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Opinioni e commenti
 

Riforma del lavoro: licenziare? Ecco cosa cambia
Pubblicato il 20-03-2012


Tavolo caldo anzi bollente a Palazzo Chigi. Cambia l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori: per i licenziamenti disciplinari sarà previsto un indennizzo o il reintegro. E’ questo uno dei punti dal quale non intende smuoversi il ministro Elsa Fornero, impegnata in queste ore a trovare la quadra sull’aspetto più scottante della riforma del lavoro. Il ministro ha aggiunto che per i licenziamenti individuali per motivi economici sarà previsto un indennizzo, mentre per i licenziamenti discriminatori non cambierà nulla, ossia resterà il reintegro del lavoratore sul posto di lavoro. Per quelli economici forbice tra 15 e 27 mensilità. Sul fronte ammortizzatori sociali i «nuovi entreranno in vigore a regime nel 2017.

Per il 2016 vige ancora il regime di transizione» mentre qualsiasi partita Iva che per più di 6 mesi lavora con un committente si trasforma in un contratto di lavoro subordinato. Così il ministro Fornero spiega la norma che dovrebbe scongiurare l’abuso di partite Iva. Sui contratti intermittenti e quelli a progetto inoltre saranno posti “vincoli stringenti ed efficaci” a quanto si apprende dal tavolo aperto a Palazzo Chigi. Una cosa è certa: il nodo al centro della trattativa tra governo e sindacati resta l’articolo 18. L’esecutivo guarda al modello nord europeo e, in particolare, a quello tedesco. Ma come si licenzia in Europa? La formula più accreditata è quella che garantisce più flessibilità, ma anche più tutela ai singoli lavoratori.

GERMANIA – Fra il 2003 e il 2005 e’ stato profondamente riformato il mercato del lavoro, reso molto piu’ flessibile. I disoccupati sono molto diminuiti, dai 5 milioni del 2006 ai 2,7 del 2011. Il sussidio di disoccupazione (67% dell’ultimo stipendio netto) e’ concesso per un anno dopo la perdita del posto. Dopo si ricevono altri sussidi: 680 euro per un appartamento (inclusi 374 euro calcolati per vivere) e l’assicurazione sulla salute. Il licenziamento e’ piu’ facile per le imprese con meno di 10 dipendenti. Per le altre va giustificato. I contratti a tempo determinato possono essere rinnovati fino a due anni e per non piu’ di tre volte.

GRAN BRETAGNA – I contratti di lavoro si dividono in ‘employment’ (rende il lavoratore un dipendente) e ‘services’ (regola uno scambio di prestazioni, chi lo firma resta di fatto in proprio). Non esiste la contrattazione collettiva nel settore privato e sempre meno nel pubblico. Esistono clausole che proteggono dal licenziamento senza giusta causa: il lavoratore puo’ fare ricorso al tribunale e chiedere un indennizzo. In caso di riduzioni collettive del personale per ragioni economiche, l’azienda deve garantire al lavoratore indennizzi.

FRANCIA – I licenziamenti individuali sono piu’ facili che in Italia. Il lavoratore cacciato senza giustificato motivo ha diritto solo ad un risarcimento (minimo sei mesi di stipendio).
Il licenziamento per motivi economici e’ possibile solo in caso di chiusura o trasformazione dell’attivita’, come nel caso di fallimento o di ristrutturazione. Il datore di lavoro ha pero’ l’obbligo di proporre all’impiegato misure di riconversione e di riqualificazione prima del licenziamento. Quanto ai sussidi per la disoccupazione, sono finiti i tempi delle vacche grasse. I beneficiari sono infatti sottoposti a regole molto piu’ stringenti rispetto al passato, con l’obbligo di dimostrare con estrema regolarita’ che sono alla ricerca di un lavoro.

DANIMARCA – Il modello della ‘flexicurity’ (fusione dalle parole inglesi ‘flexibility’ e ‘security’) da’ alle aziende margini piu’ ampi per licenziare i propri dipendenti rispetto al resto dell’Unione, ma offre ai dipendenti una maggiore tutela. Il lavoratore licenziato percepisce il 90% dell’ultima retribuzione per il primo anno di disoccupazione, l’80% per il secondo, il 70% per il terzo e il 60% per il quarto. L’azienda paga il sussidio e aiuta il lavoratore a trovare un nuovo lavoro, con corsi di formazione. Il modello ha portatola Danimarca ad avere un basso livello di disoccupazione.

SPAGNA – Il dipendente a tempo indeterminato puo’ essere licenziato anche senza giusta causa. L’azienda e’ tenuta solo a versargli un risarcimento, che la riforma del mercato del lavoro varata dal governo Rajoy in febbraio ha ridotto di molto: 20 giorni invece di 45 per anno di lavoro (per 12 anni al massimo) per le imprese in difficolta’, 33 per le altre (per 24 anni al massimo invece di 42).

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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