mercoledì, 17 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Perché le banche si tengono stretti i fondi arrivati da Bruxelles
Pubblicato il 02-03-2012


La Banca Centrale Europea ha recentemente varato la seconda maxi iniezione di liquidità alle banche europee. A circa 800 istituti di credito europei sono stati concessi finanziamenti a tre anni per quasi 530 miliardi di euro al tasso agevolato dell’1%. Le banche italiane hanno ottenuto poco meno di 140 miliardi di Euro. Nel dicembre dello scorso anno, nella prima operazione di rifinanziamento a tre anni, la BCE aveva erogato 490 miliardi di euro. In quella occasione le banche italiane si erano aggiudicate poco meno di 120 miliardi. Sommando quanto assorbito dal sistema creditizio italiano nelle due aste BCE, otteniamo un totale di circa 260 miliardi di Euro.

E IL DEBITO PUBBLICO? – Le banche possono utilizzare i fondi così ottenuti per depositarli presso la stessa BCE, per acquistare titoli di Stato, per concedere credito ad imprese e cittadini. Ebbene, oggi molti si auspicano che le banche rimettano al più presto in circolo i fondi così ottenuti dalla Banca Centrale Europea, in modo da favorire la crescita economica. Ma è un auspicio destinato, in parte, ad essere disilluso. Basterebbe conoscere il fabbisogno del debito pubblico italiano fino al 2014 per darsi una risposta realistica: esso ammonta a ben 660 miliardi di euro. E’ naturale quindi che le banche italiane utilizzeranno i 260 miliardi ottenuti dalla BCE principalmente per supportare – per quanto possibile – il debito pubblico in scadenza nei prossimi tre anni. Se infatti, in una delicata fase come quella che stiamo vivendo, i mercati dovessero percepire l’incapacità del Governo italiano di far fronte alle proprie obbligazioni in scadenza, le conseguenze per l’economia italiana sarebbero ben più gravi.

LA VERA STRATEGIA DELLE BANCHE – Agendo in tal modo i tassi sui Titoli di Stato italiano sono tenuti “artificialmente” bassi. Ne conseguono minori oneri per le casse pubbliche e, quindi, in definitiva per i cittadini italiani. Indirettamente si favorisce dunque la crescita, perché imprese e cittadini potranno utilizzare i loro risparmi per investimenti reali e produttivi, invece che per il pagamento di maggiori tasse destinate al servizio del debito pubblico. Tuttavia, il “quantitative easing” mascherato della BCE, cioè l’emissione di moneta sotto forma di prestito al sistema bancario, farà lievitare l’inflazione, come confermato anche dagli ultimi dati Istat che rilevano un +4,5% su base annua per i prodotti acquistati con maggiore frequenza. Tutto quanto sopra lascia prevedere una ripartenza degli investimenti reali, anche se con qualche ferito, come, ad esempio, il potere di acquisto dei dipendenti pubblici e privati.

Alfonso Siano

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Commenti all'articolo
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