giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Putin stravince tra contestazioni e accuse di brogli
Pubblicato il 06-03-2012


Sembrano lentamente placarsi le proteste sorte tra le fila dell’opposizione dopo le elezioni presidenziali di domenica scorsa in Russia che hanno visto il trionfo al primo turno, con il 63,75% dei voti, di Vladimir Putin, già presidente per 8 anni e primo ministro negli ultimi quattro.

RILASCIATI I CONTESTATORI – Questa mattina sono stati  rilasciati il blogger Alexei Navalny, simbolo dell’opposizione, il capo del movimento “Altra Russia” Eduard Limonov e il leader nazionalista Dmitry Demushkin, tutti fermati ieri insieme con altre centinaia di persone (tra le 250 e le 500 secondo varie fonti) per le proteste seguite alle elezioni. I manifestanti – 20.000 secondo gli organizzatori, 15.000 per la polizia – erano scesi in piazza Pushkin lunedì a Mosca per contestare il voto al grido di “Russia senza Putin”.

L’OCSE NON CI STA – Mentre il vincitore stava festeggiando l’esito delle urne (tutti i media hanno evidenziato il suo pianto di gioia davanti a circa 100.000 sostenitori, sebbene qualcuno lo abbia attribuito al freddo pungente) è arrivato il commento critico dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa). Gli osservatori hanno parlato di «seri problemi» nella macchina elettorale russa e di eventuali violazioni che devono essere chiarite, oltre a sottolineare che Putin ha  avuto un chiaro vantaggio in termini di esposizione sui media, elemento che avrebbe «posto limiti a una reale competizione tra candidati».

LA CASA BIANCA PACATA E LE RASSICURAZIONI DI PUTIN – Un po’ più distaccata la reazione dell’Unione europea, che ha sollecitato «indagini indipendenti e credibili» su eventuali brogli elettorali.La Casa Bianca si è limitata a un comunicato scritto, diffuso dal Dipartimento di Stato, in cui si complimenta con il popolo russo e si dice «ansiosa di lavorare con il presidente eletto dopo che i risultati sono stati certificati». Sui presunti brogli circolano alcune testimonianze, tra cui il video ripreso da una webcam in un seggio elettorale che mostra alcune persone non identificate inserire una scheda dopo l’altra nelle urne.La Commissione elettorale centrale di Mosca ha fatto sapere che i risultati di quel seggio saranno invalidati. Di fronte a polemiche e contestazioni, Putin ha comunque garantito che «ogni abuso elettorale dovrà essere esaminato a fondo e i responsabili dovranno essere puniti».

I NUMERI – Presidente per la terza volta, l’ex agente del Kgb ha stravinto sui suoi avversari: il comunista Gennady Zyuganov è arrivato secondo con il 17,19% dei voti, terzo l’uomo d’affari Mikhail Prokhorov (7,84%) e quarto il leader del Partito liberale democratico Vladimir Zhirinovsky con il 6,23%. Dopo la vittoria, Putin si è detto “indeciso” se ricandidarsi alle presidenziali del 2018. Nel frattempo Dmitrij Medvedev, suo predecessore, lo sostituirà nel ruolo di primo ministro: una riedizione a parti invertite del tandem che ha guidatola Russia fino a oggi.

IL PROGRAMMA – In realtà, nonostante le critiche e le accuse di brogli, per molti osservatori questa era una vittoria annunciata. In campagna elettorale Putin ha puntato su promesse di lavoro, di aumenti a pensionati e statali, sull’orgoglio patriottico e sul miglioramento del tenore di vita ottenuto negli anni precedenti. Secondo alcuni analisti, a suo favore avrebbe giocato un’opposizione debole. Proprio questa opposizione lo accusa da tempo di non aver mantenuto le promesse nei 12 anni al potere e di continuare a tenere in piedi un sistema caratterizzato da corruzione endemica e dal malfunzionamento della burocrazia. In particolare sarebbe la nuova classe media urbana, aperta alle tecnologie e alla modernizzazione, a volersi ribellare a questo “zar”. Ne sarebbe dimostrazione il fatto che nella grande Mosca Putin ha riscosso consensi sotto il 50%, mentre nella periferica Cecenia, governata dal suo luogotenente Ramzan Kadyrov, ha ottenuto quasi un plebiscito.

Luciana Maci

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