sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

La guerra dei simboli è cominciata e Gasparri passa agli avvertimenti
Pubblicato il 28-03-2012


Come in ogni campagna elettorale che si rispetti, è cominciata la guerra dei simboli. «Non esiste in assoluto la possibilità che il Pdl rinunci al proprio simbolo per allearsi con una Lega che mantiene il suo. Un’ipotesi del genere non è tollerabile e non sarà tollerata. Il segretario Angelino Alfano lo sa. E questo è un avvertimento». Il presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri non conosce mezze misure e spara a zero sull’ex alleato di sempre, la Lega “ladrona”, per l’occasione anche di simboli. E non ci sono amministrative che tengano, anche per l’imminente tornata elettorale nelle roccaforti del Nord non sarà non sarà una passeggiata per nessuno dei due ormai contendenti.

GLI AVVERSARI SI OSSERVANO – Da una parte il Pdl valuta, studia bene le sue carte e ricalcola più e più volte pronostici, sondaggi, pareri di esperti. Mette sul piatto della bilancia il peso specifico di un simbolo che ha fatto, nel bene o nel male, un pezzo della storia politica del Paese e l’innegabile traino che otterrebbe dall’alleanza con la Lega. Un patto di sangue da rinverdire, sanando quelle crepe che qua e la ne minano la solidità. Una stretta di mano con l’amico ritrovato. Dall’altra parte la Lega Nord non ci pensa minimamente a fare l’ormai istituzionale “passo indietro”. Questa volta si tratterebbe di cedere sul proprio simbolo. Far calare un velo pietoso sul quell’Alberto da Giussano con tanto di scudo e spada sguainata verso l’alto. Verso la vittoria, almeno quella elettorale simbolo permettendo.

LA GUERRA PER LO “SPADONE” – Come è chiaro che eresia peggiore non si potrebbe avanzare, anche nel campo delle ipotesi più malsane, altrettanto limpido appare la logica delle parti. Siamo in aperta campagna elettorale e la caccia grossa è solo cominciata. I duellanti si annusano, alternano riflessioni ponderate e bordate ai fianchi che tanto siamo politici di lungo corso e tutto è ci permesso. E allora si sfoderano le unghie, consapevoli che quelle simboliche fanno più male di quelle reali. Dunque la guerra dei simboli, mal di pancia a parte, potrebbe almeno fare un po’ di luce sui legami tra Bossi e Berlusconi, sul peso specifico di un’alleanza dura a morire e su quanto è difficile in una coppia fare delle rinunce. Come due fidanzatini che si attardano la notte dall’altro capo della cornetta. Attacca prima tu! No, attacca prima tu….No, attacca prima tu!?

Lucio Filipponio

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