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Opinioni e commenti
 

Sulle primarie Franceschini dice, tace e poi ricorda “ve lo avevo detto”
Pubblicato il 27-03-2012


«Dopo i casi di Napoli e Palermo occorre una seria riflessione sulla compatibilità delle primarie con la composizioni di liste plurinominali. Servono regole garantiste per evitare di trovarsi in campagna elettorale sommersi di ricorsi e contestazioni». Dario Franceschini, nell’intervento alla Direzione nazionale del Pd, proprio non ci sta. A gamba tesa entra nel dibattito democratico e rompe le uova nel paniere a quanti, come il segretario Pier Luigi Bersani e il suo vice Enrico Letta, continuano a mantenersi saldi sulle proprie posizioni. Insomma per una parte del Pd le primarie vanno bene così come sono, mentre per altri proprio no. Plauso a quanti la pensano diversamente, a quanti colgono nelle primarie con liste plurinominali una logica vetusta e perdente. Perché troppo spesso hanno portato alla candidatura di più esponenti dello stesso Partito democratico e perché il palese segnale di fratture interne che ne emerge è stato ogni volta pagato con una sonora sconfitta. Vedi Napoli e poi perdi le elezioni. E lo stesso si potrebbe dire per Genova o Palermo.

VEDI NAPOLI E POI PERDI LE PRIMARIE – Le roccaforti democratiche traballano, il fuoco amico diventa cannibalismo politico, lo spirito democratico si scioglie come neve al sole. E allora bene le voci fuori dal coro come quella di Franceschini. Ma che siano politicamente scorrette fino in fondo, che il capogruppo del Pd faccia l’outsider di razza e non lo scettico che dice, poi tace e poi ricorda “ve lo avevo detto”. A voler leggere bene tra le righe della posizione espressa da Franceschini sulle primarie proprio non si capisce perché associ le sconfitte di Napoli e Palermo con la necessità di abolire le liste plurinominali. Nelle due città del Sud dimenticato, tranne che sotto elezioni, i democratici hanno perduto per evidenti o meno brogli: a Napoli si ha avuto il coraggio, viste anche le polemiche sollevate, di ammettere il problema e rifare le primarie; mentre a Palermo ha prevalso l’ignavia democratica e si è seppellita la testa sotto la sabbia.

TRA I DUE LITIGANTI, L’IDV GODE – É invece qualche chilometro più a nord, nella Genova porto di mare e di politici, che non ha pagato la scelta di correre alle primarie con ben due candidati Pd. Tra i due litiganti, il terzo ha vinto. Peccato che fosse dell’Idv e che avesse cavalcato il più populista degli schemi: l’antipolitica, l’anticasta, l’anti a prescindere da cosa. Ha vinto il bastiancontrario, contrario a tutto e tutti tranne che alle primarie. Alle quali ha partecipato e buon per lui ha vinto. E allora non basta dire che le primarie vanno ridiscusse, ripensate, riformate. Un passo in avanti verso il vero problema l’ha colto Anna Finocchiaro che sullo strumento delle primarie ha commentato queste «vengono calate come il giudizio di Dio su situazioni politiche irrisolte, non le risolveranno».

CASINI, O SONO COSA SERIA O FANNO RIDERE – Dalla siciliana Finocchiaro a Palermo il passo è breve. Anche perché proprio la sconfitta del Pd alle primarie palermitane sono quelle che bruciano maggiormente e non solo in casa democratica. Le primarie «o sono una cosa seria come negli Usa o fanno ridere. E il Pdl – ha affermato il leader dell’Udc Pierferdinando Casini – mi meraviglia che scimmiotti il Pd che a Palermo ha fatto le primarie, ma dopo che uno ha perso poi si candida lo stesso».

FERRANDELLI, ORLANDO HA IL CERVELLO IN PAPPA – «Orlando si sente il proprietario di Palermo. Ha perso il senno. Il suo cervello e’ andato in pappa, non lo riconosciamo più. Quello che sta facendo è una follia che rischia di danneggiare la città. Abbiamo sottoscritto un patto delle primarie e le regole si accettano anche quando si perde. Se lo avessi davanti lo scuoterei, lo prenderei per la giacca dicendogli: torna in te. Parole al vetriolo quelle di Fabrizio Ferrandelli, vincitore delle primarie a Palermo. «Se Orlando dovesse vincere, in un eventuale ballottaggio io lo appoggerei – aggiunge – e direi anche ai miei elettori di farlo.
Sono sicuro, invece, che lui farebbe votare il mio avversario. Sicuro del proprio risultato Ferrandelli ha rincarato la dose: «Non ho timore di Orlando – prosegue – perché straparla, è fuori di testa, roba da chiamare l’ambulanza. Orlando sembra un po’ Nerone che vuole bruciare Palermo». L’Idv a Palermo «è un partito più che dimezzato – conclude – sono rimasti in pochissimi. Di Pietro e’ un opportunista, perché ha paura di perdere il numero 2 del partito, che minaccia di lasciarlo, dopo aver buttato fuori me. Per motivi tattici preferisce tenersi nel partito l’Orlando furioso. Bersani? Non ci ho parlato, ma ho incontrato i dirigenti del Pd locale. In questo periodo è meglio che Bersani resti lontano da noi, visti i risultati delle primarie nella altre città».

Lucio Filipponio

Lucio Filipponio

@LucioFilipponio

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