venerdì, 25 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Quel clarinettista buffo e peloso venuto da New Orleans
Pubblicato il 01-03-2012


Stroncato da un infarto a Montreaux, in Svizzera, dove si trovava per una serie di concerti. Lucio Dalla il 4 marzo avrebbe compiuto 69 anni. Formatosi nelle orchestrine jazz degli anni60, a stretto contatto con la “generazione beat”, Dalla è divenuto nel decennio successivo uno dei cantautori italiani di riferimento, sviluppando un universo poetico capace di spaziare dalla canzone politica a struggenti ballate notturne. Poi sono venute a mancare le simpatie di gran parte della critica, senza privarlo, tuttavia, del successo commerciale.

GESU’ BAMBINO – La storia di Dalla,  uno dei più innovativi e versatili interpreti della canzone italiana non può che cominciare il 4 marzo 1943. Giorno della sua nascita ma anche il titolo di uno dei suoi grandi classici, meglio noto come “Gesù Bambino”. Niente porti, però, né marinai a fargli da contorno, bensì la Bologna del dopoguerra, pronta a trainare l’Italia negli anni del boom. All’epoca era soltanto un ragazzino irrequieto, con il pallino della musica. Il suo amico fidato è il clarinetto, che suona con estro passando dalla canzone popolare emiliana al jazz di New Orleans. Sono gli anni del debutto. Sale da ballo poi approda nella Capitale suonando il jazz classico. Sono gli anni nei quali suonerà in band come la Reno Jazz Gang, la Second Roman New Orleans Jazz Band e infine nei Flippers.

IL CLARINETTO E IL PALCO – Passa il tempo e arriva la collaborazione con Patty Pravo e Luigi Tenco. Dalla è un ottimo clarinettista e un buffo cantante, che sperimenta tecniche ignote alla realtà italiana dell’epoca: vocalizzi estemporanei in stile “scat” (poi ripresi goffamente anche da Celentano), escursioni vocali disarmoniche al limite della stonatura, uno stile “black” che si rifà più alle asprezze proto-funk di James Brown che al “bel canto” soul di Marvin Gaye. Clarinettista talentuoso e cantante sui generis, al punto da spiazzare il pubblico dell’epoca con singolari vocalizzi ripresi qualche anno dopo dallo stesso Celentano, seppur con risultati differenti. A scoprirlo è Gino Paoli. Il cantautore genovese comprende prima di altri che Dalla potrebbe essere il primo cantante soul italiano. Dal vivo però non ha lo stesso successo. Al Cantagiro del 1965 sono più i pomodori sul palco che gli applausi. 

FUORI DAGLI SCHEMI – Fuori da qualsiasi canone del tempo: veste male, canta male. Dalla è un provocatore e se ne infischia dell’etichetta. Ma se ne infischia e va avanti. Dal 1965 al 1970 prosegue il suo percorso eccentrico, che spesso entra in contatto con il movimento beat. Nel 1966 sbarca al Festival di Sanremo con “Paff… bum” al suo fianco dei Yardbirds. Nello stesso anno Dalla pubblica il suo primo album, 1999. Un mood jazz-pop che alterna tracce brillanti come la title track e “Tutto il male del mondo” . L’album è un fiasco e nei quattro anni successivi Dalla è ad un bivio: continuare su quella linea dissacratoria oppure adeguarsi all’industria discografica e gli standard dell’epoca. Nel 1967 torna a Sanremo con i Rokes e fa da spalla a Jimi Hendrix nel concerto al Piper di Milano. La sua tenacia è premiata nel 1970 dal primo successo come compositore: Gianni Morandi incide la sua “Occhi di ragazza” e la porta in vetta alle classifiche. Il pezzo non vale granché, ma è grazie ad esso che l’Italia gli apre le porte. Seguiranno album di successo: Storie di casa mia (1971). A trascinare il disco è il singolo “4 marzo 1943” santificato tra i fiori di Sanremo e lanciato anche a livello internazionale.

