lunedì, 22 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Non ci sono più le mazzette di una volta. Menomale che Fede c’è.
Pubblicato il 27-03-2012


L’Italia è un Paese che non conosce epurazione. Ci sono tangenti che spuntano da tutte le parti, altro che il vecchio Mario Chiesa e le sue mazzette buttate nel water. Andiamo, non ci sono più i corrotti di una volta! Oggi celebriamo l’ennesimo carnevale della vergogna. Le mazzette finiscono con le spigole dentro una vasca da bagno e tra gli sciagurati e preziosi – e pelosi – molluschi di un sindaco qualunque. Una volta  i quattrini sporchi finivano nascosti nell’intimo, passavano di mano in mano nelle valigette, o nelle scatole da scarpe. Una volta erano così, un po’ inesperti, i soldi giravano, ma i metodi erano più o meno quelli classici e facevano anche una certa tenerezza. Scattano le manette e un’epoca finisce, mentre si apre l’illusione del rinnovamento. Quando “scesero in campo” i “difensori della patria”, quelli che promettevano di rigenerare la politica e i partiti dal marciume della corruzione, in realtà stavano soltanto cambiando vestito e nome a quei partiti, e nel frattempo i si sfregavano le mani con gli occhi a forma di dollaro, come nei cartoni animati.

Ho la scena in mente: gente in piazza che tira le monetine, gridando “vergogna!” e i “rigeneratori” che si affrettano a rubarli quegli spiccioli, con l’affanno dell’accattone e il ghigno malefico di chi sapeva di aver creato di sana pianta un’enorme invenzione mediatica, quella che poi tutti si sarebbero affrettati a definire “Seconda Repubblica”. Ci ha pensato bene Di Pietro, che tra un malcontento e un disincanto, forte della sua “Mani Pulite”, ha pensato bene di togliersi la toga ed entrare in politica, insieme con i suoi slogan stucchevoli da finto giustizialista. Uno a cui “piace vincere facile”, insomma. Solo un paio di mesi fa, su questo stesso Blog, riflettevo su un atteggiamento tipico dei “tangentari” di questo tempo: nessuno sa niente, né dei conti pagati nei resort di lusso, né dell’identità dei benefattori di case vista Colosseo. Mentre scrivevo, ero all’oscuro del fatto che la mia lista si sarebbe allungata in pochissimo tempo. Sgarbi, per esempio, che a febbraio lasciava a malincuore la guida del piccolo comune siciliano, Salemi, è un altro povero caduto dalle nuvole: non sapeva che il paesino in provincia di Palermo si era “appesantito” di infiltrazioni mafiose e  appalti truccati. E dire che il ruolo primario nell’amministrazione comunale è stato attribuito all’imprenditore edile Pino Giammarinaro, vecchio democristiano, colpito da un’ordinanza di sequestro di beni per oltre 35 milioni di euro, che poi fu lo stesso ad inventare la candidatura di Sgarbi. Niente di fatto, lui non ne sapeva nulla. Comune sciolto per mafia dal Ministro Cancellieri, con al seguito altri sei comuni (e questo la dice tutta sulla grave collusione stato-mafia). Poi c’è lui, Formigoni. Quattro su cinque dell’Ufficio di presidenza del Pirellone sono indagati, in consiglio c’è una percentuale altissima di corrotti e corruttori (tra cui il fratello dell’ex ministro del Pdl La Russa), dove quello “pulito” viene considerato un’eccellenza (perché in Italia quello onesto non è una persona normale, è una persona “particolare”) e lui, invece che dimettersi, da del “pirla” al collega dell’Idv. Ma il trofeo è di Rutelli, non ci sono paragoni. Dalle casse del partito manca una cifra che va dai 20 milioni di euro a un numero di quattrini indefinito; e tra una società canadese e qualche appartamento di lusso al centro di Roma, acquistato e rivenduto tramite altre società immobiliari di comodo da ricondurre a Lusi, Rutelli si sente un “ingenuo”? minacciato e intimidito dal proprio tesoriere? Pur volendo credere alla sua estraneità dei fatti, io mi preoccuperei di eleggere a capo di partito chi non ha la minima idea del fatto che vengono a mancare dalla cassa così tanti milioni di euro. E mi preoccuperei della sua credibilità. Menomale che c’è lui, Emilio Fede, che ci riporta alle buone e sane abitudini del vecchio modo di rubare: due milioni e mezzo  in contanti dentro una valigetta, tradizionale viaggio in Svizzera. Peccato che i funzionari della banca non accettano i suoi soldi. Emilio Fede, oltre che ad essere indagato per favoreggiamento della prostituzione per le feste organizzate ad Arcore, dirige tranquillamente un Tg ed è iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Per dirla breve, circola impunito, mentre il suo compagno di avventure, Lele Mora, che reclutava le ragazzine per portarle nelle ville dell’ex premier, trascorre le sue giornate in gattabuia. Non c’è niente da fare, prima di arrivare a vedere “ripulito” un sistema così marcio passeranno decenni. Intanto, mi guarderei bene dai politici che urlano all’indignazione. E da quelli che si scavano la loro nicchia di supposta superiorità morale. Mi guarderei bene dai giustizialisti e dai fustigatori dei corrotti, dai difensori del rinnovamento politico e da quelli che bacchettano i partiti. Perché, vedete, gli ultimi che hanno fatto così, vent’anni fa, erano loro stessi i malfattori. E di altri “grandi passaggi epocali” o nuove repubbliche, non ne possiamo davvero più.

Giada Fazzalari

Giornalista - PoliticAnti

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