venerdì, 14 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Tonino Guerra, ci lascia il poeta della primavera
Pubblicato il 21-03-2012


«Sono nato a Santarcangelo di Romagna nel 1920. Un’infanzia con le strade di terra battuta e le siepi con piccoli uccelli. Ho studiato al mio paese, a Forlimpopoli e a Urbino dove c’erano dei professori eccezionali. Mia madre era analfabeta. Le ho insegnato a scrivere. Ho letto il suo testamento nella casupola sulla sponda del fiume Uso, dove eravamo sfollati al tempo del fronte. Così era scritto sul foglio nascosto nell’astuccio di cartone dei suoi occhiali da vista: ‘Lasio tutti i miei beni a mio marito da fare tutto quello che vuole». Ecco come Tonino Guerra, scomparso oggi all’età (da poco compiuta) di 92 anni, si racconta in una recente autobiografia, con la semplicità poetica e commovente, mai banale, dei suoi versi, molti dei quali in dialetto. Non stupisce che il commiato del poeta della semplicità arrivi proprio il giorno dell’equinozio di primavera: Guerra era un poeta solare, il cantore dei mandorli in fiore e delle farfalle.

L’OMAGGIO DELLA SUA URBINO – Maestro elementare nel 1943 durante la seconda guerra mondiale viene deportato in Germania e internato in un campo di concentramento a Troisdorf. Proprio nel microcosmo grigio del campo di concentramento, inizia a scrivere portando un po’ di colore a quei contadini romagnoli che con lui soffrivano l’internamento e ai quali scrisse delicate poesie in dialetto «per tenere compagnia». Dopola Liberazione arriva la laurea in Pedagogia all’Universita’ di Urbino con una tesi sulla poesia dialettale. Proprio la città di Urbino oggi gli rende un nostalgico omaggio: «La morte di Tonino Guerra è una grave perdita per la cultura italiana e non solo». Sono le parole commosse del sindaco di Urbino Franco Corbucci. «Guerra – ha ricordato – aveva studiato a Urbino ed era rimasto molto legato alla nostra città e al territorio. Ogni incontro con lui era sempre stimolante. Il suo modo di esprimersi, poetico e ricco di immaginazione, era in grado di coinvolgere emotivamente ogni persona che assisteva a un suo discorso. Ne sentiremo la mancanza».

E’ NATO UN POETA – Proprio l’esperienza urbinate gli fa spiccare il volo nell’universo dei grandi artisti: Guerra fa leggere i suoi versi a Carlo Bo e decide di pubblicarli a sue spese solo dopo aver avuto il suo parere positivo. Nasce cosi’ ‘I scarabocc (Gli scarabocchi)’ e Bo ne firma la prefazione, quindi Guerra diventa membro di un gruppo di poeti, ‘E circal de giudeizi’ (Il circolo della saggezza), di cui fanno parte anche Raffaello Baldini e Nino Pedretti.

SCENEGGIATORE DI SUCCESSO – Mai saturo di nuove esperienze, nel 1953 si trasferisce a Roma, dove avvia l’attività’ di sceneggiatore, si ritrova quindi a lavorare fianco e a fianco con i più importanti registi del tempo: Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, i fratelli Taviani. Proprio Pier Luigi Celli, direttore generale della Luiss e della Fondazione Fellini di Rimini ricorda il poeta e storico sceneggiatore felliniano :«Ho dei bei ricordi. Abbiamo passato delle giornate di estate insieme a Pennabilli: aveva tante cose da dire, tante più cose da dire di quanto la gente avesse orecchie per ascoltare». Di cose da dire ne avrebbe avute tante e tante ne ha dette, come quelle che sicuramente le generazioni più giovani ricorderanno nell’invincibile ottimismo del poeta in un famoso spot pubblicitario. Proprio nel primo giorno di primavera se ne va il poeta della semplicità e dell’ingenuità, della dolcezza e della voglia di vivere, non senza lasciarci un impagabile insegnamento: «L’ottimismo è il profumo della vita».

Diletta Liberati

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