lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Ecco la Napoli al servizio della Camorra: 47 arresti
Pubblicato il 20-03-2012


La Napoli bene al servizio della camorra. Quantomeno indiretto. È il quadro che emerge dal blitz della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di 47 persone, tra cui giudici tributari, docenti universitari, avvocati e commercialisti. Tutti accusati di aver favorito il gruppo imprenditoriale Ragosta – impegnato nel settore alberghiero, immobiliare ma anche proprietario della ditta di biscotti Lazzaroni – nei contenziosi con il Fisco in cambio di consulenze.

ARRESTATI ECCELLENTI – Figurano coinvolti nell’inchiesta nomi clamorosi quale il professore di Diritto Tributario all’Università Federico II Enrico Potito, la titolare della cattedra di Economia allo stesso Ateneo Paola Coppola, l’ex revisore contabile del Comune di Napoli Roberto Trivellini (attualmente nel collegio sindacale delle Terme di Agnano), il presidente dello Yacth club Capri Massimo Massaccesi fino a Sergio Gargiulo, presidente di Federalberghi Capri ed un membro del Garante del contribuente Enrico Gambardella. Esponenti, quindi, della cosìddetta società civile che ora si vede coperta di fango. Tradotto in ipotesi di reato: associazione per delinquere.

LE INDAGINI – Le verifiche fiscali delle Fiamme Gialle del comandante regionale, generale Giuseppe Mango, coordinate dalla Dda (pm Curcio, Milita e Teresi) erano state avviate nel 2008 nei confronti di 27 società di Napoli e provincia, tutte riconducibili allo stesso gruppo imprenditoriale campano. Venivano così ricostruiti emissioni di fatture inesistenti e mancati versamenti fiscali, che attenevano alla competenza della Procura di Nola. Ma l’Antimafia aveva avviato un suo procedimento per i sospetti rapporti tra i fratelli titolari del gruppo imprenditoriale e il clan Fabbrocino, anche con il contributo di numerosi collaboratori di giustizia. Le indagini si sono estese quindi al regno del Belgio, al Lichtenstein e al Lussemburgo e, in seguito, in Svizzera, nelle cui banche confluiva il denaro di provenienza illecita.

MERCIMONIO DELLE SENTENZE – Intanto gli avvisi di accertamento fiscale del nucleo di polizia tributaria venivano impugnati dal gruppo imprenditoriale davanti alle commissioni tributarie di Napoli e della Campania. Dalle intercettazioni è emerso un “mercimonio delle sentenze”, secondo gli inquirenti: giudici tributari (liberi professionisti e non magistrati togati, va ricordato, che presentano apposita domanda per far parte di tali commissioni) che aggiustavano le sentenze in cambio di favori.

Carlo Porcaro

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