martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Se abiti a Taiwan e sei sotto i 30 puoi morire per troppo lavoro
Pubblicato il 23-03-2012


Hsieh Ming-hung, 30 anni, ingegnere impiegato alla HTC, azienda che produce smart phone, è spirato nel dormitorio della fabbrica: faceva in media 68 ore di straordinario al mese. A Taiwan si può letteralmente lavorare fino alla morte. Mentre in Italia continuano a crescere disoccupazione e precarietà, nell’isola del Pacifico a sudest della Cina le persone lavorano anche troppo, al punto che una cinquantina hanno esalato l’ultimo respiro l’anno scorso a causa della super-attività. Lo riferisce il “Council of Labor Affairs” (Consiglio per le questioni del lavoro, Cla), organizzazione governativa locale che da anni si batte per una migliore qualità del lavoro nel Paese. Sottolineando che il numero delle vittime è quadruplicato rispetto al 2010, il Cla rileva che molte erano tra i 20 e i 40 anni e ricoprivano gli incarichi più svariati.

LE MORTI SOSPETTE E I PRESUNTI CONTROLLI – Per esempio Hsu Shao-pin, 29 anni, ingegnere alla Nanya Technology, che sviluppa e fabbrica le memorie remote dei computer, è stato trovato riverso sulla sua scrivania, colpito da infarto: faceva un centinaio di ore di straordinario al mese. Chiang Ding-kuo, anche lui 29enne, guardia giurata alla Chien Hsiang Security Service, è deceduto sul posto di lavoro dopo aver lavorato tra le 288 e le 300 ore al mese nei nove anni precedenti alla morte. Gli investigatori pagati dalle autorità per verificare le cause dei decessi hanno sostenuto che le vittime avevano problemi congeniti al cuore o comportamenti a rischio, come essere sovrappeso o fumare, ma la Cla le ha chiaramente definite morti sul lavoro e anzi ha denunciato l’omertà su questi temi, avanzando il sospetto che i numeri siano in realtà molto più alti.

IL CASO FOXCONN E LA MELA MARCIA – Del resto è da mesi sulle pagine dei giornali il caso della Foxconn, industria di componenti elettronici di proprietà taiwanese con sedi sparse per la Cina e principale fornitore del gigante tecnologico Apple: negli anni si sono registrati suicidi di lavoratori, fino a raggiungere un picco di 11 casi nel 2010, a causa del super-lavoro ma anche dei bassi salari e delle rigide regole interne. Inoltre di recente due operai della Foxconn di uno stabilimento a Suzhou  hanno denunciato di essere stati avvelenati all’inizio del 2010, insieme ad altri 135 colleghi, da una sostanza chimica chiamata n-hexano usata per pulire gli schermi degli iPhone. Notizie di questo tipo hanno causato molta pubblicità negativa per la Apple, un po’ come successe al colosso Nike negli anni Novanta, quando si scoprì che nelle sue sedi estere impiegava minori. L’azienda leader mondiale dell’hi-tech, a febbraio, ha consentito ispezioni da parte della “Fair Labor Association” (associazione per la tutela dei lavoratori con sede a Washington) nello stabilimento di Shenzen, nella Cina continentale, nella zona detta “la fabbrica del mondo” per l’altissimo numero di imprese cresciute nell’ultimo decennio. Ma, per il momento, le cose stentano a cambiare in questa come in simili realtà.

BASTA PAGARE LA MULTA – Le aziende taiwanesi in cui si sono verificate morti per super-lavoro si limitano  a pagare una multa relativamente contenuta per violazione delle regole sugli straordinari e a fornire un risarcimento ai familiari delle vittime pari a 3,75 anni di salario. Il fatto è che nella cultura di Taiwan lavorare molto è considerato quasi un obbligo. Le leggi prevedono un massimo di 46 ore di straordinario al mese, ma se il lavoratore è d’accordo il periodo può essere prolungato. La ex isola di Formosa, oggi costellata di fabbriche hi-tech che necessitano di numerosa manodopera, è tra i primi paesi al mondo con la giornata lavorativa più lunga. In media i taiwanesi lavorano 2.200 ore all’anno, il 20% in più del Giappone, il 30% in più della Gran Bretagna e il 50% in più della Germania. Alla stesso tempo uno studio governativo ha fatto emergere che l’80% delle principale aziende hi-tech dell’isola sono sotto inchiesta per violazione delle leggi sugli straordinari.

QUALITA’ DEL LAVORO ADDIO – Ma non è solo l’orario il problema. Come risulta dal sito della Cnl, gli standard lavorativi sono estremamente rigidi e decisamente svantaggiosi per il lavoratore. Qualche esempio: il congedo per maternità dura solo 8 settimane in tutto, 4 prima e 4 dopo il parto. In caso di malattia viene pagato il 50% del salario, e soltanto se non si eccede i 30 giorni di assenza. Si possono prendere permessi per motivi personali ma non sono pagati e non devono superare i 14 giorni. In caso di matrimonio si ha diritto semplicemente a 8 giorni retribuiti. Con regole del genere si capisce perché sia molto conveniente per le imprese di altre parti del mondo trasferire le proprie filiali da queste parti, ma bisognerà vedere quanto ancora i lavoratori riusciranno a sopportare questo stato di cose. Intanto le aziende sostengono che qualcosa sta cambiando. L’Htc, per esempio, ha proibito agli impiegati di lavorare dopo mezzanotte mentre la Nanya Technology adesso prevede che i lavoratori chiedano appositi permessi per fare gli straordinari. Eppure crescono le denunce di violazioni della legislazione sul lavoro, per quanto quasi tutte anonime.

Luciana Maci

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