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Opinioni e commenti
 

“U ‘maronn” e Terzi non ci sta: «Provvedimento illegittimo»
Pubblicato il 06-03-2012


Il ministro degli Esteri italiano Giulio Terzi non ci sta. “Situazione inaccettabile” e “provvedimento illegittimo” sono state le parole forti con le quali Terzi ha definito gli sviluppi del caso dei due marò italiani detenuti in India con l’accusa di aver ucciso due pescatori dalla nave che stavano proteggendo dai pirati al largo delle coste del Kerala.

GIULIO TERZI NON CI STA – Il ministro ha convocato l’ambasciatore indiano a Roma, Debrabata Saha, al quale ha presentato “la ferma protesta” per il comportamento delle autorità indiane nei confronti dei due militari ora detenuti in un carcere di Trivandrum dove incaricato della mediazione è il sottosegretario Staffan De Mistura. Poi ha ribadito che per l’Italia il processo ai fucilieri è illegittimo “per carenza di giurisdizione” e ha fortemente protestato per le “inaccettabili” misure adottate con il fermo giudiziario e ha definito “non soddisfacenti” le misure  attenuative  del “regime della detenzione”.

TRATTAMENTO RISERVATO – Per i sottufficiali italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, infatti, si sono aperte ufficialmente le porte del carcere ma è stato loro riservato un trattamento differenziato, separandoli dagli altri detenuti comuni del carcere di Trivandrum, nello Stato meridionale del Kerala.  Al termine dei 14 giorni di fermo i componenti del Reggimento San Marco, imbarcati sulla petroliera “Enrica Lexie” in funzione antipirateria, si sono dovuti presentare davanti al magistrato che li ha destinati alla prigione centrale di Thiruvananthapuram (Trivandrum), convertendo il fermo di polizia in fermo giudiziario. Per tutta risposta,la Farnesina ha diffuso un duro comunicato in cui definiva «inaccettabile» che i marò fossero detenuti in carcere e chiedeva «ogni sforzo per reperire prontamente strutture e condizioni di permanenza idonee per i due militari». 

LA TRATTATIVA – Incisivo è stato l’intervento del  sottosegretario agli Esteri italiano, Staffan de Mistura, al fianco dei due marò nell’anticamera del carcere. L’esponente del nostro governo ha ribadito alle autorità indiane che non sarebbe stato appropriato collocare in un centro di detenzione per delinquenti comuni «militari italiani in uniforme e in missione ufficiale all’estero per un incidente avvenuto in acque internazionali». Il tribunale locale si è rifiutato di trasferire gli italiani in altro luogo, ma alla fine ha acconsentito ad alcune concessioni. «Abbiamo ottenuto per loro – ha sostenuto De Mistura – una casetta separata all’interno del penitenziario, ma senza contatti con i detenuti comuni, il mantenimento della divisa, la possibilità di mangiare cibo italiano, avere visite giornaliere e disporre di un telefono durante le visite». Affermazioni confermate dai media indiani, i quali aggiungono che i marò potranno usufruire dei servizi medici e specificano che il cibo sarà portato loro quotidianamente da funzionari del Consolato italiano.

L’UE SI TIRA FUORI – Il magistrato ha inoltre accolto la richiesta del pubblico ministero per far ispezionare da esperti della Marina mercantile indiana l’equipaggiamento elettronico (scatola nera) a bordo della “Enrica Lexie” da cui i pescatori sarebbero stati colpiti mentre lavoravano in mare insieme ad altri nove. Mentre si complica sempre più il caso politico-diplomatico tra Italia e India, l’Unione europea si tira fuori. La questione è di «competenza delle autorità italiane, che non hanno finora richiesto la nostra assistenza» ha chiarito la portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton.

ALTA TENSIONE – Imprevedibili le  conseguenze di questa delicata situazione per i rapporti bilaterali tra i due Paesi. La tensione è alta anche a causa delle differenti versioni dei fatti: per l’Italia la sparatoria sarebbe avvenuta in acque internazionali. Inoltre  la petroliera avrebbe risposto solamente con una raffica in mare senza colpire direttamente il peschereccio indiano. Nuova Delhi sostiene invece che l’uccisione di Ajesh Binki e Valentine Jelestein sia avvenuta nella sua Zona Economica Esclusiva ed è per questo che i due sono stati giudicati da un tribunale indiano.

Luciana Maci

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