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Opinioni e commenti
 

Quando Davide batte Golia
Pubblicato il 08-03-2012


Nel giorno in cui la “Pulce” conferma di essere già leggenda (cinque reti nello stesso incontro di Champions League non le aveva segnate mai nessuno e solo Leo Messi poteva farcela) c’è qualcuno che vola più in alto ed entra di diritto nella storia del calcio: l’APOEL di Nicosia che, battendo il Lione ai rigori si qualifica ai quarti di finale della maggiore competizione europea. Da squadra materasso a variabile impazzita: come finirà la favola dell’APOEL di Nicosia?

Ogni volta che un Davide qualsiasi sconfigge con la sua piccola fionda il Golia di turno io mi emozioni. Non posso farci nulla. Lo so, non è neanche una cosa rara. Sui campi da calcio capita spesso di vedere i più deboli che, alla termine di una gara faticosa, combattuta, battagliera, sconfiggono la squadra più forte. Questa volta però la faccenda ha qualcosa di epico, di magico.
Certo, il Lione non è il Real Madrid o peggio ancora il Barcelona, ma l’APOEL di Nicosia, signori… È un po’ come dire che San Marino ha invaso gli Stati Uniti e li ha conquistati. È un po come la lumaca che batte la gazzella sui cento metri. È un po’ come… Insomma ci siamo capiti. È una cosa favolosa.
A leggere la formazione cipriota quasi da ridere: Ailton, Manduca, Helder Sousa, sembrano cognomi inventati parodiando quelli dei calciatori “veri”. Un po’ come quando giochi alla playstation e crei la tua squadra personalizzata. Ecco, un gioco, una fantasia. Perché di fantasia si tratta. Di favola, di racconto onirico. Siamo seri, il valore complessivo di mercato della squadra di Nicosia (riserve e vivaio incluso) corrisponde alla ridicola somma di 14.950.000: meno del 10% di quella del Lione, che invece vale 152.200.000. Eppure nel calcio, a volte, le vagonate di milioni non servono a nulla. Non servono gli sceicchi, i petroldollari, gli stipendi milionari. No. Certo, aiutano. Certo, nel lungo periodo. Poi però se ci pensi sul rettangolo da gioco scendono 22 uomini. E vince chi è più “uomo”. Basta poco a soccombere. Una disattenzione, una carambola sfortunata, una svista arbitrale. Tutto sommato l’APOEL sin dalla sua prima partita non aveva nulla da perdere e, man mano che avanzava, anche un pareggio anche una sconfitta diventavano un successo. È così che si costruiscono le favole del calcio. Senza timore, senza paura.
Due uomini uno di fronte all’altro. Chiotis, il portiere cipriota, Bastos l’ala del Lione.
Oddio… Magari a Chiotis, mentre l’altro sistemava il pallone sul dischetto per calciare l’ulimo rigore, almeno un po’ saranno tremate le gambe. Parliamo di un calciatore della nazionale brasiliana, uno che di partite in Champions ne ha giocate a decine (lo stesso Lione, è stato Davide per una volta, quando due stagioni fa ha eliminato il Real Madrid proprio negli ottavi di finale). Chissà cosa ha pensato il portiere cipriota. Due uomini uno contro l’altro. Una palla. E non sempre vince il più forte, il più bravo, il più pagato. A volte vinche chi ne ha di più. Chi ha più coraggio o soltanto meno paura. Fortuna? Forse. Una cosa è certa. A Bastos, veterano di battaglie ben più importanti di questa, le gambe hanno tremato un po’ di più. Perché Chiotis quel rigore l’ha parato. E Davide ha battuto ancora una volta Golia.
Certo, i ciprioti non vinceranno la Champions League, magari l’APOEL è destinato ad uscire già nel prossimo turno. Per il momento, però, la favola continua. Sono ancora lì e, se prima tutti speravano di incrociarli nell’urna di Nyon, adesso i ciprioti fanno anche un po’ paura. E, siccome sognare non costa nulla, ve l’immaginate l’APOEL in finale contro il Barcelona? Chiotis che para un rigore alla Pulce?
Sì, ho già comprato la sciarpa dell’APOEL, lo confesso.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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