lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Parigi Fashion Week/2
Pubblicato il 06-03-2012


Riccardo Tisci per Givenchy guarda alla frizzante anarchia dello streetstyle e alla supremazia dei materiali: stoffe di diversa provenienza, che si avvicinano creando contrasti sorridenti. La meticolosa operazione sartoriale ammaestra l’indomabile pelle che non porta con sé le tracce dell’usura per sottolineare la credibile componente artigianale. Pelle, dunque: plissettata sulle gonne, fasciante sui boleri con coda da marsina, matelassé sui pantaloni e sulle giacche di taglio tradizionale, aderente sui guanti che sfiorano l’ascella, e rigida sugli stivali che proteggono il ginocchio e nascondono le scarpe. Il corpo dell’amazzone-valchiria, lussuosa e lussuriosa, è plasmato anche da redingote di nappa nera e abbaglianti rossi laccati, da cavallino a lavorazione patchwork, da giacche che si accorciano sul davanti e si allungano sul retro, da capospalla di foggia costruttivista, e dai pantaloni in raso di seta. La sera, una grande festa di plissè – tra iridescenze di ricami in Swarovski e decori di pizzo – si anima su abiti sottoveste dalle tonalità sgargianti come il lilla e l’arancio.

Una stella che brilla, sempre di più, di luce propria nel firmamento della Moda. Il segreto? Femminilità, praticità, e compatibilità con l’eleganza metropolitana. E’ il minimalismo barocco, la nuova fonte di Stella McCartney, che risuona prezioso sui tagli impeccabili, sulle forme semplici, e sulla stilizzazione dei riccioli rococò che decorano abiti dritti o a clessidra, tailleur pantalone, e maglie. Il tweed, benedetto da dio subito dopo la regina, si fonda, sofisticato e insolito, ai dettagli dello sportwear che, ricordando le tute da palestra degli anni ottanta, diventano colli e revers di giacche e cappotti. Dopo aver disegnato le divise della Nazionale inglese per le Olimpiadi, Stella osa mescolanze mai viste prima, giocate sul rapporto sinergico tra creatività e ricerca, sport e couture.

Niente lacrime: non è il solito lacerante addio del direttore artistico che abbandona la maison. Solo applausi, sorrisi, e Stefano Pilati che fa il gesto di vittoria. L’ultima sfilata dello stilista milanese per Yves Saint Laurent è costruita sulla linea a matita, sugli abiti di metallo che ricordano le armature medioevali, sui tailleur asciutti, e sulle scarpe taglienti a tacco specchiato. I paltò, decorati con calle a lavorazione tridimensionale, hanno spalle larghe e decise. I rossi e i verdi delle bluse di pelle, indossate sopra le gonne di organza, sono un esplicito omaggio, velato e doveroso, al grande Yves. Anche i revers delle giacche sono in pelle, così come i tailleur pantalone. L’abito da sera con lo spacco, è un tuxedo da maschio femminilizzato ad arte. Da sempre fedele allo stile e all’androginia del casato, senza mai cader nella lugubre tentazione di nostalgiche operazioni, in otto anni, Pilati non ha mai oscurato il mezzo secolo di storia della maison. I quotidiani parigini danno per certa la nuova direzione artistica a Heidi Slimane: talento eccentrico in salsa rock, e inventore della silhouette maschile di Dior. E Pilati? Potrebbe andare a curar le ferite di Christian Dior e a farci dimenticare l’infausto passaggio di Bill Gaytten. La moda crea, la moda distrugge. «La moda passa, lo stile resta».

Martina Alice de Carli

 

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