lunedì, 10 dicembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La prima versione del Vangelo di Pasolini? Senza miracoli e Resurrezione
Pubblicato il 05-03-2012


Sarebbe stato Monsignor Luigi Angelicchio, creatore del Centro Cattolico Cinematografico secondo la volontà di Papa Giovanni XXIII, a convincere l’amico Pier Paolo Pasolini poco dopo la fine delle riprese de Il Vangelo secondo Matteo, ad aggiungere i miracoli e la Resurrezione di Cristo. E’ questo uno dei più interessanti retroscena della celebre pellicola svelati, oggi al Centro Elis di Roma in occasione del novantesimo anniversario della nascita di Pasolini (Bologna – 5 marzo 1922) attraverso la proiezione di un’intervista inedita di Rossella Alimenti a Monsignor Angelicchio.

PASOLINI CREDE IN UN CRISTO DIVINOIl vangelo secondo Matteo viene presentato alla XXIV mostra internazionale d’arte cinematografica a Venezia nel 1964. Nello stesso anno la sentenza della Corte d’Appello di Roma assolve Pasolini dalla condanna per vilipendio alla religione, arrivata l’anno precedente, per il film La Ricotta. Il Vangelo di Pier Paolo Pasolini è la lineare trasposizione in immagini del testo evangelico di San Matteo, l’autore decide di seguire il testo senza cambiamenti e omissioni convinto che nessuna aggiunta avrebbe mai potuto raggiungere l’altezza poetica del testo. Ed è in una lettera che indirizza, nel febbraio del 1963, a Lucio S. Caruso della Pro Civitate Christiana di Assisi che chiarisce i propri intenti chiedendo l’assistenza e l’appoggio che poi gli saranno concordati. Il Cristo che Pasolini sente l’esigenza di raccontare è quello proprio della tradizione cristiana con cui egli sente di avere un rapporto assolutamente irrazionale. «Io non credo che Cristo sia figlio di Dio, perché non sono credente – almeno nella coscienza. Ma credo che Cristo sia divino: credo cioè che in lui l’umanità sia così alta, rigorosa, ideale da andare al di là dei comuni termini dell’umanità».

MORIRE IN CROCE CON RASSEGNAZIONE – Ed è proprio in quell’umanità perfettamente delineata nel Vangelo di Matteo che Pasolini vede la rappresentazione più alta e più “cristiana” della figura di Gesù, con cui crea un rapporto assolutamente intimo. E se il coinvolgimento sembra da una parte essere dettato dalla volontà di affrontare cinematograficamente i temi della religiosità, come era già avvenuto per La Ricotta, dall’altra sembra scaturire da un’irrazionale identificazione dell’intellettuale in quel Cristo perseguitato e processato. Pasolini, senza mettere in discussione i dogmi cristiani, fa rivivere un Cristo umano, dai tratti miti e feroci davanti alle ingiustizie, attraverso gli occhi di Enrique Irazoqui,  studente spagnolo fortemente voluto da Pasolini come protagonista a scapito di altri nomi più importanti proposti dal produttore, Alfredo Bini. La pellicola trova il suo momento di pathos più alto al momento della crocifissione che il regista affronta  come un evento necessario e ineluttabile piuttosto che come un ultimo atto eroico. Quello di Pasolini è un Cristo che muore con rassegnazione, cosciente dell’inesorabilità del proprio destino, a cui sa di non potersi opporre.

SINISTRA CRITICA – Il regista affida la sequenza alla Musica Funebre Massonica di Mozart e allo sguardo straziante della Madonna anziana, interpretata da Susanna Colussi (madre di Pier Paolo Pasolini), davanti alla morte del figlio. Il film apprezzato dalla critica cattolica già nel 1964 è stato considerato una delle più belle rappresentazioni cinematografiche della vita di Cristo nonostante lo scarso entusiasmo con cui  venne accolto dalla sinistra del tempo.

Il film apprezzato dalla critica cattolica già nel 1964 è stato considerato una delle più belle rappresentazioni cinematografiche della vita di Cristo nonostante lo scarso entusiasmo con cui  venne accolto dalla sinistra del tempo. Il Vangelo è anche la prima pellicola in cui compare Ninetto Davoli, che Pasolini conosce proprio su quel set, e che da quel momento in poi diventerà uno dei punti cardine della sua intera produzione cinematografica. Da quel momento affiderà a Davoli, in molti dei suoi film, il volto della “vitalità istrionica in contrapposizione al peso dell’esistenza.

Martina Di Matteo

 

 

 

 

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento