giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Lettera aperta sull’articolo 18
Pubblicato il 20-03-2012


Ho scritto una lettera aperta indirizzata ai leader sindacali, al premier Monti e al ministro Fornero. Per dire una cosa molto semplice: per affrontare la riforma del lavoro la priorità, prima e più della questione relativa all’articolo 18, è rappresentata dal riconoscimento delle garanzie e delle tutele la cui mancanza ha fino ad oggi determinato la frattura tra un lavoro a tempo indeterminato tutelato e ed un lavoro atipico senza protezione.

In Italia otto lavoratori su dieci vengono assunti con contratti flessibili e attendono anni prima di avere un lavoro stabile. Un esercito di circa quattro milioni di persone, per lo più giovani e neolaureati, che non godono di nessuna delle garanzie previste per i contratti a tempo indeterminato. Non lo dico io, ma il rapporto sulla coesione sociale messo a punto in questi giorni dal Ministero del Lavoro, da Istat e da Inps.

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Commenti all'articolo
  1. Mi pongo una domanda: se le modifiche Monti-Fornero all’art. 18 sono così giuste, perchè non abolire del tutto il limite dei 15 dipendenti? Mi rispondo: perchè da parte padronale non sarebbero d’accordo.

  2. Infatti non credo che la vera questione sia toccare o no l’articolo 18, ma piuttosto creare i presupposti perché quella forma di schiavismo che è la flessibilità all’italiana abbia fine. Non vedo questo intento nella riforma Fornero, perché altrimenti escludere dalla penalizzazione dei contratti a termine tanto sbandierata quelli “stagionali” e “sostitutivi” se non per offrire una scappatoia?

  3. Non è l’art. 18 che può creare o meno i presupposti per creare occupazione. Il problema è come se mai far ripartire l’occupazione e mantenere quella che già esiste nei più svariati settori produttivi delle nostre aziende. Non sarà mica il caso di diminuire la crescente pressione fiscale a danno delle imprese e delle buste paga dei lavoratori? Io credo proprio di si che questa potrebbe essere l’unica arma utile in questo momento, mettere mano alle questioni dell’art. 18 credo che sia solo pura propaganda.

  4. In un Paese, come in una qualsiasi famiglia, la qualità della vita migliora se si riescono a trovare le risorse economiche. Quando queste vengono meno e i creditori esigono garanzie a copertura dei loro crediti è obbligatorio fare un passo indietro per assicurare ai nostri figli e ai nostri nipoti un futuro dignitoso nel posto dove sono nati. Certo, la modifica sulla revisione dell’Art. 18 (modello tedesco) deve essere perseguita fino all’ultimo istante disponibile, ma non possiamo perdere l’occasione di rendere più competitivo il prodotto Italiano.

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