martedì, 23 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Napolitano dice basta ai giovani precari e il Paese risponde con segnali preoccupanti
Pubblicato il 30-03-2012


 

«Le giovani generazioni, sulle quali grava già un debito pubblico che tende a diventare un fardello insopportabile, devono poter accedere al mercato del lavoro in modo che non siano penalizzate da ingiustificate precarietà o da forme inammissibili di sfruttamento». Il presidente della Repubblica non ci sta a fare lo spettatore impassibile di un dibattito politico che non va nella direzione sperata. Basta con il precariato, con la generazione mille euro anzi molto meno, con chi dice domani mollo tutto e vado all’estero e chi risponde potessi permettermelo ti seguirei. Stop alla politica autoreferenziale sempre e comunque, a quella che ci mette la faccia e poi cede ad accordi discutibili, a quella che invita ad abbassare i toni ma poi alza la testa sull’articolo 18 che tanto cambia o non cambia poco conta. Date le premesse per nulla incoraggianti non dovrebbe sorprendere che lo spread torni a salire, il ministro dello Sviluppo dica che non c’e’ sviluppo, il capo dello Stato tuoni contro lo sfruttamento dei giovani precari, la Cgil denunci la ‘controriforma del lavoro’ e annunci scioperi.

SEGNALI DAL PAESE ITALIA – Ce n’e’ abbastanza per motivare l’allarme dei mercati, sullo sfondo di un’ondata di suicidi che – come osserva Romano Prodi – sono il terribile segnale di una disperazione sociale senza precedenti. Dicono bene Renato Schifani e Pier Ferdinando Casini, mettendo in guardia dal ritenere che il peggio sia passato. Oppure il Pd che ribadisce il suo dissenso alla linea di “cieca austerità” voluta dalla Germania. Perché non funziona e comunque non è sopportabile a lungo dal nostro Paese.
IL SILENZIO TECNICO DI MONTI – Mario Monti? No comment. Il premier tecnico, sprovvisto di soluzioni tecniche e immediate, ha preferito perciò raffreddare il clima, trincerandosi dietro il silenzio. A filtrare è stata solo la delusione per le polemiche scatenate in Italia da certi suoi giudizi sui partiti, senza che si tenesse nessun conto dei successi della ‘campagna d’Asia’. Una delusione dietro la quale si intuisce tuttavia il rammarico per aver sbagliato la tempistica dell’esternazione. Le nuove turbolenze sui mercati borsistici hanno indotto un po’ tutti a moderare i toni, ma e’ chiaro che al suo rientro in Italia il Professore non si potrà sottrarre a un chiarimento politico.

LA TERZA REPUBBLICA – Polemica ma non a torto Anna Finocchiaro ha tenuto a precisare che, sondaggi o non sondaggi, l’esistenza del governo dipende dal consenso dei partiti ed alimentare la dicotomia tecnici-politici e’ un errore. I democratici non possono ignorare le richieste della loro base e avanzano alcune proposte per aiutare lo sviluppo: allentamento del patto di stabilità dei comuni, tagliare il cuneo fiscale sui salari, ridurre il carico fiscale sulle imprese. Certo, nessuno si sente di presentarsi alle elezioni con la semplice constatazione di Corrado Passera che il 2012 sara’ un anno di recessione e che bisogna attendere qualche anno per vedere l’esito delle riforme. Anche perche’ a sinistra il Pd e’ incalzato da Vendola e Di Pietro che accusano il governo tecnico di aver sbagliato una riforma dagli esiti puramente recessivi. Ma c’e’ qualcosa di piu’ dietro il nervosismo della Grande Coalizione. Come dice l’ex ministro Gianfranco Rotondi, la politica di Monti che scava un solco attorno ai partiti, puo’ dare luogo ad un nuovo contenitore: cio’ significa che la temporaneita’ del suo mandato potrebbe essere solo un velo dietro il quale celare l’apertura della fase di una terza repubblica incarnata dalla tecnocrazia.
A CHI NON PIACE ABC – Ecco perche’ l’intesa raggiunta da Alfano, Bersani e Casini sulla riforma della legge elettorale ha seminato tanto allarme tra le opposizioni e i bipolaristi convinti: si tratterebbe di uno schema destinato a perpetuare il ruolo strategico del centro postdemocristiano all’ombra delle larghe intese rese obbligate dalla crisi economica. I prodiani sono stati i primi a capire il pericolo e, per bocca di Arturo Parisi, accusano il Pd di aver tradito la linea del partito e il bipolarismo. Ma anche nel Pdl si fanno strada i sospetti e Ignazio La Russa ha fatto sapere che se qualcuno pensa di tornare al passato e’ meglio che lasci il partito. In molti la pensano come lui -Giorgia Meloni ha avvertito che non votera’ questo tipo di legge elettorale – e si moltiplicano le richieste al segretario di convocare la direzione per discutere l’accordo. Questo scontro puo’ mettere in discussione gli equilibri di maggioranza? Secondo Casini no, il governo regge ‘solidamente’. Enrico Letta spiega che gli equivoci con Monti rientreranno perche’ la posta in gioco e’ troppo alta. Eppure il fuoco cova sotto la cenere: senza ‘uno sforzo in piu’ ‘ sul fronte dei risultati, per citare Bersani, tutto puo’ essere messo in discussione.

Lucio Filipponio

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