martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Se in aula votano gli onorevoli, nel cortile razzolano i polli
Pubblicato il 22-03-2012


«Il 25 aprile è nata una puttana». Ci sono mal di pancia e mal di pancia. C’è chi ribadisce il proprio dissenso al governo con veemenza ma senza scadere nel turpiloquio e chi invece si lascia andare a frasi al vetriolo, inni camerateschi, battutacce da bar dello sport. Se il nostro Parlamento è anche questo, allora è facile non stupirsi del singolare siparietto, colto prontamente da un giornalista dell’agenzia Dire, che sarebbe stato intavolato ieri pomeriggio da alcuni deputati ex-An. La location istituzionale sarebbe stata il giardino interno della Camera. Il frangente, altrettanto istituzionale, la “chiama” dei voti alla decima fiducia, posta e ottenuta seppur con soli 449 si’, dal governo Monti sul decreto liberalizzazioni. Il clima è teso e per mandar giù l’ennesima fiducia montiana una sigaretta è proprio quello che ci vuole. Avranno pensato i sei malpancisti che si sarebbero riuniti per fumare una “bionda” attorno ad una panchina del giardino interno della Camera.

‘IL 25 APRILE E’ NATA UNA PUTTANA’ – Una vera e propria accolita di rancorosi, a sentir bene i loro discorsi. Secondo l’agenzia di stampa Dire era un bel gruppetto, che avrebbe visto tra gli altri la presenza di Francesco Aracri, Maurizio Bianconi, l’ex sottosegretario Francesco Giro, l’ex ministro Andrea Ronchi. Loro proprio non ci stanno a votare la fiducia e l’atmosfera si riscalda. Bianconi sarebbe stato il più furente nei confronti del governo: «Votare contro – dice – è un dovere civico. Questi devono capire dove sono». Il deputato Pdl vorrebbe che l’esecutivo usasse maggior riguardo nei confronti della Camera, come ha già chiesto Fini il giorno prima. Il clima è cameratesco. Al punto che Aracri avrebbe invitato scherzosamente Bianconi a unirsi al coro: «Canta con me ‘Il 25 aprile è nata una puttana e gli hanno messo nome Repubblica italiana».

IN AULA E’ TUTTA UN’ALTRA MUSICA – A questo punto Francesco Giro si sarebbe allontanato rapido verso il transatlantico. L’ex sottosegretario avrebbe allargato le braccia verso alcuni colleghi parlamentari che sostavano sotto i gazebo. Come a dire: «E che posso farci?». Se fuori l’Aula il clima è sopra le righe, dentro il Palazzo i mal di pancia del Pdl sull’operato del governo non sono da meno seppur con toni ben più pacati: tra astenuti e contrari (esclusi gli assenti) sono stati una trentina i deputati del partito di via dell’Umilta’ che ieri hanno negato la fiducia all’esecutivo sul decreto liberalizzazioni. Secondo i tabulati hanno votato ‘no’ Maurizio Bianconi, Gianni Mancuso, Alessandra Mussolini, Carlo Nola, e Mauro Pili, mentre le astensioni in casa Pdl sono state 23.

BIANCONI E ARACRI IN VERSIONE UFFICIALE – Lo stesso Bianconi che nel cortile si sarebbe lasciato andare a battute pesanti, si è espresso con toni più moderati preannunciando – attraverso le vie ufficiali – il suo no alla fiducia: «Votare no alla fiducia sul dl liberalizzazioni e’ un dovere civico. Sono convinto che tanti colleghi nel Pdl abbiano maturato questa posizione. Esternarla e’ legittimo, perche’ dobbiamo avere rispetto degli impegni assunti nel 2008 e perche’ dobbiamo dare una speranza ai ceti produttivi, colpiti a morte da questo governo di tecnici. Votero’ no alla fiducia e lo faro’ serenamente nella convinzione di difenderela Costituzione, la liberta’ e le Istituzioni». Oppure il pidiellino Francesco Aracri che contro le banche e contro il governo ha usato parole forti ma comunque non rissose: «Il sistema bancario non e’ neanche in via di guarigione nonostante le consistenti iniezioni di liquidita’ operata dalla Bce. E’ gravissimo per il Paese e serve un segnale forte. Non ho votato la fiducia – spiega – e non votero’ il decreto».

MALPANCISTI CRESCONO – I toni usati dai parlamentari del partito di Silvio Berlusconi sono molto netti: Antonio Mazzocchi, parlamentare Pdl e presidente dei Cristiano Riformisti, tra i primi in mattinata ad annunciare la propria contrarieta’ al decreto, ha commentato il suicidio di un giovane artigiano nel leccese, sottolineando che «o cambia la musica per gli imprenditori e l’accesso al credito per le famiglie o questo governo avra’ una vita molto breve». Non solo questo governo, cosiddetto ‘tecnico’, procede a colpi di fiducia, dimostrando di non poter contare su un saldo appoggio di maggioranza – aggiunge Gianni Mancuso – ma porta avanti delle normative completamente inopportune». Protesta anche il deputato Roberto Cassinelli, secondo cui il dl «mettera’ in ginocchio centinaia di migliaia di liberi professionisti». Di “Parlamento sotto ricatto” parla Viviana Beccalossi, parlamentare lombarda del Pdl che ha votato ‘no’ alla fiducia. Astensione scontata infine per Antonio Martino, Guido Crosetto e Giuseppe Moles, da tempo molto critici con la linea del governo. Gli astenuti del Pdl risultano essere: Aracri, Bellotti, Bergamini, Biava, Cassinelli, Castellani, Castiello, Contento, Cossiga, Crosetto, De Angelis, De Corato, Dima, Tommaso Foti, Frassinetti, Mannucci, Martino, Mazzuca, Moles, Murgia, Paniz, Sisto e Vitali. Una ventina infine gli assenti, compreso l’ex premier Berlusconi, l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, Ghedini e Lunardi.

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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Commenti all'articolo
  1. Il guaio è che a questi polli da cortile, non ancora contenti di aver rimesso in croce l’Italia, nessuno ricorda più che staremmo tutti meglio se , a suo tempo, appunto il 25 aprile 1945, si fosse fatta realmente giustizia dei loro progenitori plutocrati, fascisti o servitori dei tedeschi. Semplicemente non ci sarebbero a cantare oscenità. Purtroppo sono diventati troppi questi polli da cortile, hanno da tempo superato il folklore. Ogni limite ha la sua pazienza.

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