lunedì, 20 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Oggi la democrazia passa per via Valdonica e si chiama Marco Biagi
Pubblicato il 19-03-2012


Quella sera io c’ero in via Valdonica a Bologna. Era da poco successo: per strada solo uomini delle forze dell’ordine, pochi colleghi e due strisce di plastica che delineavano l’aerea per evitare che curiosi, cameraman e fotografi potessero inquinare quelle prove di un omicidio che aveva già un timbro ben chiaro. Non vi era un gran bisogno di aspettare rivendicazioni da parte delle Br. Non vi era bisogno di volantini o telefonate ai giornali per riportare il Paese in quella spirale stragista che la gente non aveva ancora dimenticato.

Ricordo quando presi a seguire le volanti della polizia per capire cosa fosse accaduto; quando arrivato nella stradina vicino via Zamboni nell’area universitaria c’erano ancora macchie di sangue per terra. Marco Biagi era stato assassinato da circa un’ora o poco meno, e sulla strada i segni di quell’uccisione erano ancora evidenti, così come lo sarebbero stati ancora di più i suoi assassini. La bicicletta, la sua borsa da lavoro, tutto lasciava intendere che qualcosa si fosse spento, che fosse finito per sempre. Dieci anni fa esatti, il 19 marzo del 2002: era il mio primo servizio giornalistico, un momento che non avrei mai dimenticato, così come la sensazione di vedere la luce dietro la finestra della casa di Biagi.

Guardandola continuavo a pensare ai figli che aspettavano il loro padre di ritorno dall’Università di Modena per festeggiare insieme la festa del papà. La moglie, la donna con cui il professor Biagi aveva passato buona parte della sua vita, che aveva dovuto sentire gli spari in strada interrompere per sempre quella linea di condivisione che per anni li aveva uniti. Una situazione che aveva del surreale, se non fosse stato per quei tratti brutali e criminali.

Oggi, a distanza di tanti anni, è normale per chi fa il mestiere del giornalista fare un giro sul web e cercare il nome di Biagi. Quello che non è normale è, andando su youtube, leggere gli ultimi commenti postati su alcuni video che riguardano la morte del giuslavorista. Gente che sigla quella morte come “giusta” se paragonata alla sofferenza che il suo lavoro sull’articolo 18, su quella legge che porta il suo nome avrebbe recato loro. Chi cerca tra i video che riguardano Biagi deve leggere frasi del tipo: “Dovevano seccarlo prima”, o “possa bruciare all’inferno”. Non voglio immaginare se la stessa ricerca dovessero farla i figli di Biagi. Che risposta potrebbero dare a loro stessi, rispetto a quel rispetto che ancora oggi non viene portato al loro padre?

Ecco, anche questa è l’Italia. Un paese cha abbia anche una sola persona che giudichi giusta una simile morte o peggio che lo dileggi, che spalleggi i suoi assassini o che appoggi chi, pur richiedendola da tempo lui stesso, non gli avesse fornito quella scorta che forse avrebbe impedito il suo assassinio non è un paese civile. E sia chiaro, non è questione di democrazia, di giusta causa di licenziamento o di libertà di manifestazione del pensiero.

Non esiste uccisione motivata, così come non vi dovrebbe essere nessuna santificazione post mortem. Ripeto: non in un paese civile, meno che mai nel nostro, che ancora oggi porta i segni di un’epoca di sangue. Questo è quello che si dovrebbe dire, prima ancora che ricordare la singola notizia di un anniversario. Questo è quello che io mi sento di scrivere, legando il mio primo approccio ingenuo a questa professione ad uno dei momenti più bui dell’ultimo decennio.

Giampiero Marrazzo

@giamarrazzo

More Posts - Website

Follow Me:
TwitterFacebookDiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento