domenica, 19 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Monti taglia le commissioni bancarie? L’Abi si dimette
Pubblicato il 02-03-2012


 

Quando si taglia, si aggiunge, si corregge e si aggiusta un tema scritto male, allora può capitare di fare degli strafalcioni. E proprio questo è accaduto a uno dei «compiti a casa» cui più teneva il premier Mario Monti. C’è una svista, infatti, dietro il giallo della norma nel decreto liberalizzazioni che rende nulle «le clausole comunque denominate che prevedano commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito». Il senatore Filippo Bubbico, relatore Pd del provvedimento, lo aveva spiegato in anticipo rispetto alle polemiche: in pratica era saltato per sbaglio dall’emendamento approvato in commissione il passaggio secondo cui la misura sulla nullità delle clausole si applica solo alle banche che non si adeguano alle direttive sulla trasparenza. L’inciso, tuttavia, è rimasto assente anche nel maxi-emendamento e dunque ecco la frittata: la norma riguarda ora tutte le banche, quelle buone e quelle cattive.

LE DIMISSIONI DI MUSSARI – Apriti cielo. Bubbico si è stretto nelle spalle e ha spiegato che il governo «non ha voluto cambiare nulla del testo della commissione», per cui non ha aggiunto quelle poche fatidiche parole. Chiarendo poi: «Credo che si stia lavorando per aggiungerle in un altro provvedimento, e in particolare a quello sulle semplificazioni all’esame della Camera». Questo però non è bastato a calmare gli animi e le conseguenze surreali della svista si sono incarnate in un crescendo di prese di posizione che sembravano sottintendere un sospetto forse non del tutto infondato: l’errore in realtà sarebbe un non-errore e sarebbe frutto di una precisa volontà politica di colpire gli istituti di credito. Il primo a reagire duro è stato infatti il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari: mi dimetto perché «un Paese che non sta vicino alle proprie banche non sta vicino a se stesso» e questa «è una norma  che non esiste in nessun altro Paese d’Europa».

BANCHE ESTERE PREOCCUPATE – Dalla sua parte anche gli istituti esteri che operano in Italia. «Il decreto legge sulle liberalizzazioni in via di approvazione oggi in Parlamento che prevede l’abolizione di tutte le commissioni bancarie connesse alla concessione di crediti e fidi, quali ad esempio le Commitment Fee, le Arrangment Fee, crea naturalmente grande preoccupazione nelle banche straniere che si troverebbero nella condizione di non poter offrire al mercato strumenti consolidati in uso in tutti i Paesi», ha detto il presidente dell’associazione fra le Banche Estere in Italia, Guido Rosa. Sul fronte politico, nel frattempo, anche la relatrice Pdl del dl liberalizzazioni, Simona Vicari, ha chiamato in causa Palazzo Chigi affinché decida sull’eventuale correzione. Salvo poi rincarare la dose contro gli istituti:  «Se il sentimento nazionale è quello che i cittadini non ce la fanno più, non si può non ascoltare questo sentimento e non porsi degli interrogativi anche sul comportamento delle nostre banche nel sistema produttivo». Parole che hanno ulteriormente corroborato la tesi secondo cui l’errore (finto?) faccia in realtà comodo a molti.

GASPARRI A TESTA BASSA – E, infatti, se da una parte Confindustria chiedeva di correggere la norma e lo stato maggiore del Pd auspicava un pronto intervento dell’esecutivo, il capogruppo Pdl al Senato Maurizio Gasparri ha cavalcato la vicenda: se gli istituti protestano vuol dire che «il Senato ha lavorato con la schiena dritta. Vedremo se saranno necessari interventi, ma le banche prestino buona parte dei 139 miliardi di euro presi ieri dalla Bce a imprese e famiglie che ne hanno bisogno». L’Idv dal canto suo ha attaccato a testa bassa con Elio Lannutti, capogruppo del partito del gabbiano in commissione Finanze al Senato: «Il comitato di presidenza dell’Abi sta recitando una sceneggiata per far ritenere agli occhi dei consumatori che le banche sono state danneggiate dal decreto sulle liberalizzazioni». E le associazioni dei consumatori hanno accolto con favore la norma, come se non fosse figlia di un equivoco da correggere a breve.

L’ATTENDISMO DEL GOVERNO – I sospetti crescono se si legge tra le righe la reazione del governo, che non è stata tranchant come ci si poteva attendere. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, infatti ha preso tempo: «Se verificheremo che la volontà del Parlamento va nel senso di tener conto delle istanze manifestate da Mussari il governo non si metterà di traverso ma deve essere un’iniziativa parlamentare condivisa da tutte le parti politiche che ci sostengono». Tradotto: non è così scontato che la svista venga corretta. Peraltro si pone adesso il problema del veicolo da utilizzare per rimediare all’errore. Il dl liberalizzazioni non dovrebbe più essere toccato perché ieri ha ottenuto la fiducia in Senato e dovrebbe marciare blindato alla Camera per chiudere senza danni prima della decadenza che scatta il 24 marzo. Ma sembra al tempo stesso poco praticabile un emendamento al dl semplificazioni che ha iniziato l’iter alla Camera: c’è infatti il problema dell’eterogeneità della materia, tema infuocato dopo la lettera del presidente Napolitano che ha  stigmatizzato le correzioni legislative «fuori contesto» e dopo gli oltre 700 emendamenti già dichiarati in tal senso inammissibili rispetto al testo in discussione a Montecitorio.

Ulisse Spinnato Vega

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Mi pare che quando le banche devono dare non danno mai, quando devono prendere sono peggiori dei polpi, vergognoso poi il fatto che non prestino soldi alle imprese nonostante il prestito all’1 per cento della BCE!

Lascia un commento