giovedì, 18 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Terzi su Lamolinara, Ritardo di comunicazione di GB non intenzionale
Pubblicato il 13-03-2012


«Il ministro degli Esteri britannico William Hague ha rassicurato sulla non intenzionalità della tardiva comunicazione a Roma del blitz già avviato in Nigeria e che il ritardo non è stato dettato dal timore che l’Italia potesse opporsi all’operazione». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Giulio Terzi al Senato, dopo il minuto di silenzio osservato per commemorare Franco Lamorinara, l’ostaggio italiano rimasto ucciso in Nigeria in un fallito tentativo di liberazione.

Il ministro ha tenuto a spiegare alcune circostanze relative alla vicenda: «I rapitori di Franco Lamolinara non erano una banda di criminali ma una costola di terroristi legati al gruppo Boko Haram. Nei numerosi contatti con la famiglia i rapitori non hanno mai avanzato richieste precise». Il ministro Terzi ha poi espresso la propria gratitudine alle forze nigeriane e al presidente Goodluck Jonathan, informando che un soldato nigeriano è morto nel tentativo di liberare Franco Lamolinara.

Con la morte di Lamolinara, ma anche con la vicenda dei due Marò in India, l’operato del ministero degli Esteri è stato aspramente criticato da più parti. «Personalmente ritengo le critiche utili quando sono costruttive – osserva il ministro degli Esteri – non credo che tutte lo siano state, ma ritengo estremamente importante dimostrare senso dell’unità e della determinazione della nostra politica estera per sostenere ruolo, dignità e interessi del nostro paese e dei nostri connazionali nel mondo». In questi mesi, ha sottolineato Terzi, «l’attività della Farnesina e mia personale ha accompagnato e sostenuto l’azione condotta dal presidente del Consiglio per promuovere l’immagine dell’Italia credibile sulla scena internazionale, che ci viene con sempre maggiore convinzione e frequenza riconosciuta sia sul piano economico che su quello più strettamente diplomatico».

Alla fine dell’intervento in Senato, Terzi ha ricordato l’impegno della Farnesina per gli altri italiani rapiti all’estero, ossia Giovanni Lo Porto in Pakistan, Maria Sandra Mariani in Algeria, i sei marinai a bordo della Enrico Ievoli e , ancora una volta, Rossella Urru, rapita in Algeria. E in questo rassicura aggiungendo: «La Farnesina segue costantemente, ogni giorno, tutti i casi di sequestro e pericolo per gli italiani che operano in regioni ad alta criticità sul piano della sicurezza. L’impegno è fortissimo e quotidiano e il clamore è controproducente e spesso aggrava il pericolo».

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