lunedì, 11 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Tetto agli stipendi, Vizzini (Psi): è l’ora del sacrificio anche per le regioni
Pubblicato il 01-03-2012


La Commissione Affari costituzionali del Senato ha dato il via libera alla riduzione immediata degli stipendi dei manager pubblici, con un unico voto contrario da parte della Lega. Il parere recepisce la tesi del governo secondo la quale «non vi sarebbero ostacoli ad un’applicazione immediata» dei tetti retributivi ai vertici della Pubblica Amministrazione. Il parere favorevole all’atto di governo è stato scritto dal relatore Carlo Vizzini, senatore del Psi che presiede la Commissione. Sentito dall’Avanti!online, Vizzini si dichiara fiducioso e lancia un appello: la politica lasci da parte gli interessi e si sacrifichi con l’aiuto di tutti, anche quello delle Regioni.

 

Com’era il clima oggi in Commissione?

Da noi è sempre sereno. Abbiamo votato tutti insieme, anche la Lega che era sostanzialmente favorevole ma ha dovuto esprimere un “no” di stampo politico.

Perché?

Perché voleva che i nostri pareri fossero posti come condizione al governo, mentre noi abbiamo ritenuto di fare una serie di valutazioni di tipo diverso. Quello della Lega comunque non era un atteggiamento a difesa delle retribuzioni ma di stampo esclusivamente politico. 

Condivide le critiche espresse ieri dai relatori Bruno e Moffa?

Lo schema di parere non è ancora stato votato, quindi per ora preferisco non esprimere alcuna valutazione: valuterò dopo il voto. Ovviamente il mio schema era diverso, perché è partito dall’idea di non farne una disputa dottrinaria ma di guardare all’azione del governo. A Palazzo Chigi c’è chi ha valutato i rischi di questa manovra e ha deciso finalmente di chiamare tutti a fare il proprio dovere e non sempre i soliti poveracci. Dobbiamo togliere l’aggettivo “statale” dal concetto di “Pubblica Amministrazione”: tutti devono partecipare a questo sacrificio del tetto. È proprio per questo che oggi abbiamo chiesto che venga formulata una richiesta alle Regioni, perché contribuiscano anche loro a questo enorme sacrificio. 

Quanti e quali interessi ci sono in ballo dietro questo provvedimento?

Ci sono interessi di milioni di euro, ma credo che l’interesse prevalente sia (e debba essere) quello del Paese. Credo che la stragrande maggioranza degli italiani un reddito di 300000 euro lordi non possa permettersi neanche di sognarlo la notte. Il tetto colpisce solo chi è giusto che venga toccato.

Quindi è lecito aspettarsi qualche pressione lobbistica per affossare il provvedimento alla Camera?

La bozza di parere che ho consegnato ai colleghi l’ho redatta con grande serenità. Non mi stupirebbe però se gli interessati si muovessero per fare pressione e difendere il proprio reddito. Voglio però invitare tutti a questa riflessione: c’è un momento in cui la politica deve operare le sue valutazioni, mettersi da parte e ascoltare i cittadini. Sia per una questione morale, sia perché la gente giudica e alla fine trae le sue conclusioni da sola. 

Lunedì prossimo il provvedimento verrà votato in Aula a Montecitorio. Dobbiamo attenderci sorprese?

Non credo. Mi risulta che adesso le commissioni che se ne occupano a Montecitorio stiano ancora discutendo: mi auguro che arrivino a una soluzione vicina alla nostra, seppur con le loro argomentazioni, per dare forza al governo in questa operazione di disboscamento che sta operando su se stesso.

Quanto ha influito la dichiarazione di Patroni Griffi di ieri sulla vostra decisione?

Non molto, su questo punto eravamo già d’accordo: una delle nostre richieste era infatti che il tetto fosse da subito operativo. Il governo conferma che sotto il profilo giuridico è possibile, e noi ci fidiamo: Patroni Griffi non è l’ultimo degli arrivati. Volevamo sondare il terreno, per capire anche se la gente che guadagna oltre i 300.000 euro deciderà di fare ricorso.

C’è questa possibilità?

Tecnicamente sì, ma mi auguro che non succeda.

Raffaele d’Ettorre

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Vincenzo
    Tagliare gli stipendi milionari, non è uno scherzo.
    Chi come me percepisce una pensione di 310.000 euro
    sarà ridotto a rinunciare ai viaggi, alla ferrari, alla casa al mare, e tante altre cose, vi sembra giusto accanirsi contro a delle persone che non arrivano alla fine del mese?
    Aproposito i 310.00 euro sono la somma avuta e che avrò della mia pensione ammesso che io viva fino a 85 anni.

Lascia un commento