venerdì, 22 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

La denuncia: Io montatore di palchi rischio la vita per 8 euro l’ora
Pubblicato il 23-03-2012


Rischiare di morire dove gli altri si divertono. E se va bene, farsi sfruttare per pochi euro l’ora laddove una star della musica guadagnerà fama e tanti soldi. I concerti, le date, i tour. E i palchi che freneticamente si montano e si smontano in un giorno o in una notte sola. Dietro le canzoni, dietro lo scintillio delle luci e dei maxischermi, dietro due ore di sballo c’è chi lavora duro, nell’ombra. E sempre più spesso in nero, senza tutele sociali e nemmeno fisiche per la propria incolumità. Tutti ricordano la tragedia di Reggio Calabria, il 5 marzo scorso, con un operaio morto mentre stava allestendo il palco di Laura Pausini. E quella di dicembre, a Trieste, con un altro morto per una data di Jovanotti. Ieri, però, la Guardia di finanza ha scoperto che ben 16 addetti su 21 stavano lavorando in nero al montaggio del palco della stessa Pausini al PalaMaggiò di Caserta. E sono scoppiate nuovamente le polemiche su un’industria del divertimento che genera evasione fiscale e contributiva, violazione dei diritti dei lavoratori e, nei casi peggiori, infortuni anche mortali.

GIRO D’AFFARI DA 25MLN – Già, perché i grandi artisti italiani, a differenza delle star internazionali, non hanno una squadra alle loro dirette dipendenze che li segue in tournée per montare e smontare il palco a ogni tappa. Piuttosto si affidano al mercato nazionale del noleggio, un settore con un fatturato da quasi 26milioni l’anno e commesse in media da 50-60mila euro, con alcuni grandi player (Stage System o Ital Stage) e una catena di piccole imprese, subfornitori e subappaltatori che cambia di città in città. E’ proprio in questa filiera che spesso si nascondono abusi, irregolarità o pratiche gravemente illegali.

«RISCHIO LA VITA PER 80 EURO» – La crisi, inoltre, ci mette del suo e le gare a ribasso inducono a risparmiare sul costo della manodopera, sui trasporti, sui progetti e sui materiali, scelta che può  risultare fatale per i giovani operai, i rigger arrampicatori che lavorano in stato precario sui tralicci come nella vita.  «Ho montato per i concerti di molti artisti, anche importanti, a Roma e dintorni – confessa all’Avanti!online uno di loro, che chiede l’anonimato – Pure al Palalottomatica o in estate al “Fiesta!”. Ci si smazza per uno o due giorni come muli, ci si arrampica per guadagnare 8-9 euro l’ora. A fine giornata porti a casa 80 o 100 euro se va bene, ma hai rischiato la vita. E poi quando vado a letto mi fanno male braccia e gambe».

COSTI TAGLIATI DEL 50% – Il mercato del noleggio è una specie di far west con appalti sempre più magri e tagli dei costi che arrivano fino al 40-50%. La regolarizzazione dei lavoratori è un miraggio e non parliamo degli investimenti in corsi di formazione. I grandi operatori spesso rinunciano alle piccole commesse e le aziende locali si contendono l’osso come cani affamati, riducendo poi le spese su tutti i fronti. I palchi sono progettati da ingegneri che firmano i disegni. Mentre il collaudo dovrebbe spettare a una commissione formata da altri ingegneri, Asl e vigili del fuoco. Ma va da sé che i controlli sono per lo più soltanto formali e le strutture risultano spesso adattate, accroccate. E’ così che la morte può sostituirsi al divertimento. In uno stadio, in un palazzetto, sotto un palco. Niente musica, solo il fragore di un crollo e poi il silenzio.

Ulisse Spinnato Vega

 

 

 

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