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Opinioni e commenti
 

Alessandro Campi: «Senza il Cavaliere l’Idv potrebbe sparire»
Pubblicato il 26-03-2012


Partiti alla ricerca di se stessi, schiacciati da un giudizio sempre meno clemente dell’opinione pubblica e dall’aria nuova impressa dal governo Monti. Lo scenario in vista del 2013 si complica giorno dopo giorno e lo scacchiere delle alleanze è destinato a comporsi e ricomporsi di continuo. Con nuove personalità che potrebbero venire alla ribalta, ma anche col rischio di qualche celebre scomparsa. Una  persona come Luca Cordero di Montezemolo, per esempio, «può trarre più di un vantaggio dall’attuale esecutivo e dalla linea di rinnovamento politico che sembra affermarsi». A una diversa sorte, invece, si espongono Antonio Di Pietro e il suo partito «che potrebbero  sparire dalla scena politica». E’ questa l’analisi che Alessandro Campi, direttore della Rivista di politica, consegna all’Avanti!online.

L’insediamento di Monti sembrava aver messo nell’ombra il presidente della Ferrari. Non è così?

No. Il governo tecnico potrebbe rivelarsi, al contrario, un elemento a suo favore.

In che senso?

Se passa la linea del rinnovamento attraverso il mondo professorale e  si fa strada l’idea che non c’è bisogno dei politici di professione, Montezemolo come imprenditore e tecnico è una figura che potrebbe essere spesa per i futuri equilibri politici. Lui, ma anche tanti altri che hanno un profilo simile al suo. Tuttavia, c’è una cosa da evidenziare.

Quale?

Continuiamo a muoverci nel solco del berlusconismo. Oggi c’è una perfetta continuità di tipo culturale con il Cavaliere. E’ stato lui, infatti, il primo ad affermare il principio di una politica nuova attraverso personalità estranea ad essa.

Ritorniamo a Montezemolo.  Il presidente della Camera Fini ha di recente sottolineato proprio i suoi rapporti frequenti con il presidente della Ferrari.  E’ un modo per smarcarsi da Pier Ferdinando Casini?

No, anzi. Questa relazione rientra nel progetto aggregante del Polo della Nazione, di una lista civica nazionale molto ampia che vede già tra i protagonisti, appunto, Fini, Casini, Rutelli e che mira ad allargarsi alla società civile e a personalità come Montezemolo.

Nessun sentimento di rivalsa, dunque, nei confronti del presenzialismo di Casini?

Non credo. E’ possibile che la componente più giovanile di Fli non condivida questa linea troppo moderata, ma i rapporti tra Fini e Casini sono strategicamente stretti. Pure il maggiore protagonismo del leader Udc fa parte di una chiara divisione dei ruoli, dettata  anche dai tempi. Non si può trascurare che Fini oggi riveste la carica di presidente della Camera.

Eppure alle amministrative di Palermo Fli e Udc corrono separate. Come se lo spiega?

Sono specificità locali che poco hanno a che fare con gli scenari nazionali. E’ solo una questione di candidature.

Vale lo stesso discorso per  la decisione dell’Idv di non appoggiare Fabrizio Ferrandelli, il candidato del centrosinistra vincitore delle primarie, e di candidare Leoluca Orlando nella corsa per Palazzo delle Aquile?

Qui la situazione cambia di molto perché ci troviamo di fronte a una procedura elettorale che prevede regole ben precise. Mettere in discussione l’esito delle primarie di coalizione, infatti, potrebbe essere un precedente pericoloso a livello nazionale.

Tanto pericoloso da oscurare la famosa foto di Vasto?

Una cosa è certa: quello dell’Idv è stato uno strappo forte soprattutto nei confronti del  Pd che ha sempre coerentemente accettato i risultati delle primarie, anche quando i suoi candidati sono stati sconfitti.

L’opposizione spesso strumentale da parte dell’Idv e ora la rottura siciliana. In questo modo Di Pietro non rischia l’isolamento elettorale e politico?

L’Idv ha un problema strategico. Parliamo di un partito che si è sempre riflettuto nello specchio del berlusconismo, ne è stato l’antitesi polare. Ora, quindi, con l’abbandono dell’agone politico da parte del Cavaliere, è costretto a cambiare e a risolvere i suoi problemi d’identità. Si spiegano così gli atteggiamenti oscillanti e contraddittori assunti da Di Pietro rispetto al passato. Le dirò di più.

Che cosa?

Il partito dell’ex pm potrebbe anche sparire dalla scena politica, avendo fatto della lotta a Berlusconi la sua principale ragion d’essere.

Il 2013 si avvicina, ma neanche il Pd e il Pdl hanno strategie definite.

In effetti, la situazione nelle due più grandi formazioni politiche è perfettamente speculare: il Pd guarda a Sel ma cerca di agganciare Casini, mentre il Pdl, senza perdere troppo di vista la Lega, punta all’Udc.

Quale sarà lo scacchiere in vista delle prossime elezioni politiche?

Sarà la nuova legge elettorale a incidere sulle future aggregazioni. Quello che emerge adesso è solo una grande confusione, con i singoli partiti affaticati nel tentativo di ricollocarsi e riconquistare credibilità agli occhi dell’opinione pubblica.

E’ un’impresa ardua?

L’impressione che rischiano di dare ai cittadini è pessima. Ciò che emerge è solo una strategia di sopravvivenza, più dei gruppi dirigenti che non dei partiti, senza la minima attenzione a un rinnovamento autentico e al bene del Paese.

Paola Alagia

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