sabato, 20 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ranking UEFA: è solo una questione sportiva?
Pubblicato il 21-03-2012


Le competizioni europee arrivano ai quarti di finale e, ancora una volta, a rappresentare l’Italia resta solo una squadra. Sconfitte all’andata e vincenti al ritorno, Inter e Udinese si sono fermate ad un passo dal miracolo: i milanesi beffati in Champions da un gol nel recupero del Marsiglia e i friulani eliminati dall’Europa League a causa dell’unica disattenzione difensiva di tutto l’incontro con l’Az Alkmaar. Il Napoli è riuscito a sprecare il 3-1 conquistato all’andata, regalando campo, partita e qualificazione in Champions ad un Chelsea tornato in versione Mourinho. Il Milan, unica italiana a passare il turno, ha pescato nell’urna di Nyon l’avversario più temibile ma si troverà di fronte il Barcelona di Messi.

Insomma, l’epoca delle finali tutte italiane, delle doppiette Champions-Uefa, del dominio sul ranking europeo, sono un ricordo sbiadito. Se in Champions, negli ultimi dieci anni, contiamo due vittorie e una finale per il Milan, una vittoria per l’Inter e una finale per la Juventus(nell’ultimo scontro tutto italiano che risale al 2003), in Europa League, dove per anni abbiamo dominato, siamo un vero disastro: l’ultima finale è quella vinta dal Parma nel 1999. Da allora, buio totale.
Questo declino innegabile ha diverse ragioni: chiaro che le colpe maggiori vanno imputate alle società. Per quanto mi riguarda, però, esiste un dato strutturale che ci sta spingendo fuori dall’elite europea: politicamente contiamo meno di zero.
La chiave è il ranking Uefa: scalzati dalla Germania (guarda caso) che negli ultimi dieci anni ha collezionato (e perso) la miseria di quattro finali – due in Champions e due in Europa League – ma, evidentemente, il calcio tedesco ha collezionato risultati migliori del nostro, abbiamo una squadra in meno nella massima competizione europea. Le conseguenze sono tre: meno soldi per i club, più difficoltà a proseguire nella competizione, appeal ridotto per le società nei confronti dei calciatori.
La questione, secondo me, è solo apparentemente di tipo sportivo perché a ben vedere, considerando i palmares, i numeri ci danno ragione: in Champions League siamo, tuttora, il paese che collezionato più finali (26 contro le 22 degli spagnoli) e, dopo la Spagna, più vittorie (12 contro le 13 spagnole); mentre in Europa League, dominiamo ampiamente con 15 finali (contro 15 della Germania) e 9 vittorie (3 in più di Germania, Spagna e Inghilterra). Insomma se contassero solo i successi, saremmo ancora i più forti. Ma, dopo la riforma del ranking Uefa, contano tutti i risultati e, soprattutto, quelli ottenuti nel proprio campionato. Si possono paragonare la Liga, la Bundesliga e la Serie A? Secondo me, no. E, proprio in questo va ricercata la ragione del declino europeo. In campionati dove ci sono eccellenze mondiali (Real, Barça e Bayern) ma il panorama globale è mediocre, infatti, l’introduzione del nuovo quoziente ha consolidato il predominio di certi club.
In un campionato con meno eccellenza ma generalmente più livellato come quello italiano, le squadre forti sono di più, la competizione è maggiore e la difficoltà aumenta notevolmente. In Spagna ad esempio esistono due, massimo tre partite di davvero complicate, il resto sono abbordabili. Quello che voglio dire insomma è che Real e Barça se giocassero nel nostro campionato avrebbero un ranking più basso. La cosa è impossibile da dimostrare ovviamente e diventa una tesi insostenibile. Eppure, una proposta è stata fatta. Abbiamo chiesto alla Uefa di rivedere i criteri del ranking. Platini non ne ha voluto sapere: “solo gli italiani sono interessati ad un cambiamento”. Un modo come tanti per dire che in Europa non contiamo più nulla.

Alessio Aragno

Sceneggiatore - Ala sinistra

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Commenti all'articolo
  1. Certo che dev’essere una mania delle madri, quella di saazarzbrsi delle cose vecchie! Con la mia siamo ai ferri corti da un po’ perche9 lei vuol dar via il vecchio letto dei nonni (suoi) che io non ho mai conosciuto. E’ strano pensare che lei voglia disfarsene, mentre io, che nemmeno ho mai visto in foto i nonni, ci sia cosec affezionata

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