sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Neoliberismo rivoluzionario e proletariato cognitivo
Pubblicato il 15-03-2012


Oggi non è (solo) sul Capitalismo e i suoi meccanismi che dobbiamo riflettere, ma sulla sua versione rivoluzionata che si chiama Neoliberismo finanziario, ovvero il sistema organico globalizzato di trasformazione delle società in mercati.

RENDITA FINANZIARIA PARASSITA – Si è imposto negli ultimi trenta anni, attraverso l’egemonia sottoculturale (la costruzione di nuovi simboli e linguaggi, lo “story-telling management”, la televisione commerciale) e una sovversione dall’alto che è avvenuta con la crisi della grande fabbrica “fordista” (studiata da Marx e dagli economisti classici). Con l’obiettivo dichiarato di ribaltare il trend in caduta libera del valore del saggio di profitto, con la sua più clamorosa caratteristica: la brutale e progressiva riduzione dei redditi da lavoro dipendente (salari, stipendi, pensioni) a favore dei profitti e della rendita finanziaria parassita.

FONDAMENTALISMO DEL MERCATO – Ha trasformato (e ci hanno lavorato sodo) i legittimi desideri di cambiamento e libertà portati dai movimenti del ’68 e degli anni ’70, in pulsione irrefrenabile al consumo mettendo in produzione, mediante la Biopolitica, ogni aspetto della nostra vita, dalle idee al corpo, convertendoci tutti quanti in proletariato cognitivo. Un mutamento antropologico. Ovvero: la presa del potere e il trionfo del fondamentalismo di mercato, il colpo di Stato dei manager. Uno dei più inflessibili tra gli integralismi mai partoriti dalla mente umana.

DA DOVE RIPARTIRE – Una nuova Costituzione materiale, basta sulla finanziarizzazione e libera circolazione dei capitali che ha consegnato al “Senato virtuale” (A. Burgio) delle Istituzioni finanziare il potere sovrano de facto sui governi nazionali, con conseguenti derive oligarchiche degli assetti democratici. L’individualizzazione spinta delle coscienze, l’annichilimento del senso della morale che è dentro di noi. L’affermazione di modelli e forme di vita basati sull’individualismo competitivo e sulla cancellazione del principio di solidarietà e coesione sociale. L’annullamento del significato del “collettivo” e dello “spirito critico” tanto caro a Kant, senza il quale non si dà cittadinanza profonda e attiva. E significato compiuto alla Politica. E’ da questo recupero culturale e morale, dalla de-ricostruzione contraria che dobbiamo ripartire: dal ri-sovvertire il senso della fatalistica, rassegnata e inconsapevole rassegnazione all’ineludibile. Il mondo delle idee (e delle ideologie) è un campo di battaglia dove, come in Politica, lo spazio vuoto non esiste e lo può conquistare chi elabora e mette in campo proposte e visioni alternative. Il lavoro da fare è tanto, la lotta continua.

Marco Foroni

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