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Opinioni e commenti
 

Leoni per Rutelli. Se la politica perde le staffe la tv pure
Pubblicato il 19-03-2012


“In mezz’ora” c’è tutto il tempo per perdere le staffe, dimenticarsi del rigore che il proprio ruolo impone e scivolare nella volgarità che sa di esasperazione. “In mezz’ora” – ieri su Rai 3 – di fronte a un’equilibrista esperta come Lucia Annunziata c’è seduto Francesco Rutelli, l’ex leader della Margherita e non l’attuale capo di Api. Un uomo con le spalle al muro che insiste cocciutamente nel volerci mettere la faccia. Bella o brutta che sia. Perché se il modus operandi sulla vicenda dell’ex tesoriere Lusi è quello pruriginoso quanto abusato dello “sbatti il mostro in prima pagina”, allora la replica d’obbligo la si fa in tv. Nel frattempo l’italiano medio sta digerendo il lauto pranzo domenicale e fa zapping tra una partita di calcio e un documentario che invita a viaggi esotici, ma solo col pensiero. E allora può capitare di scontrarsi col Paese reale, con un ex ministro della Cultura con la C maiuscola che ti riporta con i piedi per terra. Dopo dieci minuti di intervista l’ex sindaco della Capitale sbotta e sui milioni di euro che sarebbero stati sottratti alle casse della Margherita si lascia andare allo sfogo: «Mi faccia anche dire Mo’ basta. Ho chiarito ogni cifra, non ho preso un euro, che devo dire di più?».

TURISTI DELLA POLITICA – Allora, in un istante, siamo tutti turisti della politica. Zaino in spalla assistiamo al più esotico dei tour, tra leoni arrossiti di livore e agnelli ammaestrati alla logica dello audience, che certe volte vorresti accantonare ma non si può. La giornalista imbraccia il vessillo del dovere di cronaca, della deontologia che impone la ricerca della verità, anche quella più scomoda e sotto con la domanda delle domande. Già fatta più volte e alla quale non ci si è sottratti. Ma non importa. The show must go on. Lucia Annunziata batte più volte sullo stesso tasto continuando a chiedere a Rutelli di chiarire le notizie riportate dall’Espresso. Il leader di Api replica piccato e minaccia querele alla sua antagonista: «Mi scusi, ma lei ancora insiste? Ho già querelato l’Espresso, devo querelare anche lei? Ancora mi rompete le palle con questa storia». Stizzita la risposta dell’Annunziata: «Non mi tratti come una deficiente. Sto insistendo perché credo che sia utile mettere in chiaro alcuni elementi».

PAROLACCE E DENARI – La provocazione va a segno e la parolaccia scandalizza, ma molto meno delle cifre astronomiche che sarebbero state sottratte ad un partito politico dal suo stesso tesoriere, custode fiduciario di ideali e denari. «Lusi era un giudice onorario riconosciuto dal Csm. Negli anni 2001-2006 – ha proseguito Rutelli – quando sono arrivati più soldi alla Margherita, che prendeva milioni di voti, Lusi non era neanche parlamentare. Ci ha fregato e siamo furenti perché la nostra buona fede è stata tradita. E ci ha anche diffamati, ne risponderà in sede penale e civile. Non voglio più parlare di questa persona». Una persona che, come secondo quanto riportato da l’Espresso, avrebbe versato alle casse della fondazione di cui il leader di Api è presidente 866mila euro tra 2008 e 2001. Ricostruzioni che Rutelli non ha proprio mandato giù tanto da annunciare querele contro i due giornalisti autori dell’articolo pubblicato dal settimanale.

LIBERTA’ DI STAMPA – Piccata e d’obbligo la replica del cdr dell’Espresso che sbandiera la libertà di stampa, lo stesso diritto-dovere al quale si è appellata la Annunziata nel suo “singolar tenzone tv”: «E’ gravissimo che Rutelli abbia presentato nei giorni scorsi alla magistratura un esposto nel quale lascia intendere che “L’Espresso” e altri giornali partecipino a «un’azione di depistaggio e inquinamento dell’indagine» che la procura di Roma sta conducendo nei confronti di Lusi. Un atto di intimidazione contro i giornalisti inaccettabile, con il chiaro intento di condizionare e frenare il lavoro della libera stampa sullo scandalo Lusi-Margherita».

DA LEONE AD AGNELLO – Rutelli, però, non molla la presa e dismessi i panni del leone diventa lui l’agnello, la vittima sacrificale di un sistema malato che lo vorrebbe al patibolo e invece va estirpato come la gramigna. «Non ho preso fondi, mai. Nemmeno un centesimo. Ho querelato L’Espresso perché ha scritto falsità. Io ho avuto un centesimo? No. Io i denari li ho dati. Da questa vicenda noi arriveremo alla giustizia e alla restituzione di tutti i soldi rubati. E noi li restituiremo ai cittadini. Ora parliamo di politica e i ladri mandiamoli dove devono andare. Adesso basta». Ed ancora: «Da parte Lusi c’è un tentativo di intimidazione nei confronti degli ex colleghi di partito, un “tentativo cui si presta anche una parte della stampa».

L’ASSO NELLA MANICA – Poi il colpo da maestro, quel guizzo di cui è capace solo un politico navigato come Rutelli. «Nei prossimi giorni – continua Rutelli – dirò in che modo raccoglierò le idee dei cittadini per distribuire questi soldi rubati». Un’idea potrebbe essere quella di «creare nella villa di Genzano (sequestrata a Lusi, ndr) una casa famiglia». Poi la provocazione che annuncia il gran finale: dimissioni dall’Api sì o no? «Se avessi detto cose false, sarei una persona disonesta ma ho detto cose vere. Quanti dovrebbero dimettersi in un Paese dove tanti giornalisti scrivono fregnacce e poi passa tutto in cavalleria? In un momento di antipolitica questo può funzionare ma alla fine l’onestà vince e da questa storia dolorosissima ne usciremo a testa alta». Sprofondato nel divano il telespettatore resta il solo turista della politica, attonito, con gli occhi sbarrati e la salivazione azzerata cambia canale, anzi no. Spegne la tv e il cervello.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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