giovedì, 21 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Quando una cavalletta mi fissò
Pubblicato il 13-03-2012


La velocità con cui si sono espanse su tutto il territorio dapprima spaventò la popolazione, che arrivò addirittura a pensare a una nuova piaga d’Egitto trasportata sul suolo greco, magari per punire l’ignoranza diffusa di questo popolo di paesani. Poi degli scienziati vennero a studiare il caso, e trovarono una spiegazione a come mai questo piccolo pezzo di terra fosse infestato da milioni di cavallette formato gigante, grosse perfino come una mano. Se si esce fuori dal villaggio le strade ne sono infestate, e paossandoci sopra con la macchina, o addirittura con un piede, si ha la sensazione come di rompere delle uova per una grande mega gigantesca frittata. Qui giù in paese saltellano allegramente, volano, storte, senza equilibrio, vanno a sbattere! Hanno grandi occhi che guardano simmetricamente uno a destra e uno a sinistra, per cui dritto davanti a loro non sanno mai che cosa succede.

Ogni tanto al lavoro quando mi appoggio per riposarmi giro la testa, e chi c’è lì? Una mostruosa cavalletta gigante che mi guarda con quella faccia beota a due centimetri dal mio naso, con quelle zampette fini, quelle antenne lunghe e quegli occhi rimbambiti. Ma tornando agli scienziati: sono proprio partite dall’Africa queste maledette, circa venti anni fa. Dapprima un’ingente quantità di mega cavallette, si parla di centinaia di migliaia, son saltate nelle acque del Mediterraneo e sono affogate come delle imbecilli formando una sorta di grande zattera di cavallette morte.

Sopra ad esse sono quindi saltate a loro volta altre miglia di miglia di cavallette che, tranquille tranquille, son partite alla conquista della Grecia attraversando in crociera tutto il Mediterraneo. Per sbarcare dove? Proprio qui, in questo desolato pezzo di terra, come se non ne avessero già abbastanza di problemi qua giù. La notte le vedi in penombra volare, senza equilibrio, su, giù, destra, sinistra, e poi si vanno a spiaccicare su qualche palo o sulla testa di qualche ubriacone. Io la vedo che mi guarda, penso sia sempre la stessa. Me la porto dietro, mi ci sono quasi affezionato.

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

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