martedì, 19 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Riforma legge elettorale, Pisicchio (Api): «Ai piccoli non restera’ che l’apparentamento»
Pubblicato il 28-03-2012


Ora tocca ai big. E così dopo oltre due ore di riunione Alfano, Bersani e Casini hanno trovato un accordo di massima su riforme (dal taglio del numero dei parlamentari, al rafforzamento dell’esecutivo e dei poteri del premier, fino alla revisione d’età per l’elettorato attivo e passivo) e legge elettorale.
Il Porcellum, dunque, dovrebbe avere le ore contate, mentre si fanno strada nuove regole di voto che, però, sembrano già indirizzate ad agevolare i grandi partiti a discapito dei piccoli.
COSA CAMBIA – Niente più obbligo di coalizione, soglia di sbarramento e probabile diritto di tribuna per le formazioni politiche che non riescono a eleggere parlamentari. Ruota attorno a questi cardini la riforma del sistema elettorale che restituirà, inoltre, la scelta dei rappresentanti politici agli elettori. E fin qui nulla di nuovo rispetto a quanto elaborato nella bozza dei saggi (Luciano Violante per il Pd, Gaetano Quagliariello per il Pdl, Italo Bocchino per Fli, Ferdinando Adornato per l’Udc e Pino Pisicchio per l’Api). Ma dal vertice tra ABC è saltata fuori anche una novità, come conferma all’Avanti!Online, Pino Pisicchio, e cioè l’indicazione del candidato premier sulle liste che «in effetti non rientrava nella nostra elaborazione».

PER I PICCOLI PARTITI NON RESTA CHE L’APPARENTAMENTO – Certo, ancora non esiste un testo sulle nuove regole di voto e tra 10-15 giorni ci sarà un nuovo appuntamento per proseguire la discussione, però i principi cardine sembrano già fissati: quella che prende corpo, insomma, è una legge tarata sui grandi partiti. Non a caso, stando alla bozza dei saggi, la soglia di sbarramento prevista si attesterà «tra  il 4 e 5 per cento», come ha spiegato Pisicchio.
Che fine farà il principio di rappresentatività? «I partiti piccoli sono invitati a mettere in sinergia le loro forze», ha aggiunto il parlamentare, «E’ evidente che dovranno coalizzarsi e presentare liste insieme in base al grado di omogeneità programmatica». Un modello, per esempio, potrebbe essere quello già sperimentato da Pd e Radicali che si sono apparentati alle politiche del 2008.

ALLO STUDIO LA ‘QUOTA DI TRIBUNA’ – Secondo il saggio dell’Api, poi, «nella logica bipartitica il Porcellum ha rappresentato la dimensione estrema: non a caso ha dato la stura alla polverizzazione dei partiti. La riforma allo studio, invece, va verso una razionalizzazione delle forze in campo». Rimane la necessità di dare uno spazio reale e non simbolico a tutte quelle formazioni politiche tagliate fuori alle passate elezioni. Secondo il terzopolista «con quattro o cinque soggetti politici, declinati poi in aree o singoli partiti, la rappresentanza sarà garantita». Non solo, ma «c’è da considerare pure la quota di tribuna ancora allo studio» per garantire chi non ha raggiunto il quorum. In Italia, quindi, sembrerebbe avere la meglio il modello tedesco: «E’ lo schema che prevede la nostra elaborazione, con un 50% di seggi assegnati in collegi uninominali e un altro 50 col proporzionale».

POLEMICA SU CANDIDATO PREMIER NELLE LISTE – Dal cilindro di ABC, infine, è saltata fuori l’indicazione del candidato premier nelle liste che non è proprio in linea con il sistema parlamentare sancito dalla Costituzione. Lo stesso Pisicchio ammette che si tratta «di un aspetto controverso. Richiede una riflessione. Tuttavia», ha aggiunto, «è una cosa che abbiamo di fatto già visto con il Porcellum». Insomma, tutto è bene quel che finisce bene? O c’è ancora il rischio che qualcuno, magari dalle fila di Pdl e Pd, faccia saltare il tavolo? A sentire il deputato di Alleanza per l’Italia, la strada dovrebbe essere abbastanza in discesa: «E’ vero che ogni partito può esercitare il diritto di veto, ma, poi, come farebbe a recuperare quel minimo di consenso e fiducia nel Paese che a fatica ognuno di noi sta cercando di riconquistare?».

Paola Alagia

 

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