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Opinioni e commenti
 

Ragazzi imitano Romanzo Criminale. Lo psichiatra: «La tv mitizza i criminali»
Pubblicato il 23-03-2012


«Tu fai il Freddo, io faccio il Libanese». Questi i ruoli che i bambini di oggi si danno per giocare. Ma il gioco troppo spesso sfocia nella violenza, soprattutto se si scherza a imitare la Banda della Magliana impersonando i protagonisti della fiction cult di Sky. Modelli estremi che vengono adottati sempre più spesso da tantissime adolescenti. Basta poco e il fenomeno esplode, contagia “cattive ragazze”, piccole bulle di quartiere, teeneger che mettono da parte le occhiate fulminanti e preferiscono passare alle maniere forti. E allora violenza sia. Ad Ostia due settimane fa, fuori dall’istituto professionale Pier Paolo Pasolini una sedicenne rumena ha minacciato con un coltello una coetanea italiana: i Carabinieri sono intervenuti e hanno denunciato la «bulla». A spiegare il perchè dell’evidente deriva che sta assumento il già preoccupante fenomeno del bullismo giovanile è il professore Luigi De Maio, psichiatra.

Bambini che imitano i personaggi di Romanzo Criminale, solo spirito di emulazione o cosa?

Se la tv presenta quelli che sono criminali come eroi, fornisce un’informazione che non attiene al solo pubblico adulto e quindi tende a influenzare anche il comportamento dei bambini.

Secondo lei è colpa dei genitori?

Una volta i bambini venivano educati a certi tipi di informazioni tramite degli eroi positivi presenti nei libri o all’interno del contesto familiare. Il soggetto da emulare era il padre o la madre. Ora si tende a fornire delle informazioni passive, che il bambino adatta alle proprie necessità. E questo danneggia la crescita del bambino.

Quindi la violenza è una necessità al di là della mitizzazione della stessa?

Il bambino ha bisogno di identificarsi con un qualcosa che affermi il proprio carattere. E’ un bisogno di identificazione che permette al ragazzo di raggiungere una meta. E questo processo è reso possibile dall’eroe di turno. Il problema nasce quando l’eroe in realtà è una figura negativa, data dai reality o dalle fiction che esaltano la violenza.

Perche questa violenza è spesso espressa in soggetti indifesi, disabili soprattutto, sintomo di una società che tende a discriminare queste realtà?

Questo è sempre avvenuto nei bambini. I bambini in età scolastica sono cattivi e tendono a emarginare il diverso per affermare il loro carattere. Tramite la messa in evidenza della diversità si tende ad affermare la proprio forza. Poi se ci si mette anche l’educazione e il modello sbagliato, l’aggressione è ancora più forte. Se il bimbo percepisce violenza attorno a sé vede una strada percorribile. E’ autorizzato quindi a usare violenza con i suoi coetanei.

Bullismo al femminile, realtà emergente?

Parlare di nuovi fenomeni o di reatà emergenti è erroneo. In realtà questa realtà si sta affermado già da molto tempo. Questo perché la donna si sta riappropriando del proprio corpo e con esso della violenza, prima manifestazione tipicamente maschile. Dunque le ragazze e le bambine tendono a emulare la realtà materna.

Quale la soluzione per cercare di arginare la violenza giovanile?

Bisognerebbe stare accanto ai propri ragazzi. Gli atteggiamenti prevalenti sono due: o li si teme o li si prevarica. Entrambi gli atteggiamenti sono sbagliati. Bisognerebbe passare più tempo vicino ai propri figli, parlando con loro. Il dialogo è la strada da percorrere.

 Redazione

 

 

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