mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scoperti batteri “Sherlock Holmes”: da oggi nessun mistero in caso di stupro
Pubblicato il 07-03-2012


I gialli più intricati, le scene del crimine più complesse, i reperti più ambigui e meno chiari potrebbero essere risolti da una schiera di minuscoli ‘Sherlock Holmes’: i batteri. E’ attraverso l’analisi del loro Dna, infatti, che si potrà rintracciare anche il più piccolo residuo di sperma, saliva, liquido vaginale o tracce fecali presenti su un reperto, sul pavimento, sul corpo di una vittima, ricostruendo con esattezza la presenza di tutti questi liquidi biologici, la loro collocazione e tempistica, anche laddove l’attuale scienza forense non arriva, ad esempio in caso di tracce minime o di campioni mal conservati o di vecchia data.

SCOPERTA MADE IN ITALY – E’ la scoperta, tutta italiana, effettuata all’Universitaà degli studi Roma “Foro Italico” – Laboratorio di Epidemiologia e Biotecnologie coordinato dal Prof. Vincenzo Romano Spica, che in collaborazione con i Carabinieri del RIS di Roma hanno messo a punto un kit che analizza i batteri presenti sulle tracce raccolte sulla scena del crimine. Il nuovo approccio molecolare parte dall’esperienza maturata in ambito microbiologico-sanitario per poi trovare applicazioni anche in ambito forense. La nuova metodica permetterà, tramite l’esame della “firma microbica”, di risalire all’identità delle tracce derivanti da secreti vaginali, salivari e fecali sequestrate in occasione di casi criminali come ad esempio violenze sessuali. Andando ad analizzare la loro firma genetica, il ‘mfDNA’ (microflora Dna), termine creato proprio dagli scienziati italiani.

PER CASI DI VIOLENZA SESSUALE – «Fino ad oggi – spiega il prof. Spica – si effettuavano prevalentemente test enzimatici, che però non individuano tutte le tracce (ad esempio per scovare il liquido vaginale non esiste nulla) e soprattutto necessitano di reperti ben conservati e ‘freschi’. Il DNA invece dura praticamente per sempre, basta pensare alle analisi che si riescono a fare anche sui fossili di dinosauro, e ogni liquido biologico ha la sua specifica flora batterica, che ci permette così di ricostruire se, come e quando e’ stato commesso un determinato delitto, ad esempio una violenza sessuale». Poi, ovviamente, una volta individuata la traccia si potrà effettuare la “classica” analisi del Dna umano per risalire al colpevole: «Con questa tecnica, che utilizza le stesse tecnologie biotech dell’analisi del Dna, non rispondiamo alla domanda ‘chi ha commesso qualcosa’, ma ‘come sono andate le cose’, domanda fondamentale per risolvere un crimine». Il lavoro scientifico, pubblicato sull’autorevole rivista “Forensic Science International Genetics” rappresenta un’importante innovazione nel mondo della medicina legale e vede la collaborazione di un network internazionale di centri di ricerca per un progetto europeo. Alla prima fase di sperimentazione su tracce reali che partirà ad aprile 2012 parteciperanno numerosi Laboratori in USA, Svizzera, Germania, Francia, Corea e Italia.

Emanuele Ciogli

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