IL MOTORE DEL DUEMILA – Dalla è pronto per il grande salto. Ma senza sfruttare la popolarità regalatagli da Sanremo. Cavalca invece la “canzone politica” con una trilogia a firma sua e di Roversi dando voce alle ansie di quella Italia che non si piega alle “verità ufficiali”. Canzoni contro il potere e il perbenismo reclamando un cambiamento profondo della società. L’esordio del duo, Il giorno aveva cinque teste (1973), è un album multiforme ed ermetico, discontinuo, ma illuminato da sprazzi geniali. Tra le sue liriche l’auto assurge a mito del progresso, della velocità, del trionfo. E la parabola di Nuvolari ne è la perfetta incarnazione. Poi la metropoli con il suo volto feroce, l’elegia fiabesca,la Bologna grottesca, il suo autoerotismo consolatorio. Il piccolo clown incompreso negli anni 60 diviene una star. Una rivincita per Dalla, il quale, pur restando sempre con i piedi ben saldi nella canzone d’autore, non aveva mai nascosto di mirare al grande pubblico. L’idillio avviene però con una nuova generazione, quella che ha messo da parte “i favolosi anni 60”. Quando esce Lucio Dalla (1978), il successo è di casa. Colpisce delicatezza infinita di brani come “Stella di mare” (soft-rock che si impenna in un bell’assolo conclusivo di chitarra) e “Anna e Marco” (lirico quadretto di periferia).

DALLA E DE GREGORI – Al massimo della popolarità, Dalla parte insieme a Francesco De Gregori per il tour-evento di Banana Republic (1979), dal quale saranno tratti l’omonimo doppio live e un film. Ne scaturiscono anche pezzi inediti di tutto rispetto. Banana Republic celebra una Italia che cerca una via d’uscita dagli anni di piombo inseguendo paradisi o eremi politici cubano-caraibici. Sarà un grande successo, con stadi sempre gremiti e 500.000 copie vendute. Il sodalizio tra i due, però, non avrà più seguito.

FUTURA – Dalla (1980) consolida la formula, aggiungendo però un pugno di nuove, formidabili ballate. “Futura” è uno dei suoi massimi capolavori melodici: la riflessione di due innamorati su dubbi e paure del futuro (“Chissà chissà domani/ su che cosa metteremo le mani/ se si potrà contare ancora le onde del mare/ e alzare la testa”) si scioglie in un crescendo che combacia con l’orgasmo. L’altra serenata notturna di “Cara” rinnova il miracolo, con un testo di straripante malinconia e una melodia avvolgente, cullata dal piano. Anche “Balla balla ballerino” gioca la carta dell’accelerazione improvvisa di ritmo e sorprende. Dopo aver espugnato anche il n. 1 delle classifiche senza aver mai venduto l’anima al diavolo, Dalla si avvia alla parabola discendente della sua carriera. Prima, però, c’è spazio ancora per un interessante lavoro jazz , un Q-Disc (1981). Premiato anche con la laurea honoris causa del Dams di Bologna in “Discipline dell’arte, musica e spettacolo”, nel 1999 Dalla pubblica Ciao, che vorrebbe dire salutare il secolo nel clima mesto dei Balcani in fiamme, ma è un altro flop.

L’ALBUM DEL RITORNO – Dalla abbraccia perfino la lirica, con il melenso polpettone di Tosca. Amore disperato (2003), ispirato all’opera di Puccini. Poi Il contrario di me, il nuovo disco del 2007. Il singolo “Due dita sotto il cielo”, ispirato all’amico Valentino Rossi scivola su atmosfere delicatamente jazzate. Nel2010, l’evento che spiazza tutti: Lucio Dalla ritrova il vecchio amico Francesco De Gregori, trentun anni dopo “Banana Republic”. Un concerto emozionante che diviene un cantiere itinerante per un anno intero. Non un’operazione-nostalgia e neanche un prodotto meramente promozionale, in ogni caso, come dimostra la mancanza proprio dei brani tratti dai loro album più recenti. Solo la testimonianza sincera e divertita di due giganti della canzone d’autore disposti a rimettersi in gioco dopo quarant’anni di onorata carriera. Fino ad oggi, fino all’infarto che lo a stroncato a pochi giorni dall’uscita di un nuovo singolo con i Marta sui Tubi. Addio Lucio.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento