mercoledì, 26 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Tempi smoderni
Pubblicato il 16-03-2012


Non è tanto una questione di essere mammoni (luogo comune in cui noi italiani spesso veniamo identificati), è più che altro una non voglia di crescere, una non percezione del tempo che passa. Quanti sono oggi nel 2012 i trentenni o quarantenni sposati, con figli o con un lavoro stabile? Molti di meno rispetto al passato (e i maliziosi incalliti non si aggrappassero all’affermazione sul lavoro stabile, perché è vero che c’è crisi, ma c’è anche tanta gente che non ha voglia di fare un ca..ppero). Oggi alla mia età (32 anni) solo una piccolissima percentuale dei miei amici ha un lavoro stabile e ancora di meno è sposata o ha figli. Allora mi chiedo come sia possibile, soprattutto per noi che siamo l’elité della popolazione mondiale, che siamo capitalisti, a cui non manca niente!

Penso agli anni in cui i miei genitori erano giovani, anni ’60 e ’70 per intenderci, per non andare ancora più a ritroso, all’età di trent’anni praticamente tutti i giovani erano sistemati: chi con un lavoro, chi con una famiglia, chi single ma per scelta. Oggi non è più così, viviamo in un’epoca di adolescenza prolungata. Sposarsi non è più un ”must”, allevare figli è prima di tutto un problema economico e non più una gioia. Per carità, non sto affermando che non sia difficile e che le condizioni socio-economiche non si siano inasprite, ma noto una diffidenza col “mettere la testa a posto” che prima non c’era.

Queste scelte a mio avviso sono dettate dalla frenesia e dall’epoca in cui viviamo. Sul lato lavorativo oggi i giovani sono spiazzati, non hanno più le idee chiare sul futuro in quanto le strade a loro disposizione, gli escamotage e le alternative, si sono moltiplicate. Un tempo si seguiva il lavoro di famiglia, si sudava per fare l’università e diventare finalmente avvocati, per esempio. Oggi le miriadi di facoltà a nostra diposizione sono solo una gran perdita di tempo. Quanti sono i laureandi in scienze politiche o economia che si ritrovano disoccupati? Troppe scelte, troppe possibilità che non fanno altro che confondere le idee. Siamo quotidianamente bombardati da avvisi pubblicitari, spot televisivi, offerte, nuove iniziative, che non fanno altro che farci perdere per strada, facendo scorrere e perdere tempo prezioso.

In un certo qual modo il discorso è simile per il sesso e la famiglia. Internet, il porno dilagante, una diffusa perdita dei valori, fanno sì che gran parte dei giovani non sentano più la necessità di tirare su famiglia. Per carità, non che sia un obbligo, ma sicuramente una componente importante della nostra normale evoluzione. Se guardiamo ad esempio a paesi meno ”fortunati” del nostro, a paesi meno evoluti del nostro, molti di questi problemi lì non sussistono. In Africa le donne fanno figli anche senza avere una situazione economica stabile (è vero anche che poi in molti casi non sono in grado di allevarli e curarli come si dovrebbe), ma almeno sorridono. Qui da noi una donna trentenne un figlio non lo fa perché pensa alla carriera e ha paura di non aver abbastanza soldi per comprare pannolini. Questo a mio avviso è offuscamento dei veri valori, è schiavismo nei confronti di una società che evoluta come sembra forse non lo è.

Questo è un discorso molto ampio ed è difficile se non addirittura impossibile riassumerlo in poche righe, ma quando penso alla gioia di diventare genitori, cosa assolutamente naturale e nelle nostre attitudini, e al rifiuto materialistico che i giovani di oggi ottusamente si ostinano a sostenere, mi viene una gran tristezza.

Paco Cianci

Scrittore - InterRail: italiani prove di fuga!

More Posts

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Caro Paco,

    in effetti questo discorso è difficle da riassumere…
    posso riportare però alcune riflessioni che possono, secondo me, aiutare a capire meglio la differenze tra i nostri genitori e le scelte da loro fatte (con grande gioia e “facilità”…) decenni passati fa…
    In un periodo di grande sviluppo per un paese come l’Italia (“decenni passati fa”).. era molto semplice scegliere la propria “strada”… perché al di là dei laureati o meno in scienze politiche, economia, etc.., c’erano talmente tante opportunità legate al meccanismo dello sviluppo “capitalista”, dove ciascuno, bene o male, con efficienza o meno, con competenza o meno, riusciva a collocarsi o ad allocarsi…
    Col tempo le cose cambiano, si evolvono, il benessere in Europa è solidificato e la seconda generazione (figlia del boom ’50/’60), cresciuta diciamo nel benessere, avrebbe dovuto ripensare al proprio sviluppo e non adagiarsi sulle conquiste dei propri avi… (to be continued…..)

  2. Anche qua buonissima l’acqua del iubrnetto, tanto che appena sposata ho litigato quasi subito con la dolce mete0 che invece voleva comprarla al super (poi s’e8 ricreduto, da lui l’acqua del rubi non era cosec buona.)Quanto alle borse ma usare la shopper di jeans del Bookcrossing? Coome, non ce l’hai? Da queste parti s’era perfin fatto un BorsaMu con distribuzione delle borse acquistate sul sito

Lascia un commento