lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

“Ti stimo fratello”: da Zelig al cinema ma la sceneggiatura è il grande assente
Pubblicato il 09-03-2012


Paolo Uzzi, da anni autore della trasmissione comica Zelig, fa il grande salto e firma la sua prima regia, debuttando con “Ti stimo fratello”. Il film sbarca nelle sale oggi e si prevedono grandi incassi al botteghino. Si tratta di una pellicola annoverabile esclusivamente nella categoria dei lungometraggi demenziali. 

FRATELLI GEMELLI ALLO SCONTRO – Uzzi ci racconta la storia di un ragazzo, Johnny, che adora frequentare le discoteche e rimorchiare. Il problema è che non ha interesse per null’altro. Improvvisamente Johnny si ritrova a Milano per sostenere un esame che gli apra le porte della Guardia di Finanza. Appena arriva nel capoluogo lombardo, sconvolge la vita del più inquadrato fratello ingegnere e, grazie ad una serie di casualità fortuite, diventa una star dei locali notturni e stringe amicizia con tre drag queen. Giovanni Vernia, diventato famoso grazie al coro di “E siamo noi, e siamo noi”, da lui cantato ogni settimana sul palco del teatro milanese di Zelig, interpreta il doppio ruolo di Johnny e del fratello gemello Giovanni.

SCENEGGIATURA? IL GRANDE ASSENTE – Nel cast compaiono anche nomi di grandi attori comici, di indubbio talento, come Diego Abatantuono, Bebo Storti, Maurizio Micheli e Paolo Sassanelli. Tutti insieme danno sicuramente una bella spinta al film che però, zoppica inesorabilmente. Il grande assente del film è una sceneggiatura credibile, che regga alta l’attenzione e l’ilarità dello spettatore. La pellicola, come tante altre sue sorelle gemelle, si riduce ad una carrellata di gag slegate tra loro e che possono strappare grasse risate sul palco di Zelig ma sul grande schermo l’intera costruzione scricchiola.

GUARDIAMO OLTRE OCEANO – Esistono adorabili film demenziali, come quelli firmati da Ben Stiller o quelli interpretati da Will Ferrell e Adam Sandler, ma possiamo ammettere senza dubbio che questo lungometraggio non è assolutamente all’altezza dei simili americani. Peccato, perché Paolo Uzzi è un autore di talento e più volte ha firmato pezzi esilaranti, pieni di battute sagaci. Ma non è questo il caso. Il regista non è riuscito a realizzare lo stesso risultato del suo conterraneo pugliese, Checco Zalone, che riesce ad emanciparsi dal ruolo di comico da avanspettacolo regalando battute esilaranti, situazioni surreali che convincono perché portate al parossismo. Per quanto, vista l’audience di cui gode Zelig e visto il successo che riescono a riscuotere attualmente i film comici, non sarà difficile, per questa pellicola, scalare la classifica. Certo ci auguriamo che non spodesti film come “Posti in piedi in Paradiso” di Carlo Verdone, perché allora sì che la situazione sarebbe davvero preoccupante.

Francesca Romana Massaro

 

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