fumarsi la prima sigaretta della mattina, i travi che sostenevano le allegrie serali degli amici. Penso che ad ognuno spetti la sua casa, ad ogni casa spetta la sua famiglia. I segni di quella casa, Franco li cerca ovunque. Era la casa dove era nato e cresciuto, una casa di contadini.

I grandi muri di pietra intonacati a calce. I muri vivi, che respirano notte e giorno; che ti ci appoggi d’inverno per averne calore e d’estate per riceverne freschezza. Il grande sasso sotto cui mettersi al riparo da ogni cosa.

E poi le piante, la verzura. I contadini non tengono in nessun conto i giardini, ma amano ingentilire le loro aie e i loro orti. Il pergolo, appunto, per l’ombra e l’uva dolce per i bambini. E per i bambini anche il nespolo e il pero e il susino. Il fico per gli ospiti improvvisi e per i merli canterini; la siepe di alloro, quella di rosmarino e la lavanda, per gli odori. La palma per la signorilità e il buon augurio.

Quando ne parla Franco – perchè ancora ne parla, quando il Vermentino disattiva il dolore e dà briglia sciolta al ricordo – non tira mai in ballo mobilio e arredi e piante, ma menziona sensazioni, rumori, odori, sentimenti dell’abitare. Una strappo alla regola lo fa quando descrive la sua libreria, grande il giusto per contenere l’estro dei buoni romanzieri e quando parla della sua grande poltrona che conteneva i sogni della sua pennichella pomeridiana. Quando parla della sua casa a Franco gli brillano gli occhi.

Tutto questo gli avete portato via. Gli avete portato via il cuore. Banche, Equitalia, Gestione Entrate e compagnia briscola.

Portate via il cuore alla gente…

Aldo Boraschi

Giornalista - Faccia di culatello

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