giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Salman Rushdie, da perseguitato a re della mondanità
Pubblicato il 28-03-2012


Presenzialista, anima della festa, vero protagonista della scena mondana newyorchese: lo scrittore di origine indiana Salman Rushdie appare sempre più spesso sui giornali di gossip piuttosto che sulle riviste letterarie. Sì, proprio “quel” Rushdie: molti ricorderanno l’indignazione dell’Occidente quando, nel 1989, l’ayatollah Khomeini, leader religioso e politico iraniano, pronunciò contro lo scrittore una “fatwa”, in pratica una vera e propria condanna a morte. Oggetto dello scandalo era il libro scritto l’anno precedente, “I versi satanici”, storia di genere fantastico ma chiaramente allusiva nei confronti di Mohammed (Maometto) e ritenuta blasfema dagli islamici.

EREDITA’ DI UNA FATWA E UNA VITA DA SORVEGLIATO SPECIALE – Da allora Salman Rushdie fu costretto a vita blindata, sempre scortato da agenti, sempre in fuga nel tentativo di far perdere le proprie tracce, tanto più che un privato cittadino aveva offerto una taglia per la morte dell’autore. Solo per fare un esempio, ancora negli anni Novanta, a Roma, fu organizzata una conferenza stampa per la presentazione di un suo  libro, “La terra sotto i suoi piedi”, e furono convocati tutti i giornalisti in un noto hotel romano. Ma ecco la sorpresa: i cronisti furono prelevati da un pulmino che li portò in un altro hotel fuori dal centro dove effettivamente si svolse la conferenza stampa. Motivi di sicurezza, si disse.

LA DERIVA GOSSIPPARA – A distanza di 23 anni dalla fatwa, il Rushdie di allora è semplicemente l’opposto di quello di adesso. Come racconta un articolo uscito sul “New York Times” che sta facendo il giro del mondo, lo scrittore 64enne naturalizzato britannico non manca ad un solo evento mondano della Grande Mela, senza trascurare gli appuntamenti meno significativi, quelli, per dire, a cui avrebbe qualche incertezza a partecipare una qualsiasi comparsa del Grande Fratello. A gennaio ha presentato un libro in un ristorante indiano-latino, il Vermilion, di cui si dà il caso sia tra i finanziatori. Lo stesso locale ha offerto in promozione un pasto per 6 dollari e 95 con inclusa una copia del suo ultimo libro autografata. Di recente, in un altro ristorante, ha declamato un suo racconto per pubblicizzare una nuova applicazione che sincronizza la musica con gli e-books realizzata da Booktrack. Oltre agli appuntamenti letterari, non si perde una sfilata di moda, una prima a teatro o una al cinema. Già sposato 4 volte (la clandestinità non ha frenato i suoi istinti matrimoniali), Rushdie fa la gioia dei giornalisti di gossip che gli attribuiscono un flirt dopo l’altro.

LA METAMORFOSI E LE VITTIME DIMENTICATE – Gli amici spiegano il nuovo comportamento con la sua naturale curiosità e il “senso di protezione” che gli offre New York. D’altra parte i commentatori fanno notare, non senza un pizzico di ironia, che questa trasformazione da Dottor Jekyll a Mister Hyde è in totale controtendenza rispetto allo stile attuale degli scrittori newyorchesi, quasi tutti amanti della privacy tra le quattro mura domestiche ed estranei a qualsiasi mondanità. Se è vero che, dopo una vita passata a nascondersi, è naturale sentire il desiderio di essere più liberi e trasgressivi, è altrettanto vero che il dramma sperimentato da Rushdie ha avuto inesorabili ripercussioni sull’esistenza di molti: nel 1991 il traduttore giapponese de “I versi satanici”, Hitoshi Igari, fu ucciso da emissari del regime iraniano, mentre nello stesso mese il traduttore italiano, Ettore Capriolo, fu ferito gravemente. Ferito nel 1993 anche l’editore norvegese del libro William Nygaard, mentre il traduttore turco Aziz Nesin fu bersaglio di un attentato che portò al massacro di Sivas (Turchia) il 2 luglio 1993: gli estremisti dettero fuoco a un hotel che ospitava partecipanti a un festival culturale, tra cui Nesin, causando la morte di 37 persone. Peraltro la fatwa contro Rushdie è stata reiterata il 17 febbraio 2008, in quanto «la condanna a morte dell’Imam Khomeini contro Salman Rushdie ha un significato storico per l’Islam». Ma, evidentemente, gli estremisti non amano le sfilate di moda newyorchesi.

Luciana Maci

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