giovedì, 13 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Paestum sommersa da monnezza e amianto? con 50 euro puoi salvarla anche tu
Pubblicato il 27-03-2012


 

A Paestum regna l’incuria e Legambiente lancia a tutela del suo patrimonio archeologico un progetto di azionariato popolare. Aderire a “Paestumanità. Comprare per salvaguardare” è semplice, basta acquistare una quota di 50 euro per appoggiare questo progetto promosso oltre che da Legambiente anche dal circolo Freewheeling di Paestum a favore di uno dei 48 siti Unesco italiani. L’area versa in uno stato di grave abbandono da anni e di un abusivismo diffuso contro cui Legambiente lancia questa campagna di sensibilizzazione internazionale molto concreta. Al progetto possono aderire cittadini di qualsiasi parte del mondo.

50 EURO PER SALVARE PAESTUM – Non è solo una buona azione quella che Legambiente lancia nei confronti del sito archeologico di Paestum. E’ qualcosa di più e va ben oltre la semplice raffigurazione che si può avere di una qualsiasi forma di azionariato diffuso o di una acquisizione di quote. E’ una vera e propria sfida al vivere civile ed al senso di appartenenza civica che dovrebbe caratterizzare qualsiasi cittadino. I terreni entro le mura antiche della colonia achea di Posidonia sono all’80% di proprietà privata e nei loro confronti niente potrebbe fare il Ministero dei Beni Culturali che d’altronde non ha nemmeno le risorse necessarie ad acquisirli. Il risultato e’ sotto gli occhi di tutti: rovi, sterpaglie, cumuli di rifiuti, anche speciali, che lasciano i visitatori sconcertati ed allibiti e che non fanno certo fare bella figura all’amministrazione pubblica.

ACQUISTARE UN PEZZO DI STORIA MILLENARIA – ”L’abusivismo diffuso e la destinazione di parte di terreni vicinissimi ai templi ad attività non confacenti all’idea che si avrebbe di tutela e valorizzazione di un bene comune, quale è un sito Unesco, impongono un appello internazionale all’acquisto di questi fondi da parte della collettività – spiega Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania – per rimetterli nella piena disposizione della stessa, favorendo le indagini scientifiche sul campo, la realizzazione di progetti di valorizzazione che migliorino la conoscenza e la fruizione del nostro patrimonio storico-archeologico e lo sviluppo di forme di autocontrollo del suo stato di conservazione”.

TEMPLI TRA LA “MONNEZZA” – La soluzione è tentare di acquistarle in toto quelle aree di proprietà privata, affidando l’area alla Sovraintendenza. Lo Stato non avrebbe le risorse per farle proprie e così Legambiente lancia questo progetto per fare ricorso alla sussidiarietà virtuosa dei cittadini che con quote di 50 euro possono riuscire a mettere in salvo l’area. Una vera e propria OPA da parte della collettività nei confronti di uno dei siti archeologici indicati dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. La situazione è anche oggetto di una interrogazione al Ministro per i beni culturali da parte del senatore Enzo Fasano viste le condizioni pietose nelle quali versa il sito. Al suo interno è stato trovato davvero di tutto: dall’amianto alla plastica agli elettrodomestici.

COME PER IL COLOSSEO – Il ricorso al privato e’ una forma già sperimentata nelle attività di recupero di beni del patrimonio culturale. Basta vedere il caso del restauro del Colosseo, finanziato con un ricorso al capitale privato per 25 milioni di euro. «Se lo Stato non può acquisire la titolarità di tutta l’area archeologica, per mancanza di fondi, non riuscendo a tutelarla perché non interviene come dovrebbe nel merito delle attività svolte da singoli cittadini sulla sua superficie, allora chiediamo alle persone, senza limiti geografici, di raccogliere i fondi necessari per comprare i terreni privati e promuoverne la tutela, affidando l’area alla Soprintendenza» spiega Michele Buonomo, presidente regionale di Legambiente.

Marco Bennici

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